Pesaro, il primario Gnudi in trincea: «Meno accessi al pronto soccorso, ma sempre tanti ricoveri. E attenzione all'ondata di ritorno»

Pesaro, il primario Gnudi in trincea: «Meno accessi al pronto soccorso, ma sempre tanti ricoveri. E attenzione all'ondata di ritorno»
Pesaro, il primario Gnudi in trincea: «Meno accessi al pronto soccorso, ma sempre tanti ricoveri. E attenzione all'ondata di ritorno»
di Silvia Sinibaldi
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Sabato 4 Aprile 2020, 07:09

PESARO - Meno accessi al pronto soccorso, ma in condizioni mediamente peggiori. E il numero dei ricoveri stabile che non accenna a scendere.

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La prima pausa nel ritmo serrato di domande e risposte incrina la formalità e per una manciata di secondi il dirigente del Pronto soccorso di Pesaro di Marche Nord ritrova l’uomo nascosto sotto il professionista.
È difficile dottor Umberto Gnudi?
«È durissima e quando si torna a casa si ha più paura che sul posto di lavoro. Vivo dai primi giorni dell’emergenza come un contagiato e anche in famiglia rispetto le norme di sicurezza con distanziamento sociale e mascherine. Per i nostri figli i timori sono doppi, visto che anche mia moglie è un medico di questo ospedale».
 
Poche parole per tracciare l’istantanea del personale medico in trincea e ancora non in grado di conoscere il proprio stato di salute e di conseguenza quello delle famiglie. 
«Entro la prossima settimana partiranno i test sierologici per i dipendenti, cioè quegli esami che rivelano se un individuo sano, senza sintomi, è stato contagiato dal virus Sars-Cov-2 e ha sviluppato gli anticorpi che lo difenderanno dall’infezione. I tamponi saranno effettuati all’interno della nostra struttura e questo sarà un passaggio importante perché la diagnostica sierologica si affiancherà a quella molecolare già attivata da Marche Nord permettendo di offrire la possibilità di effettuare uno screening diffuso a tutti i dipendenti. La grande incognita è rappresentata dalle persone asintomatiche che attualmente sfuggono ai controlli. Sarebbe fondamentale individuarle». 
Se dovessimo tentare un’empirica analisi del momento partendo dal numero di accessi al pronto soccorso lei cosa si azzarderebbe a dire?
«Innanzitutto che di questo virus conosciamo pochissimo e dunque ogni previsione può risultare affrettata. Di certo gli ingressi al Pronto soccorso sono diminuiti così da poter parlare di un rallentamento temporaneo. L’altro dato però è che i pazienti arrivano in condizioni più gravi e che il numero dei ricoveri continua a essere stabile». 

E quello dei contagiati?
«Il dato dei contagiati è strettamente legato al numero dei tamponi eseguiti quindi il suo andamento ha variabili al momento non calcolabili».
Forse perchè si è perso un po’ il controllo? I medici di base denunciano continuamente difficoltà per i loro assistiti ad avere controlli o sostegno a domicilio.
«Queste valutazioni non riguardano l’organizzazione dell’azienda ospedaliera, piuttosto la gestione della sanità territoriale. Nutro forti timori oggi per ciò che sta accadendo nelle situazioni di comunità, a partire dalle case di riposo. Non possiamo permetterci di lasciar partire la scintilla perchè poi domare l’incendio sarebbe difficilissimo». 
L’attivazione della diagnostica di laboratorio supporto il vostro lavoro?
«La lettura dei tamponi all’interno dell’ospedale in primo luogo ha sollevato il personale da questa attività ma soprattutto ci permette una individuazione molto più rapida dei casi positivi e ci permette di individuare rapidamente la collocazione giusta dei pazienti. Perchè pur avendo destinato al Santa Croce l’ospedale pulito, non è possibile sapere al momento dell’accesso al Pronto soccorso, la reale condizione del paziente e quindi capita che a Fano arrivi un positivo e a Pesaro un negativo. Muoverci velocemente è un’importante risorsa».
Secondo lei ci sarà un’ondata di ritorno? Lei crede che davvero chi da superato il contagio possa restare immune?
«Secondo gli studi fino a qui realizzata superare un contagio dovrebbe garantire una immunità tra i 6 e i 12 mesi. Quanto all’ondata di ritorno penso sia un’ipotesi concreta e anche per questa continuiamo ad attrezzarci. Abbiamo poi l’urgenza di ripristinare l’attività ordinaria perchè a forza di rinviare gli interventi differibili, rischiamo di trasformarli in nuove emergenze. Non è questo il momento per ripristinare quelle attività ma è sicuramente il momento per iniziare a organizzarle.

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