Picchi di contagi Covid tra i giovani e visite raddoppiate: le squadre Usca sotto assedio

Sabato 2 Gennaio 2021 di Letizia Francesconi
Pearo, picchi di contagi Covid tra i giovani e visite raddoppiate: le squadre Usca sotto assedio

PESARO - Continuano a essere alti il numero dei positivi in provincia 179 ieri, 107 e 125 nei giorni scorsi. Raddoppiano le richieste per visite e assistenza Covid a domicilio ai medici speciali di continuità Usca. Il picco si è raggiunto nelle giornate fra il 28 e 30 dicembre scorsi.

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E aumentano i malati in età adulta e giovane, che richiedono terapie per “distress” respiratorio da Covid, anche a casa. Un super lavoro in questi giorni, che ha coinciso anche con il caos e l’aumento quasi triplicato di accessi ai Pronto Soccorso delle strutture ospedaliere di Pesaro e Fano.

 

Le unità speciali sono in affanno, e il dottor Marco Delbianco, referente territoriale Usca, lancia un appello anche ai medici di medicina generale perché resta fondamentale non sovraccaricare il sistema di risposta a domicilio. 

La tendenza

«Nell’ultimo mese e con un andamento che è ormai costante nelle ultime settimane, sono più che raddoppiate le richieste di visite che arrivano alle unità Usca del territorio – entra nel dettaglio Gregorio Bucci, medico coordinatore dell’unità di Pesaro – c’è un dato su tutti, che fotografa l’andamento attuale dei contagi e la diffusione del virus. Nella giornata del 28 dicembre scorso si è registrato il picco di chiamate per casi Covid a domicilio, fra nuovi malati e altri da monitorare per un peggioramento delle loro condizioni. In un solo giorno sono state ricevute 60 richieste di presa in carico per le unità Usca. Tutto considerando che in media si viaggiava intorno alle 30-35 richieste giornaliere, ma solo nelle ultime settimane si è raddoppiato. Il personale medico-sanitario c’è, ma si chiede un supporto alla medicina territoriale. Alcune unità di personale necessarie per la gestione a domicilio, sono state recuperate dalla struttura protetta di Santa Colomba, dove abbiamo lasciato spazio al personale militare richiesto tuttora in servizio». A chiedere aiuto per la terapia o l’assistenza Covid, spiegano i medici Usca, sono in questo momento anche pesaresi di età compresa fra i 40-50 e 60 anni per il decorso da continuare in casa, mentre i pazienti sopra i 70 anni monitorati dalle Usca, rientrano fra coloro che al primo sospetto di aggravamento della situazione polmonare, richiedono l’intervento immediato del 118 per l’ospedalizzazione. E proprio casi come questi hanno coinciso con il picco di accessi ai Pronto Soccorso Marche Nord del 28 dicembre. Residenze protette: il coordinatore dei medici Usca spiega come si è arrivati in 24-48 ore a sovraccaricare i Pronto Soccorso dei due presidi, perché a pesare non è solo l’ospedalizzazione dei malati a domicilio.

Che cosa pesa

«Sta pesando la situazione dei Covid positivi nelle Rsa – osserva il dottor Bucci – proprio in quelle giornate dalla struttura protetta di Sant’Angelo in Vado, sono stati trasferiti in Pronto soccorso venti pazienti contemporaneamente, tutti positivi e con trasporto richiesto nell’immediato, proprio per mantenere la stessa Rsa pulita. A questo si sono aggiunti altri malati peggiorati e provenienti dalle strutture del Santa Colomba. Con il piano di emergenza per maxi afflusso (Peimaf), scattato nei giorni scorsi a Marche Nord, su 92 accessi, quasi un quinto erano pazienti provenienti proprio da strutture protette. Va considerato però che non tutto può essere gestito o tenuto sotto controllo a domicilio, solo grazie alle Usca. In media si cerca di ospedalizzare un 10 per cento dei casi che seguiamo complessivamente, ma ogni paziente che ha una situazione acuta di distress respiratorio non può essere tenuto a casa, ha bisogno del Pronto soccorso».

 

Ultimo aggiornamento: 08:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA