«Nei cantieri della ricostruzione rischio di infiltrazioni criminali»

Venerdì 14 Febbraio 2020
LA SICUREZZA
MACERATA L'ombra della malavita organizzata sulla ricostruzione post sisma e sulla pioggia di milioni che porta con sé. È l'allarme lanciato dalla Dia, la Direzione investigativa antimafia, nella relazione semestrale sull'attività gennaio-giugno 2019, inviata di recente al Parlamento. Si legge, infatti, in un passaggio del rapporto: «Un settore di interesse per le mafie, al pari di quanto avviene nelle altre regioni, potrebbe essere quello relativo alla gestione del ciclo dei rifiuti, allo stato interessato da fenomeni di criminalità locale. Allo stesso modo appare esposto il settore degli appalti pubblici, soprattutto quelli connessi all'esecuzione delle attività di ricostruzione dei centri abitati colpiti dal sisma del 2016».
La liquidità
Deve ancora partire quello che tutti chiamano il cantiere più grande d'Europa, ma già può fare gola ad organizzazioni illecite la mole di soldi che girerà per i lavori nei circa 45 mila cantieri che saranno aperti in tutte le Marche e per gli appalti delle opere pubbliche. Un rischio che può essere aggravato da ritardi e lungaggini burocratiche che incidono sui tempi dei pagamenti alle imprese impegnate nei cantieri mettendone in pericolo la solidità economica, rendendo insostenibile la possibilità di completare le opere di cantiere e aprendo così la strada - questo almeno è il timore - a imprese con liquidità tanto rassicurante quanto poco trasparente. Si tratta di un allarme lanciato in questi anni sia dalle istituzioni locali che dal mondo delle imprese, le quali hanno sempre chiesto di privilegiare l'impiego di aziende locali, affidabili e trasparenti.
L'incontro
Sul pericolo da tempo anche la prefettura ha acceso i riflettori. E grande è l'attenzione anche sul fronte della sicurezza nei cantieri, tanto da aver attivato un anno fa un Tavolo di monitoraggio dei flussi di manodopera. Proprio qualche giorno fa si è svolta una riunione nel corso della quale è stato presentato e condiviso da tutti i componenti il documento tecnico-operativo denominato badge elettronico che regolamenta le attività di funzionamento e utilizzo del sistema informatico sperimentale, creato per la rilevazione delle presenze nei cantieri. Si tratta di un passaggio previsto dall'accordo di collaborazione sottoscritto il 17 dicembre in prefettura a Macerata. Il documento disciplina nel dettaglio l'utilizzo del badge elettronico per la rilevazione delle presenze nei cantieri della ricostruzione post sisma e il flusso dei dati che, una volta aggregati, saranno messi a disposizione dellUfficio del commissario straordinario, secondo un preciso schema di sperimentazione.
I criteri
Questo prevede che tutti i lavoratori autonomi e subordinati, compresi quelli in distacco, che lavoreranno nei cantieri della ricostruzione post sisma, indipendentemente dal contratto nazionale di lavoro applicato, prima di accedere in cantiere, dovranno essere muniti di un badge elettronico personale di riconoscimento e sarà dotato di un ologramma per rendere più difficile la cessione o la falsificazione. Nello specifico il sistema prevede un lettore unico di cantiere gestito dall'impresa affidataria dei lavori dotato di una app di lettura in cui viene acquisita una serie di dati: la data e l'ora di accesso, il codice indicativo del lavoratore, la geolocalizzazione del cantiere e il codice unico del progetto di cantiere. I dati verranno poi inviati alle Casse edili che assoceranno i dati acquisiti ai lavoratoti, inseriti, infine su una piattaforma web. In questo modo si avrà la possibilità di verificare costantemente chi e a che titolo frequenterà i cantieri della ricostruzione.
La richiesta
Un'esigenza di trasparenza e di sicurezza che anche qualche settimana fa aveva sollevato Confartigianato imprese in un incontro con l'assessore ai Lavori pubblici di Macerata Narciso Ricotta. Il responsabile del servizio sviluppo di Confartigianato, Pacifico Berrè, ha ribadito che «per coinvolgere di più le imprese locali nella ricostruzione pubblica, occorre disciplinare le procedure di gara per gli appalti con regole che garantiscano la trasparenza e l'efficienza, sempre tenendo in considerazione il ruolo prioritario che spetta alle imprese locali. Nei meccanismi di gara, ad esempio occorrerebbe favorire l'offerta economicamente più vantaggiosa, inserendo fra i criteri di scelta dell'impresa aggiudicataria quello dell'idoneità operativa in funzione dei luoghi, come elemento distintivo e selettivo che tenga conto della maggiore affidabilità che le imprese locali possono assicurare nell'esecuzione dei lavori pubblici».
Monia Orazi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA