Nuovo ospedale da 372 posti letto «Né risarcimento, né indennizzo»

Giovedì 28 Ottobre 2021

L'ATTO
PESARO Il nuovo ospedale di Pesaro non avrà 400 posti letto, bensì 372. La delibera 1264/2021 approvata lunedì scorso dalla giunta regionale, per l'annunciata revoca del project financing della cordata di imprese capeggiata dalla Renco, mette per la prima volta nero su bianco la dotazione del futuro ospedale di Marche Nord, rivisitato perché non sarà più unico, correggendo l'anticipazione giornalistica che finora ha connotato il dibattito in mancanza di atti e nel silenzio delle fonti ufficiali.
La ripartizione territoriale
Il calcolo è fatto sull'attuale ripartizione territoriale dei 592 posti letto dell'azienda ospedaliera: 331 a Pesaro e 261 a Fano, aggiungendo i 41 nuovi posti letto di terapia intensiva attivati l'anno scorso al San Salvatore per l'emergenza di Covid-19. La cifra mostra chiaramente il divario rispetto al progetto dell'ospedale unico da 612 posti letto (+ 41) elaborato dall'associazione temporanea delle imprese Renco, Siram, Papalini e Linea Sterile: il taglio è del 43%.
Elaborato da rifare
Perciò la Regione respinge la proposta della Renco di rimodulare il suo progetto sulla base alle nuove esigenze sanitarie perché «si tratterebbe di una riprogettazione completa ex-novo» in quanto «andranno riviste tutte le dotazioni in termini di sale operatorie, ambulatori, diagnostica, blocco parto e tutte le altre funzioni connesse». Di converso risaltano i servizi mantenuti al Santa Croce, con gli attuali 261 posti letto, rispetto all'assetto fortemente ridimensionato previsto dal protocollo d'intesa di Regione e Comune del 2018.
Oltre alla delibera della giunta Ceriscioli 84/2019, che aveva riconosciuto la fattibilità e il pubblico interesse al progetto di finanza della Renco, l'ultimo atto della giunta Acquaroli revoca anche una serie di provvedimenti connessi, compresa la delibera 746/2020 che prelevava dalle erogazioni regionali a fondo perduto volte ad alleviare la crisi economica provocata dalla pandemia 16,4 milioni di euro per il contributo pubblico di 121 milioni al project financing. Una scelta, contestata a suo tempo dal M5s, che la mozione approvata a maggioranza (centrodestra e M5s) nel novembre scorso dal consiglio regionale, sulla revoca appunto del progetto di finanza, chiedeva di cancellare. Il futuro ospedale di Pesaro, che costerrebbe 140/170 milioni di euro a seconda del sito, è finanziato per ora con i 104,9 milioni assegnati dal Cipe nel 2019 per la ristrutturazione edilizia e l'ammodernamento tecnologico. La Regione, secondo quanto riportato ampiamemente nella delibera 1264, intende coprire il resto del fabbisogno con i fondi attesi dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e dal fondo complementare.
Come anticipato dal Corriere Adriatico per la comunicazione alla Renco, la revoca del project, fondato sul finanziamento privato, è stata motivata con la modifica dell'organizzazione ospedaliera a favore di una rete diffusa sul territorio al posto dell'accentramento dei servizi, anche in base alle esigenze della pandemia, e con la nuova disponibilità di fondi pubblici per «la possibilità di instaurare contratti relativi ai servizi più flessibili e di durata più breve» rispetto alla concessione per 30 anni.
La dissertazione giuridica
Per buona parte, la delibera riporta una lunga dissertazione in punto di diritto, in cui controargomentando rispetto alle osservazioni nel frattempo espresse dalla Renco, che ha annunciato di volersi tutelare in sede legale, viene rivendicata la discrezionalità della Regione nel rivedere la decisione per le sopravvenute esigenze, escludendo «un'eventuale domanda risarcitoria e neppure indennitaria per responsabilità precontrattuale». Una scelta che si fonda su una consolidata giurisprudenza di Tar e Consiglio di Stato.
Lorenzo Furlani
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