Sindrome da disdetta e c'è chi ha rinunciato al cenone di fine anno

Mercoledì 29 Dicembre 2021

LA TENDENZA
PESARO Sebbene la fuga dal cenone non ci sia, la sindrome della disdetta di San Silvestro colpisce i ristoranti del pesarese. Alcuni, già ad inizio dicembre, hanno scelto di non organizzare l'ultimo dell'anno, mentre altri l'hanno deciso a ridosso di Natale dopo le ultime e restrittive direttivi del governo sul fronte anti Covid. A Borgo Pace, ad esempio, quasi tutti i locali hanno dato forfait e si sono resi disponibili all'asporto. «Ci sono gruppi grandi anche 30 persone che cercano ancora posto» spiega Marina Giacomel del ristorante La Ginestra al Furlo. Spiega che ancora non sa se le accoglierà ma già ha riorganizzato i suoi spazi per riservare intimità alle famiglie e divertimenti senza movimento per le comitive. «Il problema vero confessa non sono le disdette ma il timore che, a ridosso del Capodanno, ci siano nuove direttive che, come è successo ad ottobre nel 2020, ci facciano chiudere con le dispense piene, nel nostro caso di tartufo bianco fresco».
Le dispense
Di fatto, le dispense sono uno dei sintomi della sindrome che ha investito il comparto. «Confesso osserva Emanuela Bartolucci di Acqualagna Tartufi che abbiamo un'impennata delle vendite on line ai privati mentre le richieste, almeno per il momento, dei ristoratori è quasi azzerata. Forse qualcosa si muoverà domani (oggi per chi legge), intanto il gioco di offerta e domanda ha penalizzato il tartufo nero che ha perso sul mercato la metà del suo valore. Dai 1200 euro al chilo adesso si vende intorno ai 600». Con suo marito Piergiorgio Marini, hanno preferito chiudere l'Osteria Braceria Plinc la notte del 31. «Abbiamo pochi posti, dobbiamo impegnare il personale in un giorno di festa e le condizioni sono tali che, da subito, abbiamo scelto di non lavorare l'ultimo dell'anno». Ma è sull'intero mese di dicembre che lo chef Antonio Scarantino del ristorante Almare di Fano s'interroga. «Per il cenone siamo quasi al completo e non credo che avremo disdette ma una notte non salva il mese di dicembre che ha patito dell'annullamento di un gran numero di cene aziendali, tra amici, di famiglie con minori non vaccinati. A prima vista, ci sembra che abbiamo appena raggiunto il 40% del giro d'affari dell'ultimo mese del 2019».
Io non penso negativo
Perché la sindrome delle disdette si nutre anche dell'ansia che le persone hanno di uscire in questi ultimi giorni. «Eppure reagisce Katia Giacomini della Trattoria del Leone nel cuore di Urbino io noto una grande voglia di uscire, di socializzare. Non dobbiamo pensare negativo ma meglio organizzarsi. Lavoriamo con meno coperti ed un menù intelligente, ossia speciale e quindi riconvertibile, che non prosciuga le nostre finanze nel caso qualcosa vada storto. È meglio lavorare che chiudere». Opinione condivisa da Paolo Biagiali del Ristorante Hotel Il Giardino di San Lorenzo in Campo. «Non è un Capodanno normale. Meglio sicuramente dell'anno scorso che ci aveva confinato al ruolo di gastronomia d'asporto ma del tutto diverso dagli altri anni: il menù non è stato creato con il solito largo anticipo, non ci saranno coriandoli, si prospetta un ultimo dell'anno più intimo ma altrettanto emozionante per i nostri ospiti. Quanto a noi ristoratori, sappiamo che per il nostro comparto si prospettano altri mesi difficili».
I condizionamenti
L'obbligo stesso di nuovi dispositivi di sicurezza come la mascherina Ffp2 per il trasporto, assistere ad eventi, il rischio del cambio di colore della regione, alimentano l'ansia che va a condizionare le scelte di convivialità. «I ristoranti si sentono responsabili ribadisce Alessandro Ligurgo, il direttore della Confesercenti Pesaro . Non si entra senza il passaporto vaccinale, il personale usa protezioni e vigila sul distanziamento, cose che nelle case private non ci saranno. Pertanto conclude per chi vuole vivere un cenone sereno, il ristorante rimane in assoluto tra i luoghi più sicuri. Comunque, se continua così necessariamente ci sarà bisogno di ulteriori ammortizzatori sociali per la sopravvivenza dei comparti turismo e ristorazione».
Véronique Angeletti
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