Fano, 26 anni fa venne fatta brillare
in mare un'altra bomba di 500 libbre

Domenica 18 Marzo 2018
La bomba Mk6 trovata sulla spiaggia di Sassonia di Fano

FANO - La bomba d'aereo di fabbricazione inglese da 500 libbre della seconda guerra mondiale trovata sulla spiaggia di Sassonia non è l'unico ordigno di tale potenza rinvenuto a Fano. E la sua distruzione in mare, programmata per domani a due miglia dalla costa, ha un precedente.

Accadde 26 anni fa, il 19 dicembre 1992. Anche in quel caso si trattava di una bomba di aereo di fabbricazione inglese di 500 libbre. Lo ricorda il fanese Giuseppe Ferrara, oggi quarantanovenne e a quei tempi armatore del Gianfranco II, il motopesca che aveva imbarcato il residuato bellico risalente alla seconda guerra mondiale.

«Quella notte – racconta Ferrara – era annunciata burrasca e così abbiamo deciso di rientrare, ma prima effettuammo l’ultima calata della rete a circa 3 miglia dalla costa. Quando l’abbiamo tirata su, pensavamo di avere preso uno scoglio, tanto era pesante. Poi il marinaio è andato a poppa e l’ho sentito urlare: è una bomba, è una bomba. Era grossa, molto grossa, uguale a quella che ho visto qualche ora dopo nel manuale dei militari e a quella delle foto a Sassonia. Certe caratteristiche coincidono: 500 libbre di peso complessivo, 150 chili di esplosivo, anche in quel caso c'era un innesco chimico».

Una volta rientrato in porto a Fano, intorno alle 4.30, l’armatore del Gianfranco II andò all’Ufficio circondariale marittimo per denunciare il recupero della bomba. Il personale della Capitaneria intervenne per creare le necessarie condizioni di sicurezza, assieme a carabinieri e vigili urbani.

«Non ricordo evacuazioni – prosegue Ferrara – furono invece transennati gli accessi alla zona dove ci trovavamo. Arrivarono gli artificieri del nucleo Snai e, dopo alcuni tentativi infruttuosi, fu deciso di portare la bomba al largo. Due artificieri sulla mia barca di ferro, lunga 14 metri, e altri due su un gommone d’appoggio. Arrivati alla distanza giusta dalla costa, si sono calati in acqua con la bomba, poi l’hanno fatta esplodere».

«Li ricordo con grande simpatia - prosegue Giuseppe Ferrara -, gente con un coraggio da leone. Ero a tre quarti di miglio marino quando la bomba è stata fatta brillare. Una botta terribile, tanto che ho pensato: la barca si è spaccata in due. Sono corso sottocoperta per accertarmi che fosse tutto a posto. Ho fatto in tempo a vedere una colonna d’acqua alzarsi dalla superficie del mare per circa 30 metri e ai suoi piedi formarsi una vasta chiazza di schiuma bianca. Poi in acqua vedemmo tanti cefali morti. Ho saputo che la radio aveva parlato di boato misterioso e di scossa sismica, invece era l’esplosione della bomba».

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