Luna, Andrea Patassa, Esa: «Con Artemis torneremo per abitarci». Bunker e grotte anti-radiazioni. Da Roma a Sydney in un'ora

La sfida: produrre lassù acqua, cibo ed energia. Almeno due decenni di test, poi il balzo verso Marte. I voli parabolici già una realtà

Luna, Andrea Patassa, Esa: «Con Artemis torneremo per abitarci». Bunker e grotte anti-radiazioni. Da Roma a Sydney in un'ora
Luna, Andrea Patassa, Esa: «Con Artemis torneremo per abitarci». Bunker e grotte anti-radiazioni. Da Roma a Sydney in un'ora
di Paolo Riccibitti
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Venerdì 21 Luglio 2023, 10:45 - Ultimo aggiornamento: 11:03

Per i viaggi interstellari bisogna ancora accontentarsi della fantascienza sognando i tuffi nell’iperspazio, ma per tutti gli altri tour cosmici ci siamo o quasi.

Viaggi per astronauti delle agenzie nazionali e internazionali, per astronauti “privati” (quelli delle compagnie di tycoon come Bezos o Branson) e per turisti veri e propri. Staccheremo sempre di più l’ombra da Terra intanto con due grandi remake degli anni Sessanta e Settanta: i voli suborbitali e, forse già dal 2026, le missioni sul suolo della Luna (proprio il 20 luglio del 1969 l’allunaggio). Poi la conferma dell’andirivieni, almeno fino al 2030, dalla Stazione spaziale internazionale in servizio dal 2000 in orbita bassa. Quindi la Lunar Gateway, la stazione cislunare che servirà per colonizzare la Luna, altra grande novità dei prossimi anni Trenta così come almeno una stazione-hotel privata (Axiom) nello stesso quartiere panoramico già frequentato dall’Iss e dal “palazzo celeste”, la stazione orbitante cinese.

E infine, a metà secolo, insomma una generazione o poco più, il balzo su Marte, almeno la prima missione “toccata e fuga”, anche se si tratterà di una spedizione di almeno due anni, ché poi ci sarà tempo per vedere se sarà possibile abitare stabilmente lassù come sogna Elon Musk per trasformare l’umanità in una specie interplanetaria.

«Sperando nel frattempo di imparare a difendersi dall’esposizione prolungata alle radiazioni cosmiche i cui effetti sull’uomo non sono ancora noti: la tecnologia fa continui salti in avanti, ma la “macchina” uomo resta sostanzialmente la stessa» dice la nostra guida fra questi prossimi viaggi spaziali, ovvero il capitano pilota collaudatore dell’Aeronautica militare Andrea Patassa, 32 anni, di Spoleto.

Lui è fra quei “cervelli” selezionati dal concorso più duro del mondo: su 22.589 partecipanti, tutti dal cv a dir poco brillante, l’Agenzia spaziale europea ha selezionato l’anno scorso 5 astronauti titolari, un parastronauta (il primo della Storia) e, altra novità, 11 riserve-astronauta. Fra queste ultime ecco appunto il capitano umbro e l’ingegnera aerospaziale bresciana Anthea Comellini. Le riserve continuano a fare il loro lavoro (il pilota italiano ora è al Centro sperimentale volo di Pratica di Mare), con l’Esa che conta su di loro, sottoposti a periodici “richiami”, per gli anni in cui aumenteranno le opportunità di compiere missioni.

Andrea Patassa

ARRIVA ANCHE L’INDIA

Ciò significa che possiamo farci guidare dal capitano nei viaggi spaziali già della prossima decade, perché, almeno per quanto riguarda l’Italia, saranno Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano a essere coinvolti nelle prime tappe della missione Artemis, quella del ritorno dell’uomo sulla Luna, che comprende anche l’allestimento della stazione Gateway con il contributo determinante di aziende italiane fra le quali Thales Alenia Space, Leonardo e Altec. «Questa volta – racconta Patassa, abilitato a pilotare più di 30 velivoli, Eurofighter compreso, e “folgorato” sulla via dello Spazio dal film The right Stuff, Uomini Veri – si andrà sulla Luna per abitarci, per testare tecnologie, inventarne delle nuove, fare esperimenti scientifici straordinari, capire come vivere e sopravvivere in un ambiente estremo e dal quale sarà necessario ricavare anche materiali e risorse perché non tutto potrà essere portato dalla Terra». Siamo attorno al 2030 e sarà stata una donna, un’americana della Nasa, ad avere messo il piede sulla Luna dopo il primo passo di Neil Armstrong nel 1969.

«Sì, ma Artemis, pur a guida Usa, vede la partecipazione di sempre più Paesi: Canada, Giappone, Europa (Gran Bretagna compresa), Emirati Arabi Uniti, proprio in questi giorni si è aggiunto un gigante come l’India. Peccato non ci siano, per adesso, i russi come nella felice esperienza della stazione spaziale internazionale. E poi, altra novità rispetto all’epopea Apollo, il ruolo fondamentale dei privati come Musk e Bezos. Gli obiettivi sono talmente vasti e complicati che l’unione di più Stati e di più soggetti è indispensabile e già questa collaborazione planetaria è un grande risultato per tutti i “terrestri”».

Tante bandiere, allora, sul villaggio lunare? «Sì, una larga alleanza. Vanno costruite abitazioni con materiali lunari tipo la regolite e sarà indispensabile trovare il modo di produrre fra i crateri acqua, cibo ed energia in maniera innovativa. Poi c’è appunto la questione delle radiazioni cosmiche: gli astronauti vivono anche un anno di seguito sull’Iss ma lì c’è ancora parte dell’atmosfera terrestre a proteggerli. Su chi abiterà sulla Luna, priva di atmosfera, che effetto avranno? Per questo forse i primi turni di missione degli astronauti, da sempre “cavie” per il genere umano, dureranno al massimo 30 giorni. E forse si andrà ad abitare in cavità e grotte: la speleologia lunare, anche attraverso robot, sarà assai importante». Autonomia per acqua e cibo, motori più potenti per le astronavi e protezione dalle radiazioni per gli equipaggi e i coloni lunari: questi gli obbiettivi più importanti delle missioni Artemis, ovvero tutto ciò che serve per spiccare il balzo verso Marte che richiede, solo per il viaggio, 8 mesi di trasvolata nel sistema solare. «Nei prossimi anni saranno tantissime – continua Patassa – le ricadute tecnologiche (spin-off) sulla Terra, perché risolvere problemi nello spazio significa da sempre migliorare la nostra vita sulla Terra». Anche vantaggi tipo andare in un’ora o poco più da Roma a Sydney? «Ecco, i voli suborbitali, a cavallo della linea di Karman (100 chilometri di quota, il confine convenzionale dello spazio), inaugurati negli anni Sessanta negli States, oggi sono già una realtà per i turisti: per ora con lo spazioplano o il razzo si decolla e si atterra nello stesso luogo ed è già un’esperienza meravigliosa e a portata, se non di tutte le tasche, di tutti i tipi di fisico perché si tratta di accelerazioni più che sopportabili. L’obiettivo dietro l’angolo è collegare le città con questi voli parabolici a 3 o 4 volte la velocità del suono e con vista strabiliante della Terra e dello Spazio».

Il premio “Carla Fendi Stem 2023”

Andrea Patassa è stato insignito del Premio “Carla Fendi Stem 2023”, alla sua tredicesima edizione, nell’ambito del Festival dei Due Mondi.

Premio con cui si vuole sottolineare l’importanza dello studio di Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica, come ha ricordato Maria Teresa Venturini Fendi (nella foto con Pappano al centro e Patassa), presidente della Fondazione Carla Fendi, da 15 anni Main Partner del Festival di Spoleto. Il riconoscimento è stato consegnato dal Maestro Antonio Pappano alla presenza della direttrice artistica del Festival, Monique Veaute, e proprio di Maria Teresa Venturini Fendi. Nato a Spoleto, pilota collaudatore e sperimentatore dell’Aeronautica Militare, Andrea Patassa fa parte della Riserva Astronauti dell’Agenzia spaziale europea (Esa). Abilitato a pilotare più di 30 velivoli, nel 2010 ha intrapreso la sua formazione presso l’Accademia Aeronautica, compiendo parte del percorso di studi presso l’École de l’air et de l’espace francese. Attualmente, opera presso la base di Pratica di Mare, dove si occupa dello sviluppo e del collaudo di vari jet dell’Aeronautica Militare, inclusi Eurofighter e M346. 

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