S.Petronilla fa un passo indietro «Siamo il Bronx come 40 anni fa»

Giovedì 21 Ottobre 2021

LA SICUREZZA
FERMO «Abbandonati dal Comune». Si sentono così gli abitanti di Santa Petronilla, tenuti sotto scacco da un gruppetto di giovanissimi, italiani e stranieri, residenti nel quartiere. Una situazione che si trascina da un paio d'anni, peggiorata nell'ultimo periodo, che hanno denunciato martedì sera ai tre consiglieri comunali della Lega, nel corso di un incontro che si è svolto nel centro sociale. Dal quale è uscito fuori che i residenti non ne possono più. Che sono stufi di vivere in queste condizioni. In quello che, quarant'anni fa, era chiamato il Bronx di Fermo. Lo stesso che, con l'impegno di una parte degli abitanti, pian piano è stato ripulito, ma che adesso rischia di tornare nel degrado di un tempo.
I pericoli
«Bisogna subito metterci mano, per evitare che la situazione degeneri perché, poi, è difficile tornare indietro», dice Luciano Romanella. Porta l'esempio di Lido Tre Archi, il consigliere comunale, «dove un gruppo di persone riesce a far cambiare le abitudini anche della gente seria». I residenti ascoltano. Fanno sì con la testa. Poi, uno per volta, alzano la mano per parlare. C'è chi è per il pugno duro e chi spinge per l'integrazione. Chi chiede le telecamere e chi vede nello sport il mezzo per contrastare il disagio giovanile. Su una cosa sono tutti d'accordo: non vogliono che il quartiere dove vivono più di quattromila anime resti in balia di un gruppetto di balordi.
I minorenni
«Uno dei capobanda ha tredici anni. Se ai maggiorenni non puoi fare niente, per i minorenni ci sono i servizi sociali. Se ne occupassero. Magari, così, le famiglie li terrebbero un po' più a casa», dice Alessandra che gestisce il bar all'ingresso del quartiere. Si sentono impotenti, i residenti di Santa Petronilla. Sanno che chi di dovere i nomi di questi giovani che urinano per strada e tirano pietre contro le auto parcheggiate li conosce uno per uno. Ma che ha le mani legate. «Sono minimo quattro e massimo dieci. Partono con l'intenzione di dare fastidio prosegue la commerciante perché sanno che non puoi fargli niente. Sono strafottenti e ti insultano. Se provi a dirgli qualcosa, ti mostrano il telefono che riprende. Sono due anni che tutti lo sanno e che tutti si girano dall'altra parte».
Il quartiere dormitorio
Scene che chi abita lì conosce bene e con cui è costretto spesso a fare i conti. Per Ombretta, ex insegnante e volontaria della Comunità educante e della ludoteca, i primi a cambiare mentalità dovrebbero essere gli adulti. «Se non vogliamo che questo sia un quartiere dormitorio, dobbiamo crescere molto nel civismo. I primi soggetti della sicurezza siamo noi cittadini», spiega. E, riferendosi agli atti vandalici perpetrati dai giovani, parla di «manifestazioni di forte disagio acuito dalla pandemia, che non va giustificato, ma affrontato». Anche con lo sport. Come propone Cinzia che vorrebbe creare una squadra di quartiere, «per coinvolgere i giovani e farli sentire parte di qualcosa». Ma non per tutti può bastare. «Le forze dell'ordine dovrebbero farsi vedere di più e non solo in auto. E andrebbero coinvolti i servizi sociali», dice Maria Clotilde che, a Santa Petronilla, è arrivata quarant'anni fa, «quando su un muro c'era scritto Bronx».
I balordi
«Il quartiere sta diventando una mini Tre Archi, in balia di due o tre balordi. Sono anni che chiediamo di installare le telecamere all'ingresso», incalza Paolo che, per aver rimproverato un paio di questi ragazzini, s'è ritrovato con il gazebo del bar mezzo sfasciato. E che denuncia l'abbandono in cui versa Santa Petronilla e il bisogno di creare «le premesse per migliorare la situazione». Parla di «un quartiere morto e senza centri di aggregazione», Claudia. «Il Comune vuole investire su un'opera educativa?», si chiede. «L'amministrazione è un po' latitante le fa eco Ilaria : mette la videosorveglianza in zone dove non serve e qui no. Non si governa solo con i social. Le persone e i loro bisogni vanno ascoltati. Tutti i giorni vengono sbandierati grandi progetti, ma certe situazioni quotidiane devono essere risolte».
Francesca Pasquali
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA