Orim, via libera ai capannoni La piena attività dopo l'estate

Sabato 15 Febbraio 2020
IL RILANCIO
MACERATA Il 2020 può essere l'anno della normalizzazione per la Orim di Piediripa. L'azienda di smaltimento rifiuti speciali ha ottenuto anche dal Genio civile l'autorizzazione necessaria per ricostruire i capannoni colpiti dall'incendio del 6 luglio 2018. «Finalmente il documento fa seguito al via libera ricevuto tempo fa dalla Provincia e dal Comune di Macerata. Durante questa settimana proseguiranno le verifiche tecniche sul posto, mentre già dalla prossima si procederà alla sistemazione dei pilastri».
I lavoratori
Lo afferma il titolare della Orim, l'ingegnere Alfredo Mancini, fiducioso che tali operazioni, delle quali si stima la conclusione tra i mesi di marzo o aprile, possano velocizzare anche le risposte alle richieste di autorizzazione per la ripresa delle attività di gestione. Ciò avverrà fatto salvo l'ok da parte dei vigili del fuoco per le misure di sicurezza e antincendio. Procedure per un ritorno alla normalità, dunque, sebbene il termine sia riferibile soltanto alla parte dello stabilimento distrutta dall'incendio e «non propriamente corretto», come sottolinea lo stesso Mancini, rispetto al lavoro complessivo della Orim: «La nostra forza sta anche nel fatto che in tutto questo tempo siamo riusciti a mantenere gli stessi collaboratori, circa una cinquantina, grazie al nostro lavoro di qualità rivendica, nonostante siano avvenute alcune sintomatiche defezioni iniziali -, senza ricorrere a cassa integrazione o altri strumenti di solidarietà».
Le sollecitazioni
Lavoratori che alla fine del mese di luglio due anni fa erano scesi in piazza a Macerata per protestare per il mancato dissequestro, poi avvenuto nei mesi seguenti, di alcune aree dello stabilimento non lambite dalle fiamme. Gli stessi dipendenti che, loro malgrado, si sentirono parte in causa nel calderone delle proteste dei residenti di Piediripa e di San Claudio, frazione della vicina Corridonia, che chiedevano la chiusura dell'azienda o la sua delocalizzazione. Cittadini che si riunirono, successivamente, in una associazione spontanea per la difesa dell'ambiente e della salute (Adas) che si mobilitò per avere certezze sui rischi o meno per la propria salute prima e dopo l'incendio. Seguirono interrogazioni e mozioni in consiglio comunale e depositate all'Assemblea marchigiana, con l'attenzione bipartisan di diversi parlamentari e dell'allora ministro dell'Ambiente Sergio Costa, vista l'alta preoccupazione verso l'eventuale inquinamento dei pozzi sottostanti e adiacenti l'azienda di via Concordia.
I tempi
Da parte dei lavoratori della Orim, tuttavia, non è mai mancato il supporto alla proprietà, ribadito anche a settembre 2018 in un'assemblea all'Ordine degli Ingegneri con una lettera inviata al sindaco Romano Carancini. Durante quella riunione, Mancini annunciò anche due ricorsi al Tar e ribadì come le sue prime preoccupazioni fossero salvaguardare la salute di tutti e il lavoro delle famiglie impiegate nello stabilimento. «Se tutto procederà per il meglio, crediamo di riprendere le attività subito dopo l'estate o al massimo entro la fine del 2020». Questo oggi l'auspicio di Mancini al netto delle prescrizioni stabilite dal Piano di ripristino del gennaio 2019 firmato dalla Provincia, per «ripristinare le condizioni dell'impianto prima dell'evento - si leggeva nella determina dirigenziale -, nonché a prevedere tutti i miglioramenti da apportare allo stesso», così da scongiurare il verificarsi di nuovi incidenti e «garantire adeguatamente e prioritariamente la salvaguardia ambientale e la salute dei cittadini».
I progetti
Su quest'ultimo punto, Alfredo Mancini ricorda come i riconoscimenti anche europei ottenuti in tanti anni di attività siano un bagaglio fondamentale di credibilità acquisita e, soprattutto, una base da cui ripartire per «far sviluppare ulteriori nuove idee nel campo dello smaltimento dei rifiuti speciali alle eccellenti risorse umane disponibili in azienda». Da qui anche la partecipazione a due bandi Horizon 2020 per la ricerca e l'innovazione. Altro tasto la delocalizzazione: «Non se ne parla più conclude Mancini -, ma va detto come da almeno dieci anni cerchiamo di farlo, almeno parzialmente, per ampliare e rinnovare le nostre attività. Ciò ci agevolerebbe nel fare semplicemente ciò che sappiamo fare: un lavoro apprezzato in tutta Europa e che solo altre quindici aziende nel nostro continente sanno svolgere. Sapremo tornare al nostro posto tra loro».
Andrea Mozzoni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA