Pesaro, Malaventura migliora: «Voglio dare fiducia, sconfiggere il Coronavirus si può»

Domenica 22 Marzo 2020 di Camilla Cataldo
Pesaro, Malaventura migliora: «Voglio dare fiducia, sconfiggere il Coronavirus si può»

PESARO - La sua storia ha toccato tutti e ha avuto un risalto enorme, come il segnale che ha voluto mandare: tenere altissima la soglia di attenzione ad ogni età. L’ex cestista Matteo Malaventura è un campione, nello sport e nella vita. La sua partita contro il Coronavirus è lunghissima, le giornate che scorrono sono interminabili. Ma il 40° del match si avvicina e al traguardo arriverà da vincitore. «Sto un pochino meglio, ci vuole pazienza – dice “Mala”, debole ma ottimista dal letto di casa-. La polmonite si è estesa da quando sono rientrato, mi hanno detto di stare tranquillo, servirà tempo. L’ importante è aver reagito, respiro bene da solo ed è un buon segno secondo i medici. Non c’è un rimedio vero e proprio per questo virus, sto facendo una cura che finirà tra quattro giorni e poi altre due settimane in isolamento e alla fine verranno a farmi il tampone per vedere se risulterò finalmente negativo».

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«E’ stata dura soprattutto i primi giorni, ora sono contento di poterlo raccontare, voglio poter dare fiducia perché si può guarire. Per favore, continuate a invitare la gente a stare a casa, ho visto cosa succede in ospedale e bisogna fare un monumento ai dottori, che lavorano in una situazione estrema. Continuano ad arrivare tanti anziani, non tutti riescono a uscirne allo stesso modo. L’unica vera cura è non prendere il Coronavirus».
 
Al ritorno a casa è stata una festa, con la sua famiglia speciale. «Un bel sollievo. E’ lunga ma vedo la luce in fondo al tunnel». Come vive ora? «Chiuso in camera. Ogni tanto mia moglie mi porta da mangiare, mi alzo per andare in bagno. La sera sono più stanco, ho bisogno di riposare». I tempi del recupero? «Si evolvono di giorno in giorno. Il peggio è passato, quando ero attaccato all’ossigeno con la maschera ho avuto paura anche io. Poi me l’hanno tolta, ne hanno messa una più piccola e alla fine hanno optato per dei tubicini. Ho capito che andava meglio». Le videochiamate con i suoi cari hanno sollevato. «La cosa bruttissima è che non puoi vedere nessuno, i dottori sono bardati e non riesci capire con chi parli. Apprezzo tanto quando, usando l’ipad, riescono a chiamare i parenti degli anziani per un contatto, non tutti sono tecnologici a una certa età». Ha ricostruito come potrebbe aver contratto il virus? «No, è difficile ricordarsi. Sono stato molto male a casa con la febbre alta per nove giorni, non scendeva, poi sabato mattina ho avuto una piccola crisi respiratoria e mia moglie ha chiamato il 118 e sono stato trasportato in ospedale». La sua Marianna e i vostri figli sono a rischio? «Non so se l’ho attaccato a loro ma ci dicono che nel momento in cui sarò guarito io lo saranno anche gli altri. Sono da due settimane in quarantena, se la stanno facendo tutta con me. Nessuno ha la febbre oggi». Vedere l’Italia e Pesaro così duramente colpite fa effetto. «L’ospedale dà l’impressione di essere in guerra, ho visto scene molto forti che ho voluto subito trasmettere fuori. Non c’è bisogno di prendere il virus, meglio stare a casa». Concorda con i provvedimenti adottati o sarebbe più rigido? «Non mi metto in mezzo, ci sono persone più adatte di me. Io parlo della mia esperienza, mi adeguo a quello mi viene detto e invito la gente a fare lo stesso». Ha ricevuto un affetto sconfinato e moltissimi messaggi. «E’ bello, ringrazio tutti. Quando sei isolato lì dentro è l’unica forza che arriva, mi ha fatto molto piacere non sentirmi da solo». Cosa si augura? «Che i contagi tendano a diminuire e si riescano a salvare più persone possibili». Si discute se riprendere i campionati. «Per me è l’ultimo dei pensieri in questo momento, prima di ogni cosa c’è la salute e poi tutto ripartirà, con pazienza e fiducia».

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