Protesta contro le chiusure Covid, si divide il fronte dei ristoranti: c'è chi accenderà solo l'insegna

Venerdì 15 Gennaio 2021 di Véronique Angeletti
Pesaro, protesta contro le chiusure Covid, si divide il fronte dei ristoranti: c'è chi accenderà solo l'insegna

PESARO Disobbedienza civile contro flashmob. Oggi, serata-clou dei ristoratori in tutt’Italia che, nel Pesarese però, ha un suo peso specifico.

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Da una parte, quelli del movimento #ioapro1501 che, a dispetto dei divieti e delle multe, apriranno i locali e serviranno ai tavoli dopo le 18; dall’altra, quelli dell’#ioaproinsicurezza che, oggi dalle 20 alle 22, lasceranno insegne e luci accese. Il fine di ognuno è riaprire ma usano metodi diametralmente diversi. 

 

Contestatori divisi

Ristoranti e bar dell’#ioapro1501 hanno deciso di sfidare il governo e, nel pieno rispetto di tutte le norme di sicurezza, di distanziamento e di sanificazione anti-covid, da questa sera in avanti, di rimanere aperti. Il cliente è benvenuto negli orari in cui non c’è il coprifuoco e, fino a domenica, la cena sarà a offerta libera. Al lancio del format, un’impennata di adesioni che, al saldo, sembra tradursi con una tiepida partecipazione. Mentre molto più folto, il secondo gruppo. Perché sotto il vessillo #ioaproinsicurezza, c’è la Tni, acronimo di Tutela Nazionale Imprese, una confederazione che rappresenta oltre 40mila imprenditori. Il flashmob è la parte folkloristica della protesta, la sostanza è nella lettera consegnata ieri pomeriggio a tutti i Prefetti d’Italia e ai Ministri dell’economia e dello sviluppo Gualtieri e Patuanelli. Chiede di «favorire il cancellamento di tutti i limiti iniqui finora posti alle loro attività e di ottenere che sia proclamato lo stato di emergenza economica con risarcimenti per i danni causati dalle chiusure sulla base del fatturato del 2019, come già fatto in altri Paesi dell’Unione».

Le adesioni

Due #, due modus operandi, due gruppi che nel pesarese godono una peculiare visibilità. Tra le timide adesioni vere a #ioapro1501 spicca la figura di Umberto Carriera, il ristoratore proprietario di 6 locali tra Fano e Pesaro (non meglio identificati) che sfidò le autorità pur di mantenere aperto a novembre il suo locale, emblema della disobbedienza civile. Gode del pieno sostegno dell’ex ministro dell’interno Matteo Salvini e di Vittorio Sgarbiche stasera sarà a cena nel suo locale. Mentre nel gruppo #ioaproinsicurezza, referente è Ristoritalia, l’associazione che si costituì durante il primo lockdown nel Pesarese e ha conquistato centinaia di associati nelle Marche, in Umbria, in Abruzzo ed in Toscana. Di fatto, ieri è stato parte del direttivo a consegnare la lettera al Prefetto Vittorio Lapolla. Presenti i consiglieri Lorenzo Vedovi (La Bottega del Centro), Samuele Ferri (Le Fontane), Enrico Cocciolo (Maremosso), Carlotta De Sanctis (La Mandria) e il presidente Giorgio Ricci (Cile’s Bistrot).

Il J’accuse 

Un vero e proprio J’accuse della ristorazione al Governo italiano per non aver «fronteggiato come altri Stati le ripercussioni economiche della crisi o se lo ha fatto con azioni nei fatti tardive, inique ed insufficienti. Come l’accesso al credito che doveva arginare la crisi di liquidità ma ha aggravato l’indebitamento delle società con il rischio di provocare fallimenti a catena». Denuncia che «dei ristori erogati hanno beneficiato le imprese ma nulla è stato previsto a sostegno dei piccoli imprenditori e delle loro famiglie». Nessuna azione correttiva, nessuna capacità di analisi e programmazione nonostante la disperazione di un’intera categoria e le prospettive che pagherà un tributo economico altissimo alla crisi ma anche in vite umane».

 

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