Alberto, 83 anni, sconfigge il Covid ma la burocrazia lo tiene prigioniero della casa di riposo

Venerdì 31 Luglio 2020 di Veronique Angeletti
L'anziano ospite della casa di riposo
PERGOLA - Si sente discriminato e più di tutto prigioniero, il toscano ottantatreenne Alberto Suci di Pistoia. Ostaggio di un vuoto normativo dell’Asur sulle misure precauzionali legate al Covid 19 che lo costringono a rimanere all’interno delle mura della casa di riposo “Asp-Pergola”. Un luogo dove ha scelto di vivere pur essendo del tutto autonomo al punto da guidare ancora la propria macchina che lo aspetta parcheggiata all’esterno della struttura. «In teoria – spiega il direttore Renzo Moraschini – potrebbe uscire ma non si sa come autorizzarlo a rientrare».


 

«Vivere nella città della famiglia di mia moglie Rosita Bompani è stata la mia scelta – spiega l’anziano – come quella di vivere in questa bellissima casa di riposo che ha un personale qualificato, si trova al centro della città, a due passi dalla nostra casa vicino al liceo scientifico». Casa dove lo aspetta sua figlia Elena, residente a Roma ora in villeggiatura, che non può raggiungere a suo piacimento nonostante ne abbia un crudele bisogno: Alberto si è ammalato di coronavirus a maggio ed è stato ricoverato ben 25 giorni all’ospedale di Pesaro ed altri 14 li ha passati in quarantena nella Rsa di Galantara.
«Mia figlia ha scritto addirittura una lettera al Presidente Mattarella, per spiegare le difficoltà in cui si trovano tutti gli ospiti delle case di riposo che, come me, sono lucidi e capaci di intendere e di volere, avevano prima il permesso per uscire dalle strutture e vogliono continuare ad avere una vita relazionale e affettiva. Persone che magari come me hanno il tampone negativo e sono tali quali al personale sanitario che entra ed esce della struttura».
La lettera inviata il 7 luglio chiede al Presidente della Repubblica «un ritorno alla normalità». «Perché da troppo tempo, sono state infatti vietate le visite dei parenti agli ospiti e l’uscita degli ospiti autosufficienti, per limitare i contagi. Ciò – scrive la figlia Elena – ha lasciato gli anziani nel più triste isolamento e li ha privati delle loro abitudini quotidiane, dei loro affetti e relazioni sociali. Situazione che crea una frustrazione, una mancanza di percezione del tempo e, spesso, una regressione delle abilità e un aggravamento delle patologie dell’anziano che, invece, ha bisogno del contatto con i propri cari e con il mondo esterno». Sette giorni dopo, la risposta del governatore delle Marche Luca Ceriscioli a ricordare che «per garantire la sicurezza sanitaria e tutela dal contagio agli utenti dei centri diurni e delle strutture residenziali sanitarie, sociosanitarie e sociali, sono state emanate delle delibere con dei criteri minimi che saranno al centro di specifici protocolli Asur in modo da poter essere applicate in maniera differente a seconda dei contesti e andare incontro alla tutela sanitaria da una parte e alla necessaria libertà di movimento e di relazione dall’altra». Protocolli che, a differenza dell’Emilia Romagna, continuano ad ignorare chi è lucido, gode di ottima salute, è autonomo ma ha scelto di godere dei servizi di una casa di riposo.
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