L'ARCIVESCOVO MASSARA: «QUI NON SOLO PROBLEMI SANITARI MA ANCHE SOCIALI»

Giovedì 26 Novembre 2020
LA SANITÀ
CASTELRAIMONDO Niente passi indietro, a Camerino resta operativo il reparto Covid. La conferma nell'incontro di ieri pomeriggio tra una ventina di sindaci dell'entroterra, il presidente regionale Francesco Acquaroli, la direttrice generale Asur Nadia Storti, al Lanciano Forum di Castelraimondo. Presente anche l'arcivescovo di Camerino Francesco Massara.
L'affondo
Ad aprire l'incontro il sindaco di Camerino Sandro Sborgia: «Nel piano pandemico non è scritto che la prima struttura da riconvertire è Camerino, si dice anche di utilizzare le strutture private. Vorrei sapere se per i 17 posti letto a media e bassa intensità di cura per cui è stato riconvertito Camerino, non fossero possibili alternative. In emergenza, la politica è chiamata a scegliere e dare le priorità. Se la politica rinuncia a questo ruolo, non serve. Non si può privare un intero territorio con comunicazioni difficili, la popolazione anziana e l'inverno alle porte, della struttura ospedaliera di riferimento. Qui non è questione di campanile, ma di dare risposte sanitarie ai cittadini». Il presidente regionale Francesco Acquaroli ha spiegato che le scelte sono i tecnici a farle e che si deve applicare il piano pandemico: «La pandemia non ha confini. Ci troviamo ad applicare un piano pandemico che è un documento meramente tecnico, approvato dal ministero della Sanità, che non è stato scritto da noi o dai sindaci. Non si può fare dibattito politico sul piano pandemico, questo squalifica la politica e le istituzioni. Da presidente regionale non farò mai pressione sui tecnici, perchè ricoverino qualcuno in un ospedale piuttosto che in un altro. Sono disponibile ad emergenza finita, ad un confronto con i sindaci sul futuro piano socio sanitario. Ascolteremo le esigenze del territorio, chiameremo anche il vescovo ed il rettore».
L'impennata
Ha aggiunto il governatore: «Quando sono venuto a Camerino poco tempo fa sono stato chiaro, ho detto che fino a quando possibile avremo tenuto liberi gli ospedali dal Covid, ma poi c'è stata un'impennata nei contagi, che a livello di ricoveri ospedalieri si è manifestata quindici giorni dopo. In emergenza le scelte le fanno i tecnici, nell'interesse delle comunità. Fino a domenica avevamo circa 75 ricoveri in terapia intensiva, ora sono schizzati a novanta. Nessun ospedale, nè Civitanova, nè Macerata, nè Camerino si è salvato dal Covid. Ho ricevuto chiamate anche da medici di Macerata, ma la politica non deve infilarsi nello spazio che non le compete. Rischiamo terza e quarta ondata, fino a quando non arriverà un vaccino. Nelle Marche ne avremo 80mila dosi a febbraio, basteranno solo per 40mila persone, a malapena per il personale sanitario».
I tecnici
A dare risposte tecniche è intervenuta la direttrice generale Asur Nadia Storti: «Abbiamo 357 persone curate nelle case di riposo, che non occupano letti di ospedale. In questa seconda fase, più insidiosa della prima, la riconversione è partita da Civitanova. Nel Covid fiera ci sono cinque moduli pieni, è giunto personale anche da Torrette, Inrca e Marche Nord. A Macerata in malattie infettive ci sono 43 ricoverati, sino a due giorni fa c'erano 26 pazienti nei container del pronto soccorso. Dagli articoli di giornale, sono arrivati gli organi di vigilanza a controllare, le strutture hanno continuato a riempirsi. Camerino lo abbiamo utilizzato per tamponare la situazione». Sono intervenuti diversi sindaci, il consigliere regionale Renzo Marinelli, la conclusione l'ha fatta il vescovo Francesco Massara: «Non esiste solo la problematica sanitaria, ma anche l'emergenza sociale. In questo territorio in quattro anni ci sono stati 25 suicidi ed è salito del 73 per cento il consumo di antidepressivi. Mettiamo da parte il campanile e pensiamo in modo costruttivo. Molte persone si lamentano perché non riescono ad accedere alle cure ordinarie. Dalle decisioni che prenderete voi della Regione dipende il futuro di questo territorio. Su 13 ragazzi della Cresima, undici mi hanno detto che se ne vanno. Dobbiamo dare loro una possibilità. I reparti ospedalieri vanno sostenuti con il personale necessario. Queste terre sono state un po' trascurate, la gente ora ha bisogno di risposte, anche piccole ma concrete» .
Monia Orazi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA