Biodigestore, arrivano 4 proposte. Ecco chi sono i colossi delle multiutility per l'impianto di smaltimento di rifiuti

Il rendering del digestore anaerobico progettato dalla Feronia srl a Barchi
Il rendering del digestore anaerobico progettato dalla Feronia srl a Barchi
di Andrea Amaduzzi
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Mercoledì 15 Dicembre 2021, 07:55

FANO - Nomi pesanti nella quaterna di adesioni alla manifestazione di interesse indetta dal Comune per dare ad Aset un partner con cui mettersi a costruire il biodigestore.

Accanto alla marchigiana Feronia, che avrebbe lanciato la proposta di coinvolgere Aset nella realizzazione dell’impianto da 50mila tonnellate immaginato a Barchi, figurano la milanese Siram, che fa parte della multinazionale francese Veolia e che opera nel campo dei servizi energetici e tecnologici con un fatturato 2020 sopra i 30 milioni, il gruppo Acea, che si distingue come una delle più imponenti multiservizi italiane, con il triangolo formato da Acea ambiente, con sede a Terni, Simam, che fa base a Senigallia, e Cavallari, di stanza ad Ostra, e infine attraverso la controllata Ecolat, il cui quartier generale è a Grosseto, il gruppo Estra, attualmente sodale di Aset all’interno di Aes, la società che si occupa della distribuzione del gas.

Una platea di questa consistenza incoraggia l’assessore alle Partecipate Mascarin, che preliminarmente aveva avuto contatti con Feronia ed Estra e che si dice ora convinto che gli esiti di questo bando, per il quale si è speso con forza nella logica di tutelare integrità e autonomia di Aset, «dimostrano come il Comune abbia le capacità di essere credibile e aperto a relazioni industriali trasparenti e non pregiudiziali nell’interesse esclusivo della comunità». L’effetto desiderato e adesso ottenuto da Mascarin è che «Fano può valutare e scegliere tra una pluralità di proposte. Una buona notizia per Aset e per la città».

La valutazione compete al consiglio comunale che dovrà stabilire, con le mani completamente libere (la manifestazione di interesse non vincola a implementare l’impianto), quale delle proposte risulti più allettante, muovendo dai punti fermi individuati anche nell’avviso pubblico, un po’ più vago, invece, quando si parla di localizzazione («preferibile l’ambito provinciale»). Il primo è che l’interlocutore realizzi «a proprie spese, cure e rischio» il biodigestore, facendosi poi carico della gestione, l’altro è che non solo venga coinvolta Aset ma anche nel caso la quota attribuita alla partecipata dal Comune risulti minoritaria le venga assicurata «la capacità di incidere nella governance della gestione e nella determinazione delle tariffe di conferimento».

Aset torna in campo
Già così, però, Aset si riaffaccia, almeno in linea teorica, in uno scenario che con la costituzione della società di scopo Green Factory e l’elaborazione del progetto di biodigestore a Talacchio da 105.000 tonnellate, vedeva per ora muoversi quale unico attore Marche Multiservizi. E se Mms resta comunque avanti con l’iter, la scadenza degli ecoincentivi traguardata per fine 2022 potrebbe rimescolare le carte. Senza quelli verrebbe infatti sgretolata la sostenibilità economica dell’opera e per quella data nemmeno Mms, che ha accumulato ritardi al punto da dover sollecitare una proroga, dovrebbe essere pronta. Su questo fronte da verificare, poi, se l’azione di pressione per estendere i benefici per altri quattro anni possa fare breccia. Nell’eventualità giochi totalmente riaperti. 

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