Valtenna, strada maledetta «Ma ora servono 2,5 milioni»

Giovedì 21 Marzo 2019
IL CASO
FERMO Avrebbe potuto essere larga e sicura. E invece la Sp 204 è ancora una delle strade più pericolose della provincia. Teatro di sorpassi azzardati e incidenti. L'ultimo, martedì mattina, è costato la vita alla 26enne Gaia Roganti e ha bruscamente riportato l'attenzione sulle condizioni delle arterie fermane, scenari di numerosi sinistri, purtroppo anche mortali.
L'evoluzione
In pochi anni, da strada sterrata percorsa dai contadini del posto, la Lungotenna è diventata sempre più transitata. L'apertura del casello autostradale di Porto Sant'Elpidio ha fatto il resto, trasformandola in via di collegamento con l'entroterra e portando a galla tutte le sue criticità: la carreggiata stretta, il lungo rettilineo e le curve insidiose, la scarsa illuminazione, gli alberi a bordo strada. «Pochi anni fa spiega il dirigente del settore Infrastrutture della Provincia, Ivano Pignoloni quella era una strada bianca. Ne abbiamo capito la strategicità e l'abbiamo asfaltata. Oggi è in buone condizioni. Certe volte è il destino a decidere come devono andare le cose». Non la pensano così i residenti della zona, che ogni giorno vedono sfrecciare lungo la 204 centinaia di mezzi. «È una strada extraurbana. Il limite è di 60 chilometri orari, sotto è difficile scendere. Il problema è che nessuno lo rispetta. Mettere i dossi fuori dai centri abitati è sconsigliato perché potrebbero ostacolare il passaggio dei mezzi di soccorso. Ci sono un paio di curve che abbiamo in programma di raddrizzare, per dare più spazio e aprire la visuale. Ma più raddrizzi e più gli automobilisti corrono. L'unica cosa da fare è aumentare i controlli», dice il dirigente.
La scelta
Diverso il discorso per le piante che costeggiano la strada. Quella contro cui si è schiantata la Panda della giovane morta martedì, per molti, era troppo vicina alla carreggiata. Se l'auto avesse sbandato un metro prima o un metro dopo, non sarebbe finita così, il commento sconsolato dei soccorritori arrivati sul luogo dell'indicente. Con i se, però, non si va da nessuna parte. Quell'albero, risparmiato perché gemello, lì, ci può stare o no? «Il codice della strada indica la distanza dalla carreggiata quando si impiantano nuove alberature, ma non quella delle piante già esistenti. Comunque, la corsia di marcia è la pavimentazione asfaltata, delimitata dalle strisce laterali. I mezzi devono transitare all'interno». Che la Lungotenna sia piuttosto stretta, al punto da mancare perfino la linea di mezzeria, è cosa nota. Il progetto per allargarla c'è da tempo, ma è molto costoso.
Le cifre
«Per il rettilineo, ci vogliono circa 2,5 milioni dice Pignoloni una cifra che non è alla portata della Provincia. L'abbiamo proposto alla Regione, come opera legata alla viabilità del nuovo ospedale, ma non credo che la realizzeranno. Se si riuscisse a fare il ponte e arrivare all'incrocio con la Lungotenna, si aprirebbe uno scenario diverso. Pian pino la Provincia potrebbe cominciare ad allargare la strada. Inoltre, si focalizzerebbe l'attenzione sulla zona e ne verrebbe percepita l'importanza del collegamento». Un progetto di vecchia data, per la verità, che oggi avrebbe potuto essere già completato. L'ampliamento della strada e il ponte fino al casello erano previsti come opere compensative della terza corsia. L'opposizione dei Comuni di Fermo e Porto San Giorgio bloccò l'iter e non se n'è fece più niente. «Il progetto della Provincia spiega il dirigente prevede un collegamento veloce, suggerito anche nel piano regolatore del Comune di Fermo».
Il tipo C1
«Una strada importante di tipo C1, come ampliamento di quella attuale, con un ponte che attraversa il Tenna e si ricongiunge al casello di Porto Sant'Elpidio. Il tracciato resterebbe lo stesso, ma la strada sarebbe spostata più a monte, per via del fiume. Si congiungerebbe con il bypass che sarà fatto a Molini. È previsto anche un ponte che attraversa l'abitato verso Campiglione e che, girando verso monte, si collega con la Mezzina, e, verso destra, alla Lungotenna, fino a San Marco e al collegamento con il casello». Un'opera importante e dai costi elevati (si parla di circa venti milioni), ma anche un'occasione di crescita per il Fermano. Lo sviluppo di un territorio passa anche, e soprattutto, dalla infrastrutture. Ed è inutile progettare un futuro di scambi e relazioni quando due mezzi che si incontrano lungo la stessa strada rischiano di non passarci.
Francesca Pasquali
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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