Pamela, la sentenza entro maggio: si parte con il pentito, 50 testimoni

Giovedì 14 Febbraio 2019
L'ORRORE
MACERATA Due mesi e mezzo per arrivare alla sentenza di primo grado. Entro maggio l'intenzione è restare nella prima metà dovranno essere sentiti una cinquantina di testimoni e le parti dovranno discutere. Èl'obiettivo posto dal presidente della Corte d'Assise di Macerata, Roberto Evangelisti e dal giudice a latere Enrico Pannaggi e accolto con favore anche dalla mamma di Pamela Mastropietro, Alessandra Verni «a patto però che si tiri fuori tutta la verità, perché non è stato solo lui», ha precisato durante una pausa in aula.
Le accuse
Ieri mattina si è aperto il processo di primo grado a carico di Innocent Oseghale, unico imputato per l'omicidio della diciottenne romana scappata dalla comunità Pars il 29 gennaio 2018 e ritrovata cadavere e a pezzi due giorni dopo. Il nigeriano di 30 anni è arrivato alle 8.20 al Palazzo di giustizia a bordo del cellulare della penitenziaria partito all'alba dal carcere di Forlì. È arrivato nell'indifferenza del gruppo di manifestanti partito da Roma per stare accanto ai familiari di Pamela. Una decina in tutto, che si sono raccolti davanti all'ingresso con degli striscioni e dei palloncini a forma di cuore verdi, bianchi e rossi con scritto il nome di Pamela. Pochi minuti prima delle 9, all'arrivo di Alessandra Verni, dell'ex marito Stefano Mastropietro e del loro avvocato Marco Valerio Verni, i manifestanti hanno lasciato volare in alto i palloncini, poi tutti sono entrati in aula per seguire il processo.
La raccomandazione
«Se sento volare una mosca faccio uscire tutti e proseguiamo a porte chiuse», ha avvertito il presidente Evangelisti prima di entrare nel vivo dell'udienza e il messaggio è arrivato forte e chiaro. In aula sono entrati gli avvocati di Oseghale, Simone Matraxia e Umberto Gramenzi, insieme al loro assistito che per circa cinque ore - tanto è durata la prima udienza - ha sempre avuto lo sguardo rivolto a terra, neppure per un attimo, neppure per sbaglio i suoi occhi hanno incrociato quelli di Alessandra Verni che pure lo ha cercato, più volte. «Non ha il coraggio di guardarmi», ha tagliato corto la mamma di Pamela. Accanto a Oseghale, a spiegare in inglese quello che accadeva una giovane interprete, dal lato opposto il procuratore capo Giovanni Giorgio e il sostituto Stefania Ciccioli, alle loro spalle gli avvocati Marco Valerio Verni e Andrea Marchiori, quest'ultimo parte civile per il proprietario dell'appartamento in cui viveva Oseghale e dietro il papà di Pamela e la mamma; accanto a lei il sindaco Romano Carancini e l'avvocato Carlo Buongarzone, parte civile per il Comune di Macerata. Ai lati e in fondo all'aula uno schieramento di carabinieri e poliziotti e quattro agenti della penitenziaria. Tra tutti, presenti anche il questore Antonio Pignataro, con vicario e dirigenti e il comandante della Compagnia dei carabinieri di Macerata, tenente colonnello Luigi Ingrosso, con comandanti di reparti e stazione. Presente anche la criminologa Roberta Bruzzone.
I giudici
A giudicare Oseghale, accanto ai due giudici togati, sei giudici popolari, quattro donne e due uomini. Tra i momenti più delicati della mattinata il rigetto, da parte dei giudici, dell'eccezione di inutilizzabilità di esami tossicologici e medico-legali su cui si basa tutto il castello accusatorio, sollevata dai legali della difesa. La decisione è stata accolta da un principio di applauso da parte dei presenti, subito stoppato dal presidente Evangelisti. I giudici hanno accolto invece la richiesta della difesa di escludere dal fascicolo del dibattimento le controdeduzioni fatte dai consulenti della procura, il tossicologo Rino Froldi e il medico legale Mariano Cingolani, sulle risultanze dei consulenti della difesa, e un certificato medico di un medico che il 21 giugno 20012 aveva visitato Pamela attestando che la ragazza aveva molti nei. Il certificato prodotto dalla procura avalla quanto riferito da un collaboratore di giustizia che nel corso delle indagini aveva raccolto delle confidenze da Oseghale in carcere, tra cui anche il particolare dei nei che non avrebbe potuto conoscere in altro modo.
La reazione
Su questo passaggio Oseghale ha scosso la testa come a negare di aver fatto confidenze al collaboratore di giustizia. Quest'ultimo sarà sentito nella prossima udienza fissata al 6 marzo, insieme ad altri tre detenuti e a otto carabinieri. La Corte, infatti, ha già calendarizzato il processo (le prossime udienze sono fissate per il 13, 20 e 27 marzo, 3 e 24 aprile, 8 e 15 maggio). Testimonieranno anche Desmond Lucky, Lucky Awelima e Anthony Anyanwu, inizialmente coindagati. «Dimostreremo che le cause della morte sono attribuibili all'assunzione di droga», ha commentato l'avvocato Matraxia. «Riteniamo improbabile che Oseghale possa aver fatto tutto da solo», gli ha fatto eco l'avvocato Verni.
Benedetta Lombo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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