Maxi afflusso soprattutto di anziani: i Pronto soccorso di nuovo nell'apnea Covid

Mercoledì 30 Dicembre 2020 di Letizia Francesconi
Pesaro, maxi afflusso soprattutto di anziani: i Pronto soccorso di nuovo nell'apnea Covid

PESARO - Pronto soccorso di nuovo in apnea nei due presidi Marche Nord di Pesaro e Fano, congestionati nelle ultime 24 ore per la mole di accessi. Direzione sanitaria e responsabili dei Pronto soccorso, si sono trovati ad affrontare un numero tale di accessi che ha fatto tornare indietro alla scorsa primavera.

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Diversi pazienti sono giunti al San Salvatore e al Santa Croce con sintomi sospetti e poi risultati positivi, in un’età avanzata compresa fra i 75 e i 90 anni, ma tanti altri sono arrivati con sintomi relativi ad altre patologie. Basti dire che nella giornata di lunedì al pronto soccorso di Pesaro e Fano il 118 ha trasportato 92 pazienti, alla fine tutti dimessi salvo 10 giunti in codice rosso. 

 

Subito attivati

Scattato subito il “Peimaf”, ovvero il piano operativo di emergenza interna per maxi afflusso. La direzione ospedaliera si è immediatamente attivata e proprio ieri si è tenuta una riunione dell’Unità di crisi Marche Nord - che, va detto, viene convocata periodicamente per il punto della situazione e l’andamento globale - . La riunione è stata voluta per scongiurare situazioni di caos con accessi continui fra casi Covid e non, con la conseguenza di allungare la permanenza dei pazienti in Medicina d’urgenza, prima di essere ricoverati e trasferiti in reparto. Una situazione, che ha reso necessario un maxi lavoro di squadra, ha commentato a caldo Edoardo Berselli, direttore sanitario di Marche Nord, a cui si è cercato di dare pronta risposta, per un ritorno graduale alla normalità. Ed è stato lo stesso Berselli a spiegare cosa è accaduto nei due presidi e come l’azienda ospedaliera si è attivata.

Cosa è successo

«Dai numeri riportati nel nostro bollettino, alle 17 di lunedì ci siamo trovati ad avere nei due Pronto soccorso 97 pazienti in ingresso. Alle 21, dopo le prime dimissioni possibili, la situazione vedeva 78 pazienti di cui 43 in attesa al Pronto soccorso di Fano e 35 al presidio Covid del San Salvatore, tutti con un età media oltre i 75-80 anni. Del totale dei pazienti in accesso, va detto che 43 necessitavano di ricovero immediato con 30 casi positivi o sospetti Covid in attesa di tampone, e 13 pazienti negativi arrivati per altre patologie. Numeri a parte, ci siamo trovati nelle ore successive fino a ieri mattina, a gestire la situazione caso per caso e paziente per paziente per chiudere il piano d’emergenza». Il piano: l’acronimo Peimaf applicato lunedì, sta per piano di emergenza interna di maxi afflusso e si applica ogni qualvolta che si verifica un numero di accessi in Pronto soccorso, che va oltre le normali misure operative e la capacità di risposta.

Nel merito

«In casi come quello che si è verificato lunedì – entra nel merito il direttore sanitario – parliamo di un evento straordinario, che comporta l’attivazione di risorse straordinarie fra cui medici e infermieri subito reperibili insieme ad altre misure organizzative d’équipe. Per rispondere e smaltire in tempi più adeguati gli ingressi, evitando di intasare gli accessi dei due presidi, da oggi si è incrementata l’attività di diagnostica per immagini, ovvero sono stati velocizzati i tempi fra accesso e prestazione per Tac e risonanza. In secondo luogo è stata chiesta dall’azienda ospedaliera in via formale, una maggiore collaborazione alle strutture territoriali d’Area Vasta o private-convenzionate Covid e no Covid, per trasferire i nostri degenti, che va chiarito non sono più instabili e da considerarsi pazienti acuti. Una prima risposta intermedia questa, che se accolta, ci consentirebbe di liberare risorse, mi riferisco a posti letto e assistenza sanitaria adeguata a gestire gli ingressi di pazienti acuti in emergenza». 

I precedenti

In casi simili a quanto si è verificato in Pronto soccorso, riferiscono alcuni medici dell’emergenza, può succedere in giornate particolari, di ritrovarsi nei due presidi con pazienti, che stazionano anche oltre le 48 ore . Alla base resterebbe però un problema di fondo portato all’evidenza proprio dai medici dell’Emergenza-Urgenza. L’integrazione fra Marche Nord e le altre strutture territoriali protette o Rsa private convenzionate, riconvertite per il Covid, che non riuscirebbero a garantire l’adeguata presa in carico e assistenza ai pazienti, che vengono così portati in ospedale.

 

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