L'astrofisico si contagia a cena, incubo e guarigione in Turchia: «Non sottovalutate il Covid»

L'astrofisico si contagia a cena, incubo e guarigione in Turchia: «Non sottovalutate il virus»
L'astrofisico si contagia a cena, incubo e guarigione in Turchia: «Non sottovalutate il virus»
di Jacopo Zuccari
3 Minuti di Lettura
Giovedì 17 Dicembre 2020, 07:00

MONDOLFO - Contagio e guarigione. Dopo tre settimane è guarito dal Covid in Turchia l’astrofisico Antonio Marinelli, 43 anni, che due giorni fa ha ricevuto la conferma che aspettava. Tampone negativo ma difficilmente si potranno dimenticare i 20 giorni precedenti con febbre, tosse, perdita del gusto e dell’olfatto, difficoltà respiratorie dovuta a una polmonite interstiziale al 20%.

 

«Non sottovalutate il virus»

«Non sottovalutate questa malattia, state sempre attenti, per come l’ho vissuta io – ha raccontato Antonio – devo ringraziare i medici che mi hanno curato e consigliato in tempo. I medici turchi Seza Inal della Chukurova University di Adana e Hasim Sengor, microbiologo del policlinico di Istanbul, il mio medico storico di famiglia dottor Gian Maria Zuccari, lo pneumologo Paolo Magnini e il team di pneumologia della Federico II di Napoli, il medico di famiglia Raniero Mancini». Andando a ritroso, tutto era cominciato – come hanno potuto ricostruire i medici di Adana – da una cena ristretta tra sei congiunti. Vicino ad Antonio a tavola, un parente stretto. Il congiunto non aveva sintomi ma, tramite tampone, si scoprirà dopo essere affetto da carica virale asintomatica. Qualche giorno dopo la cena insorgono i primi sintomi tra più componenti e il più grave è proprio il fisico mondolfese, ricercatore dell’Istituto di Fisica Nucleare e docente della università Federico II di Napoli (dipartimento di Fisica). «La cura tempestiva attraverso lastre e tac in tempi rapidi è fondamentale per vincere il covid - ha detto Marinelli - Nel mio caso appena hanno visto che il covid mi aveva provocato la polmonite ho cominciato subito con cortisone ed eparina, così come con antivirale. E mi hanno salvato perché rischiavo che l’infiammazione proseguisse creandomi quei danni irreparabili che purtroppo si vedono nei più anziani. Ringrazio le persone che mi sono state vicine, gli amici, Sabriye e i medici italiani e turchi». 

La notte più difficile

La notte più difficile è stata quando la cura di cortisone lo aveva portato a cambiarsi cinque volte per recuperare dalla perdita di liquidi che il corpo stava subendo. Sempre curato da casa, accudito dai familiari della sua ragazza, che parla correntemente italiano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA