Guerra in Ucraina, il sottosegretario Perego: «L'Italia sostiene il paese aggredito e lavora per la pace». Natale in missione per 14mila militari

Guerra in Ucraina, il sottosegretario Perego: «L'Italia sostiene il paese aggredito e lavora per la pace»
Guerra in Ucraina, il sottosegretario Perego: «L'Italia sostiene il paese aggredito e lavora per la pace»
di Ebe Pierini
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Martedì 20 Dicembre 2022, 15:49

Si avvicinano le festività natalizie, ma non si intravede la luce in fondo al tunnel della guerra in corso in Ucraina. Saranno migliaia i militari italiani che vivranno questi giorni nei vari teatri operativi, in mare o nelle caserme. Il sottosegretario alla Difesa, Matteo Perego di Cremnago analizza le questioni di massima attualità e le future sfide che attendono il suo settore.

Matteo Perego di Cremnago

Mancano pochi giorni a Natale, ma l'impegno della Difesa non si arresta. Quanti militari trascorreranno le festività all'estero e in quanti Paesi saranno impegnati?

«Sono quasi 14.000 i militari impegnati in Italia e all’estero in questo momento che trascorreranno le festività lontano dai loro affetti e vicini ai loro colleghi nei teatri operativi. Approfitto di questo spazio, sperando di farlo poi anche di persona, per ringraziarli infinitamente per il loro continuo impegno a supporto della collettività e della sicurezza internazionale, e per fare loro e alle loro famiglie i miei più cari auguri di un sereno Natale e anno nuovo.

Parliamo di 36 missioni in 20 Paesi diversi. Pensiamo al Libano con le due missioni UNIFIL e MIBIL con circa 1330 militari; al Kosovo, dove abbiamo la guida della missione Kfor e quasi 900 militari delle nostre Forze Armate. Sono 650 quelli impegnati in Iraq e Kuwait e circa 1200 sono dispiegati tra Bulgaria, Lettonia e Ungheria.

Circa 400 uomini e donne della Difesa sono impegnati in Libia nella Missione MIASIT di assistenza e supporto al popolo libico e poi abbiamo personale in Somalia, nella base Logistica di Gibuti, nel Sahel tra Niger e Mali, in Palestina e in Egitto. Senza dimenticare i circa 800 marinai impegnati in Mediterraneo sicuro, i circa 400 di dell’operazione Irini sempre nel Mediterraneo ed i 235 della forza Nato in mare oltre a quelli impiegati in numerose altre missioni minori nel mondo insieme al costante impegno nazionale di Strade Sicure dove i cittadini con le stellette impegnati sono 5.000».

Sarà il primo Natale di guerra in Ucraina. Come pensa che si evolverà la situazione su quel fronte? Ci sono spiragli di un accordo per il 2023 o sarà una guerra lunga e logorante?

«La Russia punta a sfruttare la sofferenza della popolazione ucraina per indurla alla resa e suscitare timori nei Paesi occidentali per la gestione della crisi. Gli obiettivi di Mosca sono verosimilmente mutati e si punta ora al controllo della regione del Donbass e al consolidamento delle posizioni difensive, di certo la situazione climatica rende ancora più difficile il momento per il popolo Ucraino. Gli spiragli per una pace ci devono essere. Noi dobbiamo mettere in atto tutti gli sforzi possibili per il consolidamento di un tavolo di pace, promuovendo una forte azione diplomatica con il supporto dei paesi alleati e dell’UE. Il Governo italiano vuole la risoluzione pacifica di questo conflitto».

L'Italia è stata da subito in prima linea, al fianco degli altri Paesi della Nato nel supportare l'Ucraina. Possiamo quantificare, ad oggi, l'impegno italiano? Il contributo proseguirà nel 2023 ed in che forma? Come risponde alle polemiche di chi critica questo supporto?

«Fino a oggi ci sono stati 5 decreti interministeriali di Difesa e Maeci per la cessione di attrezzature militari all’Ucraina, tutti fatti con il governo Draghi. Tali decreti prevedono la cessione di mezzi ed equipaggiamenti militari all'Ucraina, a titolo gratuito, fino al 31 dicembre 2022, nonché procedure per gli interventi di assistenza o di cooperazione in favore dell'Ucraina.

Il testo approvato il 13 dicembre scorso in Parlamento impegna il governo a proseguire nel programma di sostegno politico e militare dell'Ucraina. L’obiettivo è di promuovere e sostenere ogni iniziativa diplomatica che possa portare in tempi rapidi al cessate il fuoco, senza pregiudicare il diritto alla libertà, alla sicurezza e alla sovranità politica e territoriale dell'Ucraina, e ad operare perché su questo tema si giunga con chiarezza a una posizione comune di istituzioni europee e Stati membri. Saremo impegnati per garantire equipaggiamenti e mezzi militari in grado di proteggere la popolazione civile e le infrastrutture ucraine e a concentrare il programma di assistenza umanitaria in Ucraina sulle forniture essenziali per ridurre le gravose sofferenze cui è costretta la popolazione civile, in un Paese in cui le temperature sono adesso molto rigide e oltre il 30 per cento delle infrastrutture energetiche è stato distrutto dai bombardamenti russi.

Le polemiche quindi sono state inutili, anche perché non si tratta di una novità e non sono cambiati i presupposti per l’invio degli aiuti, in linea con le azioni del governo precedente».

Sottosegretario a lei è stata affidata anche la delega all’analisi dell’attuale legislazione in materia di cyber security e dovrà proporne una ridefinizione che tenga conto delle specificità e delle esigenze della difesa. Facciamo il punto della situazione?

«La strategia italiana per la cybersicurezza unisce sicurezza e sviluppo ed è in linea con quanto previsto dalla Strategia dell’Unione europea del dicembre 2020 e dai recenti indirizzi dell’Ue del marzo 2022 e della Nato.

L’Italia ha costruito un sistema di cybersicurezza fondato sulla collaborazione tra i settori pubblico e privato.

Al contributo delle Istituzioni, si affianca quello degli operatori economici, in particolare dei gestori delle infrastrutture, del mondo dell’università e della ricerca e della società civile.

Il Decreto Legge 82 del 14 giugno 2021 ha istituito l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, con l’obiettivo di razionalizzare e semplificare il frammentato e decentrato sistema di competenze, esistenti a livello nazionale.L’Italia quindi ha ora un efficace sistema basato su quattro pilastri operativi: quello dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, quello di competenza delle forze di Polizia, quello di spettanza del Ministero della Difesa e quello di competenza degli organismi di informazione per la sicurezza.

Ovviamente è una realtà che va gestita accuratamente e sostenuta con risorse adeguate anche con il ricorso al programma di transizione digitale del PNRR che nel quinquennio 2021-2026 ha a disposizione circa 123 miliardi di euro».

L'attacco al gasdotto Nord Stream dimostra quanto sia importante proteggere le infrastrutture subacquee civili che rivestono una rilevanza fondamentale per la nostra economia. Pensiamo alla connettività, all'energia, ai gasdotti. Come si tutela il nostro Paese in questo settore?

«La dimensione subacquea da sempre riveste per il nostro Paese grande importanza per via della presenza di infrastrutture civili fondamentali. Questo spazio interessa anche gli assetti subacquei militari ed i corridoi strategici legati all'approvvigionamento energetico, alla connettività, alla presenza di gasdotti e di dorsali sottomarine per la trasmissione del traffico dati.

In Italia la Marina Militare ricopre un ruolo importantissimo per la protezione delle vie di comunicazione e delle infrastrutture sottomarine attraverso i sommergibili e altri mezzi anche di tipo “unmanned”, come ad esempio i dei droni subacquei, che forniscono un importante contributo all'high-tech e dell'indotto industriale di settore.

Il 15 dicembre 2021 la Commissione Difesa della Camera ha approvato una risoluzione finalizzata alla costituzione di un polo nazionale della subacquea, allo scopo di valorizzare, implementare e promuovere le potenzialità e la competitività del nostro Paese nel campo subacqueo. Fondamentale sfruttarne le opportunità, con effetti sul piano militare, in un contesto nel quale si profilano scenari in cui nel campo di battaglia sono presenti minacce ibride, competizione per l’accesso alle risorse naturali, sfruttamento dei domini cibernetici, intensificazione della presenza in ambito subacqueo e uso dei droni subacquei».

Uomini, mezzi, strutture, industria di settore. Quali saranno le future sfide della Difesa italiana?

«Una sfida sarà quella di portare al 2% la quota del Pil da destinare al comparto Difesa. Accanto a questo rimane il dossier legato alla riforma delle Forze armate. In particolare, si sta guardando alla riforma del modello professionale delle Forze armate, con nuovi sistemi di reclutamento e di ferma per i volontari. Sono gli uomini e le donne delle Forze Armate che, con cuore, motivazione e spirito di abnegazione lavorano ogni giorno “per la Difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni” come cita la formula del loro giuramento solenne.

Resta aperto il capitolo dell’ammodernamento degli equipaggiamenti, mezzi e materiali e, in questa sfida, guardiamo al concetto di Difesa Europea fatto di importanti sinergie con l’industria, con il pieno coinvolgimento delle piccole e medie imprese nazionali».

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