SCIALÈ: «PENALIZZATE LE MARCHE DEL SUD SERVONO RISPOSTE»

Domenica 18 Ottobre 2020
L'EMERGENZA
FERMO Lo straordinario che diventa ordinario. Un sistema lasciato «all'iniziativa e alla fantasia locale». L'angoscia di non poter fare abbastanza. Sono giorni difficili, questi, per la sanità fermana. Sotto pressione, tra tamponi, contagi in aumento e un reparto Malattie infettive ormai al limite. Annaspano i vertici dell'Area vasta 4 e, a cascata, tutta la gerarchia. Fino ai medici e agli infermieri, tornati a fare i conti col Covid. «L'emergenza si sta prolungando e sta diventando ormai quasi ordinarietà. I numeri sono talmente importanti che determinano condizionamenti organizzativi. Giornalmente, ritariamo la situazione sulla straordinarietà. È disorientante».
Il passato
Non nasconde la preoccupazione il direttore dell'Area vasta 4, Licio Livini. Il terrore di ripiombare nelle settimane buie della scorsa primavera toglie il sonno. «Siamo preoccupati perché ci sentiamo addosso la responsabilità di dover riportare la nostra comunità su livelli di normalità. La sanità ha un peso importantissimo, ma la chiamata è per tutti. Occorre che anche altri facciano la loro parte», dice. Intanto, l'altro ieri, il Covid ha fatto un'altra vittima all'ospedale di Fermo: un ottantenne di origine marocchina, residente a Casalgrande, in Emilia-Romagna. Era arrivato al pronto soccorso del Murri con i sintomi del virus, si è aggravato ed è deceduto. Nel reparto di Malattie infettive, i pazienti ieri erano 31: dieci del Fermano, quindici dell'Ascolano, tre del Maceratese e tre di fuori regione. Dieci di loro si trovano in condizioni critiche. Gli altri stanno abbastanza bene. Da qualche giorno, il Murri e tutte le altre strutture sanitarie dell'Area vasta 4 sono blindate, completamente chiuse alle visite esterne. Con il reparto diretto da Giorgio Amadio senza più posti liberi, si pensa a riorganizzare l'ospedale.
Le cifre
«C'è la possibilità di aumentare i posti letto di altri 22 presi dalla Medicina e da Cardiologia, anche per la Terapia subintensiva. Finché sarà possibile, vorrei mantenere pulita la Rianimazione. Il Murri è l'unico ospedale di Area vasta. Ci sono seicento interventi di sala operatoria sospesi, che dobbiamo recuperare», fa sapere Livini Se, poi, le cose dovessero peggiorare, i reparti chirurgici saranno accorpati su un unico piano, così da recuperare altri trenta letti, come durante l'emergenza. Il riassetto riguarderebbe anche le strutture periferiche, con quella di Sant'Elpidio a Mare che «può diventare un percorso dedicato alla radiodiagnostica» e quella di Montegiorgio che accoglierebbe tutte le cure intermedie, mentre a Sant'Elpidio andrebbero i pazienti Covid post-critici. Discorso a parte per la Rsa di Campofilone che, nel periodo dell'emergenza, aveva ospitato fino a ottanta contagiati post-critici. «In questa fase spiega il direttore del Distretto sanitario, Vittorio Scialè , stanno arrivando pazienti da tutta la regione. Un elemento che penalizza fortemente le Marche del sud. Anche perché capita che questi pazienti peggiorino e, altra aggravante, vengano trasportati al Murri, l'ospedale più vicino».
Le autorizzazioni
«Inoltre aggiunge Scialè , la capienza Covid è molto diminuita, perché sono stati autorizzati 32 posti di Terapia subintensiva. Al massimo, restano tre nuclei da venti». Intanto, dovrebbero arrivare entro un mese i 46 infermieri che hanno risposto all'appello dell'Area vasta 4. In base alla richiesta fatta dalla direzione, rimarrebbero scoperti ancora quindici posti.
Francesca Pasquali
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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