#ioapro, ristoratori pontini alla manifestazione a Roma. Cantone: «La maggior parte degli esercenti è allo stremo»

Roberto Cantone e Marcello Sette
Roberto Cantone e Marcello Sette
di Francesca Balestrieri
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Mercoledì 7 Aprile 2021, 05:01 - Ultimo aggiornamento: 14:58

COMMERCIO
Alcuni ristoratori pontini ieri hanno partecipato a Roma all'ultima tappa di #ioapro, il tour che ha attraversato l'Italia per chiudere la riapertura di bar e ristoranti, forse una delle categorie, insieme a piscine e palestre, più colpite dall'emergenza economica causata dal Covid.
Tra loro anche Roberto Cantone, rappresentante di Mio Italia che finora non ha mai aderito alle altre azioni di protesta ma che, visto il perdurare della situazione attuale, ha deciso di scendere in campo a Roma. «Questa manifestazione a mio avviso non ha colto il senso della disperazione che molti esercenti stanno affrontando. Ci hanno associato a dei facinorosi, che forse c'erano pure, ma la maggior parte dei presenti erano commercianti allo stremo, quasi disperati - spiega Roberto - purtroppo al momento stiamo pagando le scelte di chi probabilmente non conosce proprio il mondo della ristorazione. Posso fare un esempio concreto, il mio. Abbiamo deciso, insieme al mio socio, di aprire il locale alla fine del 2018, per completare il lavoro e realizzare il nostro sogno, proprio come lo volevamo abbiamo impegnato soldi e tempo. Abbiamo aperto a fine settembre 2019 e praticamente, essendo una nuova attività, non abbiamo preso nessun incentivo. Zero. E nella nostra situazione sono in tanti, il rischio è quello di vedere frantumato il nostro sogno. Bollette, affitto e spese fisse ci sono sempre e se non hai una famiglia alle spalle, difficilmente si riesce a sopravvivere. Inoltre questa città la mia città, non ha mai risposto a questi appelli per cercare di cambiare le cose. Evidentemente ancora non si e toccato il fondo».

Ci sono inoltre molte incongruenze che Roberto racconta: «Ho assunto un nuovo ragazzo da poco tempo, ma con queste nuove chiusure non ho avuto la possibilità di farlo accedere alla cassa integrazione. Quindi lo pagherò nonostante io sia chiuso. Allora mi chiedo, perché alcune attività sono state così penalizzate? Abbiamo già preso tutte le accortezze del caso, abbiamo distanziato i tavoli, acquistato i dispositivi di sicurezza, cosa dobbiamo fare ancora?».


NESSUNA RISPOSTA
Domande legittime che ieri però non hanno trovato risposta perché i commercianti non sono stati ricevuti dal Governo.
I commercianti, provenienti da tutta Italia si sono riversati in strada intonando cori: «A voi che siete chiusi in casa, siamo qui per voi! Non ce ne andiamo se non ci chiederanno scusa», riferiscono i manifestanti nei video che circolano sui social. I promotori di #IoApro hanno girato il Paese in una sorta di tour per raccogliere consensi e portare più gente possibile al sit-in di Roma. «Non abbiamo nulla da perdere, la galera la stiamo già facendo fuori. Un imprenditore deve chiedere in ginocchio di poter lavorare, ecco dove siamo arrivati», spiegano. E sono stati più di 10 mila i partecipanti. La speranza per tutti, è quella che il Governo valuti la situazioni seriamente, altrimenti in molti non riusciranno più a alzare le serrande una volta che si potrà riaprire.

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