Pesaro, pulizia e sanificazione degli ospedali: «Noi eroi segreti del Coronavirus per 7 euro all'ora»

Domenica 19 Aprile 2020 di Gianluca Murgia
Pesaro, pulizia e sanificazione degli ospedali: «Noi eroi segreti del Coronavirus per 7 euro all'ora»

PESARO - È uno sporco lavoro ma qualcuno, come si dice, deve pur farlo. Quello che non si dice è che viene pagato 7 euro (lordi) all’ora e a portarlo avanti sono gli invisibili delle corsie, il personale delle pulizie degli ospedali che, anche e soprattutto nella provincia di Pesaro e Urbino, vivono da settimane in trincea, a contatto con il pericolo del contagio da coronavirus.

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«La sanificazione dei reparti ci obbliga a un gran lavoro quotidiano - è la testimonianza di un operatore che preferisce restare anonimo -. Spesso ci occupiamo anche di portare via le salme dai reparti. La cosa più triste? Per Pasqua nessuno si è ricordato di noi. Nessuna colomba, nessun uovo, nessun grazie: niente. Come se non esistessimo». A dire il vero alcuni operatori sanitari li ringraziano di continuo a tal punto da definirli «nostri angeli».
Angeli, spesso, con contratti a termine, rinnovabili certo, ma che per le cooperative che forniscono il servizio non prevedono nessuna tutela per il rischio quotidiano che comporta un lavoro oggi così pericoloso per chi deve garantire l’igiene nelle strutture sanitarie.
 
Eroi invisibili in cerca di rispetto. «Noi puliamo stanze dove sono ricoverati malati covid - spiega un operatore - puliamo i servizi igienici di tutto ospedale, svuotiamo materiale biologico e rifiuti speciali, facciamo spesso anche lavoro di trasporto pazienti all’interno dell’ospedale. Inoltre, in questo periodo, spesso, ci viene chiesto di portare le salme nelle camere mortuarie insieme al personale sanitario. Siamo diventati alla stregua dei tuttofare, visto che il personale ausiliario e Oss mancano per malattia o sono risultati positivi al Covid-19». Una vita da esternalizzato: il contratto è quello di operaio di primo livello, i presidi di sicurezza personale sono garantiti e coperti. «Però non ci viene riconosciuto il rischio di contaminazione biologico-infettivo - continua l’operatore - Tradotto: se ci ammaliamo siamo fregati, non ci viene riconosciuto come malattia professionale. E chi lavora negli ospedali, come abbiamo visto, in questo periodo si ammala. Ma a noi, ultima ma determinante ruota del carro, tocca pure dire grazie perché almeno lavoriamo. Ma il rischio resta, nessuno di noi ha competenze specifiche di lavoro sanitario e contatto con pazienti, o aree in cui ci sono pazienti altamente contagiosi. Viviamo a stretto contatto con i loro dati sensibili ma per molti noi siamo invisibili». 
Al momento, per esempio, non sono previsti tamponi per il personale delle pulizie. I sindacati, attraverso le segreterie unitarie Filcams , Fisascat e Uiltucs Marche, sono scesi in campo chiedendo «più tutele e sicurezza nei luoghi di lavoro». Perché «molti lavoratori vengono definiti “eroi” per lo straordinario impegno» ma «fra di essi molto spesso non vengono citati le lavoratrici ed i lavoratori degli appalti delle pulizie delle strutture sanitarie. Un settore che oggi ancor più di ieri dimostra quanto sia essenziale e strutturale per il buon andamento del servizio pubblico, ma che il Pubblico relega al mondo degli appalti - rimarca la nota - Part-time involontario, retribuzioni di 7 euro lordi l’ora, ultimo rinnovo del Ccnl nel 2011 e ultimo incremento di retribuzione nel 2013, condannati al girone dantesco dei “dannati degli appalti”» per un servizio «assolutamente necessario» con «turni maggiormente faticosi sia in termini fisici che psicologici, con la costante preoccupazione di essere esposti e infettare le proprie famiglie. La richiesta: che gli ospedali e le aziende siano messe in condizione di dotare tutti dei Dpi previsti e si garantisca la loro sicurezza attraverso trattamenti omogenei tra dipendenti diretti ed indiretti».

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