La rivolta degli studenti di quinta del Liceo: «Vogliamo tornare in classe tutti assieme, non ci fermeremo»

Venerdì 9 Ottobre 2020 di Eleonora Rubechi
La rivolta degli studenti di quinta del Liceo: «Vogliamo tornare in classe tutti assieme, non ci fermeremo»

PESARO - Fino a poco tempo fa le manifestazioni tenevano gli studenti lontano dalle aule: oggi, paradossalmente, il Covid 19 li costringe a manifestare per tornarci.

 

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Gli studenti sono più che mai nel mirino, considerati possibile vettori di contagio, e le misure cautelative adottate a scuola sono più che mai severe.

 

Ma il disagio più grande che i ragazzi sono costretti a subire è quello della Didattica Digitale Integrata: a Pesaro la maggioranza delle scuole (fatto salvo ad esempio il Mamiani, grazie alle aule dislocate a ex Pesaro Studi in viale Trieste, ora Mamiani Beach) sono state costrette ad adottare questa modalità didattica d’emergenza: le classi vengono smembrate in due gruppi, dei quali uno segue la lezione in presenza, mentre l’altro da casa, attraverso supporti digitali. Innumerevoli le difficoltà: mancata percezione del contesto scolastico, rapporto studente- insegnante limitato, problemi audio e tecnici che rendono le lezioni difficoltose, a volte impossibili. Una situazione insostenibile soprattutto per gli studenti di quinta: tanto che al liceo scientifico Marconi circa duecento studenti delle ultimi classi, seduti composti sull’asfalto del parcheggio di fronte alla struttura del campus, il posto segnato da un pezzo di scotch a garantire il necessario distanziamento, mascherina in faccia, si sono riuniti ieri mattina per manifestare il loro dissenso verso una didattica che li tiene lontani dalle aule. Al microfono si succedono Alberto Francesconi, Andrea Sebastianelli, Jacopo De Rosa, Gaia Marchionni: «La tutela della salute è fondamentale - iniziano - ma è altrettanto fondamentale il diritto allo studio: una cosa non deve escludere l’altra. Un’alternativa è possibile, noi l’abbiamo proposta alle istituzioni individuando degli spazi che consentirebbero almeno a noi ragazzi di quinta di poter tornare alla didattica classica, ma l’unica risposta ricevuta è stato il silenzio. Per questo oggi siamo qui a manifestare. Vogliamo creare un precedente, dimostrare che il silenzio appartiene a loro e non a noi. Senza di noi la scuola non esiste e abbiamo diritto di tornare in aula: manifestiamo non solo per noi ma per chi verrà dopo di noi. Questo è solo l’inizio di un percorso: se non verremo ascoltati non ci fermeremo qui».

 

«Ammiro la vostra protesta, e comprendo le vostre esigenze e le vostre richieste: se avessi 18 anni siederei lì con voi - interviene a sorpresa il preside Riccardo Rossini - Ma dovete capire che siamo in una situazione emergenziale, i contagi aumentano esponenzialmente e abbiamo il dovere istituzionale, nei confronti di una generazione che non è la vostra, ma è quella dei vostri cari, di limitare al massimo la diffusione del contagio: voi siete un anello fondamentale della catena. Utilizzare i laboratori al posto delle aule creerebbe solo problemi logistici. Adesso la priorità è la salute, e tutte le misure che abbiamo adottato, compresa la didattica integrata, vanno in quella direzione. Mi duole sentir dire che da parte nostra avete avuto solo un silenzio, perchè anche senza un comunicato ufficiale, siete stati messi al corrente di quanto deciso per garantire la comune incolumità».

 

L’intervento del preside non basta però a sedare gli animi: «Non è giusto che solo davanti a telecamere e giornalisti siamo riusciti ad arrivare a un confronto serio e ragionato - interviene uno studente, senza nascondere le lacrime - La nostra non è una polemica sterile, qui c’è in gioco il nostro futuro. Per molti, troppi di noi seguire da casa è una battaglia quotidiana. Basti pensare a chi frequenta il liceo Musicale, come si può fare lezione di strumento da casa? I laboratori ci vengono negati perchè considerati troppo scomodi per passare tante ore di seguito, ma noi siamo disposti ad adattarci. Tutto, pur di tornare a scuola».

 

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