Scocca l'ora del G-Day «Pronti ai controlli ma temiamo il caos»

Venerdì 15 Ottobre 2021

IL REPORTAGE
MACERATA Il G-day è arrivato oggi nel mondo del lavoro accompagnato non da poche preoccupazioni. Scattano stamani i primi controlli quotidiani del Green pass che si ripeteranno almeno fino al 31 dicembre, data in cui dovrebbe terminare il già prorogato stato di emergenza da Coronavirus in Italia. Da registrare il gesto eclatante di un dipendente del gruppo Caccamo, all'impresa edile Nefer Srl di Pieve Torina, che nel pomeriggio di ieri ha deciso di licenziarsi. «Spero che sia per qualche prospettiva migliore - dichiara Alfio Caccamo -, certo il mio stato d'animo è un misto tra incredulità e amarezza». Altri dipendenti in ambito commerciale hanno invece comunicato che si affideranno ai tamponi e diverse sono anche le procedure da attuare rispetto ai controlli: «Al centro commerciale Corridomia (Caccamo è il patron della struttura, ndr) ogni negozio provvederà in modo autonomo, mentre per quanto riguarda l'ambito edilizio la verifica avverrà ogni mattina nella sede centrale». Poi un commento sul momento attuale: «La legge va rispettata, ma credo che si sia proceduto con troppa rigidità a fronte di un obiettivo importante già raggiunto con oltre l'80% dei cittadini vaccinati». Più complicate invece le operazioni di controllo nella società Artigiana Elettrika di Cingoli: «Da noi tutti sono dotati di Green pass ma non tutti gli operai partono la mattina dalla sede centrale e alcuni possono anche spostarsi da un cantiere all'altro - conferma l'ingegner Melania Marasca -, la difficoltà sta nel divieto di archiviare i Green pass dei dipendenti per il rispetto della loro privacy e nel dover di conseguenza effettuare una verifica giornaliera».
La situazione
Si è andati verso l'individuazione di varie figure responsabili: «Provvederanno i capi cantiere - prosegue Marasca -, ma vi è anche un altro problema: dovremo infatti procedere al controllo anche sui terzisti e sugli operai delle ditte subappaltatrici». Due o addirittura tre persone (secondo l'ampiezza dei 34 punti vendita dislocati in ben cinque regioni) sono state invece individuate da RemaTarlazzi per il controllo del Green pass: «Abbiamo inviato una prima comunicazione e poi una lettera ai dipendenti 15 giorni fa quando il quadro normativo sul Green pass è stato definitivo così da risolvere qualsiasi dubbio - spiegano i vertici dell'azienda, l'amministratore delegato Franco Cossiri e la responsabile della sicurezza Francesca Renzoni -, si è poi ribadito come il controllo sarebbe stato fatto solo sul possesso o meno del Green pass, senza entrare nelle modalità dell'ottenimento (vaccino o tamponi)». Situazione virtuosa, dunque, da RemaTarlazzi, anche se c'è preoccupazione rispetto al mondo dei trasporti: «Il problema c'è e speriamo che sia limitato - concludono -, confidiamo che il sistema Italia trovi una soluzione». Soluzioni che emergono nelle richieste fatte al Governo sintetizzate dal presidente provinciale del settore trasporti di Confartigianato, Emanuele Pepa: «Nel periodo peggiore della pandemia siamo stati considerati come degli eroi per il lavoro svolto nei territori più martoriati dal Covid - evidenzia Pepa, titolare dell'omonima ditta di trasporti di Recanati -, oggi prevedere una deroga per il nostro settore in un contesto di rischio pandemico contenuto permetterebbe di evitare i numerosi problemi che si stanno verificando. Andrebbero previsti anche dei punti lungo l'autostrada per effettuare i tamponi e garantire la continuità del servizio». Pepa per il momento rimane attendista sulla situazione nazionale: «Dipenderà dall'intera catena dei trasporti ma senza i mezzi in gomma l'Italia non va avanti. Il Governo deve prendersi la responsabilità di rendere i vaccini obbligatori oppure della deroga». A evidenziare i sacrifici fatti e le ulteriori criticità per il settore è anche Paolo Silla dell'omonima ditta d'autotrasporti di Civitanova che gestisce con la moglie Sonia Cavalieri: «Per entrare nelle nostre aziende gli autisti italiani devono avere il Green pass, mentre ciò non avviene per i lavoratori di altre nazionalità dove quest'obbligo non c'è, causando un ulteriore problema economico e di concorrenza in un settore già tartassato. Dobbiamo rispettare la legge ma si sarebbe potuto intervenire in modo migliore, per lo meno verso categorie come la nostra che svolgono un servizio di prima necessità e che ci vedono soli all'interno della cabina di un camion rispetto ai luoghi dove si possono creare assembramenti».
Andrea Mozzoni
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