Pesaro, i ristoratori chiedono elasticità nel distanziamento Covid: «Costretti a mandare via le comitive»

Mercoledì 24 Giugno 2020
Pesaro i ristoratori chiedono elasticità nel distanziamento Covid: «Costretti a mandare via le comitive»

PESARO -  Il distanziamento sociale penalizza, e non poco, la rotazione della clientela e il numero di clienti che possono sedersi al tavolo di un ristorante. Ecco allora che i ristoratori pesaresi aderenti a Confcommercio si uniscono per chiedere alla Regione di allentare obblighi e regole sul distanziamento. A fotografare prospettive, umori e difficoltà sono alcuni gestori riuniti in assemblea. All’ordine del giorno, proprio quelle regole ritenute troppo stringenti per il settore, rispetto ad altre attività come chioschi e stabilimenti balneari della zona mare. Una situazione acuita da scarse presenze turistiche, e fatturati altalenanti. 

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Le richieste: «Se garantire un metro di distanza fra un tavolo all’altro all’interno o all’esterno dei nostri ristoranti resta una priorità – entra nel merito il presidente dell’associazione Ristoratori, Mario Di Remigio – la categoria ha posto l’accento su altre regole che ci penalizzano. Sono in difficoltà quei ristoranti, che spesso sono costretti a dire no a gruppetti anche di 4 o dieci giovani amici, proprio per rispettare alla lettera il protocollo in essere, che impone di mantenere distanza sociale fra clienti che non appartengono alla stesso nucleo familiare». 
 
Disattendere
«Si chiede per questo - spiega - di eliminare almeno il distanziamento in una stessa tavolata. Basta spostarsi in spiaggia fra le concessioni e nei chioschi per rendersi conto che le regole sul distanziamento, in alcuni casi vengono disattese. Comitive, che si ritrovano in gruppo di otto o dieci amici a consumare al banco o all’ingresso dell’attività l’aperitivo». Un problema che Confcommercio segnala a forze di polizia locale, impegnate nei controlli e alla Regione. Non da ultimo, il nodo dei fatturati: i ristoranti della città e dell’entroterra riuniti in associazione, parlano di un calo generale del 50 per cento, ma con punte anche più alte, se legate a una partenza della stagione lenta e senza turismo.. Le voci: che certe regole a poco più di un mese dalla ripartenza, iniziano a essere troppo strette, lo confermano anche gestori come Massimiliano Sabattini, Angolo di Mario e Luca Zanchetti, ristoratore Confcommercio di Fossombrone. «Sembra quasi un paradosso – ammette il gestore dell’Angolo di Mario – proprio nel primo sabato sera estivo, mi sono trovato a non confermare la prenotazione per un tavolo di sette ragazzi all’esterno in terrazza. Per problemi legati al distanziamento, mi ritrovo costretto a selezionare anche la clientela. Eppure probabilmente erano tutti amici e si frequentavano. Avrei dovuto riservare loro due tavoli per 14 prenotati ma diventa poi non sostenibile e così si predilige la rotazione dei posti e tavoli a due o quattro di una stessa famiglia. C’è poi chi si organizza anche diversamente e per questo sto valutando di prendere anche tavoli unici da quattro-sei comitive, senza creare troppi problemi sulla distanza sociale. E’ su situazioni come queste che si chiede un allentamento delle regole. Capita poi anche il caso, proprio come lo scorso sabato, di veder entrare e avvicinarsi a un tavolo occupato da due ragazzi altri quattro amici per l’aperitivo, e tutto con le lamentele del tavolo vicino, dove stava cenando una famiglia. A tutto questo si aggiungono poi le scarse prenotazioni durante la settimana».
Spalmare la settimana
C’è chi, come Paolo Severi del locale Farina, ha proposto all’Associazione Ristoratori, una campagna da veicolare sul social o fra i ristoranti aderenti per una grafica accattivante e il messaggio rivolto a frequentare i ristoranti dal lunedì al giovedì, e non solo affollarli nel weekend, con il rischio di assembramenti e difficoltà.

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