«Noi dobbiamo ricominciare da sanità e scuola pubbliche»

Giovedì 24 Settembre 2020
LE REAZIONI
PESARO Squadra che perde...si cambia. Filosofia calcistica facilmente applicabile alla politica. Ma visto che la politica, a differenza del calcio, è un'opinione può essere anche no e in particolare nel Paese dove alle urne vincono sempre tutti. La riflessione di Matteo Ricci parte proprio da qui: «La sconfitta non è di Gostoli né di Mangialardi. Si vince e si perde insieme. Piuttosto a Giovanni e Maurizio va riconosciuto il fortissimo impegno profuso per tenere unito il Pd, impegno complicatissimo che hanno assolto entrambi con un lavoro certosino di ricucitura. Senza questo risultato non saremmo stati in grado nemmeno di fare la campagna elettorale». La Caporetto di Macerata dunque non fa cambiare idea al sindaco di Pesaro che ribadisce: «Gostoli non si tocca».
Gli errori diffusi
Non solo gratitudine verso il segretario regionale ma anche la consapevolezza - come per esempio sostiene Lara Ricciatti in un lungo post su Fb - che i responsabili della sconfitta marchigiana, all'interno del Pd, siano molti e variegati. Non a Pesaro però...«Qui - prosegue Ricci - Mangialardi ha vinto, il partito è al 40%, abbiamo eletto due consiglieri regionali e Biancani è il candidato più votato di tutta la competizione. Resto però ancora convinto che l'alleanza con 5 Stelle ci avrebbe portato la vittoria. Non per ragioni matematiche ma per considerazioni politiche. Alla vigilia del voto non ci sarebbe stato quel divario segnalato dai sondaggi e la fuga di tutti coloro che sono saliti sul carro del vincitore». Ma Ceriscioli al posto di Mangialardi avrebbe mantenuto la Regione? «Quando un governatore non si ricandida è chiaro che ci sono forti problemi. Fosse anche una questione di percezione il dato resta lo stesso. Credo che anche gli alleati della coalizione non avrebbero accettato una soluzione diversa da un segno di discontinuità». Alleati molto deboli: «Deboli? Il Pd in Regione ha il 25% e la coalizione il 38. Le sembra un apporto da poco?».
Il territorio bifronte
C'è un dato fondamentale che emerge dalla geografia del voto: lo scollamento totale tra la costa e l'entroterra, intere vallate hanno premiato la destra mentre nel capoluogo il Pd tiene come accaduto anche a Urbino. Questa è la cartina di tornasole che dimostra quanto le scelte sanitarie e le mancate soluzioni infrastrutturali abbiano pesato sull'orientamento dell'elettorato. «Una lettura corretta che coinvolge anche Ancona e forse un po' meno il Sud che deve essere alla base della ripartenza. E a proposito di identità, nel momento in cui la narrazione del Pd nazionale dovrà passare dal tempo della responsabilità a quello dell'azione, puntare su sanità pubblica e scuola pubblica sarà fondamentale anche nell'ottica di una ricucitura tra i territori». Il nuovo assetto del governo regionale rischia di penalizzare la provincia di Pesaro? «Innanzitutto mi auguro che Acquaroli si tolga la maglietta di Fratelli d'Italia per indossare quella di presidente di tutti i marchigiani, poi resta il fatto che le tre principali città della regione sono governate dal centrosinistra e il dialogo non potrà essere evitato. Spero anche in una opposizione costruttiva che punti a dare il meglio per i marchigiani».
Riflettere o non riflettere?
In attesa della riflessione regionale sul voto, qualcuno inizia a tirare le prime somme. Lo fa la segreteria provinciale del Pd attraverso la responsabile pro tempore Rosetta Fulvi alla quale (forse) l'attuale incarico non dispiace: «Il risultato di queste elezioni regionali impone al Pd provinciale una riflessione profonda capace di restituire un partito unito nei gruppi dirigenti e nei propri valori irrinunciabili per riaprire il dialogo con la comunità e quei settori strategici che hanno dimostrato con il voto la non condivisione di alcune scelte politiche».
In avanscoperta
E ancora: «Il Pd si confronterà con severità e lucidità sulla sconfitta ma per continuare ad essere il punto di riferimento di tutti coloro che hanno continuato a dare la propria fiducia». A livello comunale i primi a riflettere invece sono gli urbinati con l'intervento del segretario Lorenzo Santi e del presidente Federico Scaramucci. «Urbino registra una controtendenza rispetto al trend regionale, il voto a Mangialardi raggiunge il 44,18% contro il 42,62% di Acquaroli. Il Pd si conferma saldamente primo partito con oltre 2mila voti, doppiando i consensi di Forza Italia sostenuta fortemente e in prima persona dal Sindaco Gambini attraverso la sua candidata Lara Ottaviani. Il sindaco Gambini oggi ha grandi responsabilità, ha aperto e appoggiato il progetto della destra, adesso si adoperi affinchè Urbino non venga dimenticata, ma diventi perno di sviluppo di un territorio».
Silvia Sinibaldi
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