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Pesaro, Gege Giordani ucciso dal Covid-19, la città della musica pianche il suo genio hi-tech

Pesaro, Gege Giordani ucciso dal Covid-19, la citta della musica pianche il suo genio hi-tech
Pesaro, Gege Giordani ucciso dal Covid-19, la citta della musica pianche il suo genio hi-tech
di Elisabetta Marsigli
4 Minuti di Lettura
Domenica 5 Aprile 2020, 10:56 - Ultimo aggiornamento: 11:08

PESARO Un’altra tristissima notizia per la Città della Musica piombata nell’incubo infinito del Coronavirus: si è spento ieri sera Eugenio Gege Giordani, 66 anni, storico ricercatore nell’ambito delle tecniche digitali, docente del Conservatorio Rossini (da ottobre in pensione), dove si era diplomato nel 1973 in pianoforte e in musica elettronica nel 1977, alternando alcune esperienze nella musica pop e jazz. Ma Gege, si era anche laureato nel 1980 in Ingegneria Elettronica all’Università di Ancona

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L’affetto di tutti i musicisti pesaresi, e non solo, si stringe intorno alla famiglia, alla moglie Anna e alla figlia Elena: Gege era un amico, un fratello, oltre che uno straordinario musicista.
 
«Se n’è andato un amico, uno straordinario musicista, un ricercatore instancabile una mente illuminata, una persona dolce affabile sempre disponibile. - commenta Adriano Pedini sulla bacheca di Fano Jazz, dove Gege era stato spesso ospite - Un vuoto incolmabile un dolore immenso per tutta la comunità musicale. Mi si stringe il cuore e mi scendono lacrime amare, non è giusto finire così senza neanche poterlo vedere senza poterlo salutare per l’ultima volta». 

«Gege era indubbiamente un genio. - scrive su Facebook Claudio Cardelli - Non so quante cose ha progettato nella sua vita, tastiere, software, diavolerie che non so descrivervi, quante conferenze ha fatto in giro per il mondo, quanti concerti ha tenuto. In questo talento a trecentosessanta gradi Gege era di una umiltà e discrezione rare. Mai visto con un atteggiamento di supponenza, e sì che forse volendo se lo poteva permettere. Ironico e brillantissimo conversatore era felice quando poteva suonare con i suoi vecchi compari la musica del suo idolo di sempre: Brian Auger, con cui alla fine, coronando un sogno, siamo riusciti a suonare assieme sullo stesso palco. I Log 2 erano il nostro “elisir di lunga vita” perché quando ci trovavamo tornavamo ad essere quei teenager un po’ pazzi di allora che vivevano la magia degli anni ‘60 e 70. Ora l’elisir è finito perché la mia, la nostra vita, non sarà più quella di prima senza di lui». «Conosco Gege da quando eravamo ragazzi: abbiamo cominciato a suonare insieme in maniere ininterrotta fino ad oggi, condividendo pane e musica. Aggiunge Riccardo Marongiu - I Log 2 (con Cardelli, Giorgio Lugli e Giangio Del Vecchio) è una band che ha resistito per 50 anni, cosa rarissima, ma c’era un motivo: ci chiamavamo fratelli, abbiamo assistito ai rispettivi matrimoni e battesimi».
L’amicizia e l’affetto
Prosegue: «Eravamo uniti da un legame che andava oltre la musica. Non credo che ora, senza di lui, potremo andare avanti. Tra me e Gege c’era un rapporto bellissimo, era un musicista evoluto con cui si poteva parlare di musica ad altissimi livelli, cosa davvero rara. Un compagno di confronti e scoperte, davvero unico».

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