Pesaro, canoni stellari, negozi sfitti ed effetto lockdown: così il centro storico perde pezzi

Martedì 7 Luglio 2020
Pesaro, canoni stellari, negozi sfitti ed effetto lockdown: così il centro storico perde pezzi

PESARO - Affitti troppo alti, spesso fuori mercato, fatturati al di sotto delle previsioni e il lockdown. Sono questi i fattori che stanno portando alla repentina chiusura di attività e negozi fra piazzale Lazzarini e la centralissima via Branca.

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Le vetrine vuote sono sotto gli occhi di tutti con i nuovi cartelli “Affittasi”. Ecco la fotografia del commercio in centro storico. Numeri e prospettive di un settore che arranca, secondo le agenzie immobiliari “Via Branca” e “Trieste”. Accelera il turn over fra aperture e chiusure e per negozi rimasti sfitti nelle ultime settimane, ci sono solo due catene commerciali interessate ad aprire. 
Mai come in questi ultimi tempi, la centralissima via Branca, ha subito una così rapida moria di negozi.
 
E’ un quadro in divenire ma ancora critico per Marta Uguccioni dell’immobiliare via Branca,50: «Le chiusure delle ultime settimane e altre attese – osserva – rappresentano un nuovo tipo di fenomeno. Tornare ad affittare entro breve tempo, locali anche medio-grandi proprio sulla passeggiata centrale resta difficile. Sono due al momento le trattative in corso e che dovrebbero, andare a buon fine. Ci troviamo con le chiusure di ben tre negozi a distanza di poche settimane, l’una dall’altra se non addirittura di pochi giorni. Ma non è finita e nel corso delle prossime settimane probabilmente ci ritroveremo ad avere cinque o sei negozi sfitti, e tutti solo su via Branca. Qualcosa si è inevitabilmente modificato ma il Covid ha solo acuito un problema latente. Su questo asse da piazzale Lazzarini fino a piazza del Popolo il canone richiesto dai proprietari ai gestori privati di negozi d’abbigliamento o servizi, è alle stelle, per usare una termine di paragone». 
Risposte mancate
Dal primo mese di riaperture post emergenza Covid, la proposta di ridurre o dilatare il pagamento dell’affitto, presentata da Confcommercio e indirizzata a Comune e Confedilizia locale è caduta nel vuoto. E a confermarlo non sono solo gli immobiliari ma anche le voci degli stessi titolari dei negozi fra via Branca e le vie secondarie. Tutti in difficoltà e alcuni anche con contenziosi legali aperti fra proprietà e commerciante-gestore. «Quasi nessun proprietario, e i pochi si contano sulle dita di una mano – commenta Uguccioni – ha concesso ad oggi una diminuzione dei canoni richiesta. L’altro paradosso resta la mancanza di un’apertura mentale dei proprietari di locali commerciali, a fronte di privati o brand d’abbigliamento interessati a investire nella nostra città. Chi vuole aprire nel centro città, si rivolge all’agenzia per concordare una richiesta di canone di locazione intorno al 30% in meno rispetto al canone di base proposto dal proprietario, ma resta complicato far accettare questo tipo di condizioni». 
Il range
«Basti pensare che per un 60 metri quadri di commerciale in via Branca si va intorno ai 3mila euro di canone d’affitto e per un locale in posizione centrale, anche di soli 30 metri quadri, si chiedono 2.500 euro mensili – commenta Arianna Cavallari, che per l’agenzia Trieste - nella maggior parte dei casi le richieste sono ben al di sopra delle potenzialità e si arriva a chiedere per locali di 80-100 metri quadri fino ai 150, anche 6-10 mila euro di affitto mensile. Numeri alla mano, andrebbe invertita la strategia e si dovrebbe spingere con catene commerciali o singoli commercianti che hanno voglia di aprire in città, indirizzandoli a rivalutare anche la passeggiata di via Rossini, dove gli affitti si abbassano. Alcuni per avere beneficio sul canone altrimenti insostenibile, potrebbero decidere di spostare la propria attività, senza una chiusura definitiva, rivalutando anche location alternative, proprio come è stato per la boutique Pinko qualche anno fa, che si è trasferita in via Rossini con un canone più basso. Una via questa che sta diventando più vivace mentre via Branca sta pagando anche la mancata diversificazione di marchi e prodotti. Ci sono attività che hanno azzardato ma la loro scelta si è dimostrata vincente, come il negozio 58 in via Mazza, che ha portato una diversa immagine in quell’asse. In Corso XI Settembre il canone commerciale è comunque nella media e si parte da un minimo di 1200 euro fino ad arrivare intorno ai 1800-2 mila. Resta invece l’annoso problema delle vie secondarie, dove manca un progetto d’insieme che coinvolga gli operatori. E così per via, Castelfidardo, via Passeri, via Zongo, via Sabattini, via San Francesco, il trend è capovolto e per un negozio il canone si riduce notevolmente e poche volte supera i mille euro. Il problema è che quasi nessuno, se non startup e attività di food e servizi sono interessati però a investire. 

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