Latina, la professoressa Lichtner: «I monoclonali funzionano, utilizzandoli di più avremmo avuto meno ricoveri e meno decessi»

Domenica 6 Giugno 2021 di Rita Cammarone
Miriam Lichtner

«Ottima la risposta ai farmaci monoclonali da parte dei pazienti positivi al Covid. Ma si poteva fare di più e possiamo ancora fare di più». Non ha dubbi la professoressa Miriam Lichtner, primario di Malattie infettive dell'ospedale Goretti di Latina, recentemente insignita del titolo di cavaliere al merito della Repubblica Italiana. Impegnata nella gestione dell'emergenza sin dall'inizio, fa il punto sulla base dell'esperienza maturata nel campo dei monoclonali in uso da alcuni mesi.


Professoressa, come sta andando?
«Dal 22 marzo abbiamo trattato con anticorpi monoclonali 160 persone. Ma il numero poteva essere molto più elevato, evitando ricoveri e decessi. Purtroppo le persone che hanno contratto il virus in questi mesi non sono state indirizzate abbastanza verso questa opportunità che riduce il rischio di progressione grave della malattia. Una cura che funziona. Ieri abbiamo dovuto trasferire un 56enne positivo al Covid, con patologia cardiovascolare e diabete, perché necessitava di terapia intensiva. Ecco, se fosse arrivato subito in ospedale gli avremmo somministrato gli anticorpi monoclonali. Ora è in terapia intensiva; abbiamo ancora due reparti Covid».


Chi avrebbe dovuto indirizzare i positivi al trattamento?
«Certamente i medici di medicina generale. Non dico che non lo abbiano fatto, ma resta il dato che questa opportunità non è stata colta nella sua pienezza. Ci sono arrivate segnalazioni da parte dei medici specialisti; noi stessi abbiamo cercato di intercettare i pazienti rispondenti ai requisiti richiesti per questo tipo di trattamento. Si tratta di patologie molto frequenti nella popolazione come l'obesità, il diabete, patologie di immunodepressione congenita o acquisita, e per gli over 55 anche ipertensione, bronchite cronica, asma, patologie cardiovascolari».


Perché per poter accedere a questo tipo di cura occorre che il paziente sia eleggibile, per età e patologie?
«Si tratta di medicinali che sono ancora molto costosi e quindi si tende a somministrarli a coloro per i quali è più elevato il rischio di non riuscire a superare la malattia in caso dell'insorgenza di sintomi gravi. Il farmaco deve essere somministrato subito affinché non perda la sua efficacia. Preferibilmente entro 72 ore dall'insorgenza e comunque non oltre i 10 giorni. Non bisogna aspettare i sintomi, basta la positività».


La curva dei contagi, anche in provincia di Latina, è in caduta libera e le vaccinazioni procedono senza intoppi. Abbiamo ancora bisogno di cure monoclonali?
«Certo. La popolazione non è ancora tutta vaccinata e questo lo dicono i numeri. E se i vaccini agiscono preventivamente, i monoclonali hanno la capacità di neutralizzare il virus presente. Abbiamo queste due armi, sfruttiamole. Vorrei cogliere l'occasione per rendere pubblico l'indirizzo di posta elettronica per richiedere l'accesso agli anticorpi monoclonali: monoclonalicovidlatina@gmail.com. Il trattamento richiede un grosso impegno per la struttura, e quindi ora che abbiamo meno pressione possiamo anche dedicare più tempo ed effettuare più somministrazioni al giorno. In uso i medicinali Roche ed Ely Lilly. Se ne facciamo richiesta, ci vengono forniti».


A proposito di vaccini, come sta andando la sperimentazione Reithera in corso al Goretti?
«Nel nostro piccolo possiamo parlare di un farmaco sicuro spiega - perché nessuno dei partecipanti, a cui sono state somministrate dosi del vaccino oggetto di sperimentazione, ha avuto reazioni importanti e nessuno ha contratto il Covid. Ma siamo in attesa dei risultati anticorpali da Ginevra che dovranno essere confrontati con quelli degli altri centri di sperimentazione che hanno coinvolto altre 900 persone. A settembre inizierà la terza fase e spero che Reithera possa avere i fondi per estendere la sperimentazione».

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Ultimo aggiornamento: 09:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA