«G-day, avanti così il mondo del lavoro non si è bloccato»

Sabato 16 Ottobre 2021

IL GREEN PASS
PESARO Tanti timori, pochi disagi e qualche inconveniente. Per il mondo imprenditoriale, stando a Confindustria e associazioni di categoria, niente venerdì nero per il pesarese, anzi è stato tendente al verde, il colore del certificato da ieri obbligatorio per poter accedere al posto di lavoro. La stragrande maggioranza dei lavoratori lo hanno esibito e le defezioni annunciate in anticipo hanno dato margini alle aziende e agli enti per riorganizzarsi. Paradossalmente, chi ha creato davvero degli intoppi sono stati i freschi vaccinati. Ossia quelli dell'ultimo momento. Persone che non hanno tenuto conto che la certificazione si genera al dodicesimo giorno dopo la somministrazione del vaccino. Pertanto, in attesa che il sistema lo registra, saranno costretti a ricorrere ai tamponi. Ma chi si è presentato nelle aziende fresco di serio, è stato rimandato a casa perchè non aveva il Green pass.
Il legale scrive alla Biesse
Disagi contenuti non significa tuttavia che non ci sono stati dissensi con lavoratori che tra malattie, ferie o autosospensione non si sono presentati. Per le associazioni di categorie, i casi, ci sono ma sono pochi e non hanno creato situazioni conflittuali. Mentre l'avvocatessa pesarese Isabella Giampaoli descrive una situazione molto più bollente. Spiega: «Molti lavoratori che oggi (ieri per chi legge) non si sono presentati in azienda, sono pronti a dare battaglia. Ne seguo precisa - 70 alla Biesse, in ruoli chiave per portare avanti catene di produzione. Con coraggio non vogliono scendere a compromessi e si sono subito sospesi. Abbiamo inviato una lettera di messa in mora all'azienda per evidenziare che un decreto non può superare un contratto nazionale di lavoro e che quindi gli stipendi che ora vengono sospesi, dovranno essere pagati in seguito. Siamo pronti e determinati ad andare in fondo, in tutte le sedi: daremo battaglia. Seguo conclude - anche altri 50 lavoratori nei comparti edili e metalmeccanici impegnati in aziende terziste e più piccole. Diciamo no a questa discriminazione illegale, in contrasto con norme di rango superiore». Che il concetto della discriminazione sia uno degli argomenti usati da chi non vuole esibire il passaporto vaccinale lo conferma Andrea Baroni, il direttore Confindustria Pesaro-Urbino che, però, non influenza «il feed back positivo di una giornata dove risultano poche defezioni e in poche aziende. Più che altro risultano dei casi singoli». In compenso, sono arrivate diverse richieste di ferie «perché alcuni lavoratori che non vogliono vaccinarsi le vogliono alternare ai giorni di lavoro per limitare il numero di tamponi necessari da qui alla fine dell'anno». Comunque, problemi seri, di ordine pubblico, non sono stati segnalati. Particolarmente sotto stress, le piccole aziende. Forse perché lì hanno maggior peso i rapporti interpersonali e spesso il lavoratore svolge più di una mansione.
Le posizioni
«Purtroppo - interviene Marco Pierpaoli, segretario della Confartigianato Marche Nord - il Green pass rappresenta per l'imprenditore un ulteriore adempimento nell'organizzazione del lavoro. Come associazione di categoria, la nostra mission è stata di fare da supporto sia per informare le imprese e chiarire la normativa, sia per aiutarle ad applicare la procedura nel caso specifico. Più di tutto nelle imprese meno strutturate. Anche se la preoccupazione per la fase di controllo e l'aspetto sanzionatorio è comune a tutti gli imprenditori. Infatti, il nostro lavoro è stato di rasserenare, di aiutare a superare l'ostacolo, sperando che chi farà i controlli si calerà nella realtà di ogni azienda». Comunque, non è stato un venerdì come gli altri. L'impatto del primo giorno del certificato vaccinale, c'è stato. «E c'era da aspettarselo entra nel merito Moreno Bordoni, il segretario provinciale della Cna il nostro consiglio è stato di eseguire rigorosamente il controllo a tutti i dipendenti e dopo, come il decreto lo consente, di proseguire a campione. Problemi non ci sono stati segnalati e speriamo che prosegua di questo passo. Come associazione di categoria, siamo consapevoli che la privacy impone delle regole davvero limitanti dal punto di vista operativo per le aziende. Vige purtroppo l'assurdo principio che alla fine la burocrazia pesa sempre sull'impresa e l'imprenditore è quello che ne fa le spese».
Véronique Angeletti
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