Raffica di certificati Scatta il giro di vite sugli esoneri no vax

Domenica 17 Ottobre 2021

L'EPIDEMIA
FERMO Uno zoccolo duro che non ne vuole sapere di vaccinarsi. Circa il 15% della popolazione fermana che, per lavorare, andrà avanti a suon di tamponi. Ma fino a quando? Se lo chiedono i medici di base che temono il boom delle richieste di esonero. Quelle che dovrebbero certificare che chi non si vuole vaccinare, in realtà, non può farlo, per un qualche motivo di salute. E che gli permetterebbero di andare al lavoro senza dover mostrare il Green pass e, quindi, senza doversi fare due o tre tamponi a settimana. «È una questione seria sulla quale teniamo alta l'attenzione. Ogni situazione dubbia che si è presentata finora abbiamo cercato di condividerla tra noi, per aver più pareri», spiega Paolo Misericordia.
La lettera
Il segretario provinciale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) ha scritto ai duecento medici di base e pediatri della provincia per chiedere di unire le forze contro i no vax. «Anche se nel Fermano i dati vaccinali sono molto ragguardevoli, la percezione è che potrebbe diventare una criticità», dice Misericordia. Nella nostra provincia, i vaccinati con la seconda dose sono circa l'85%. Se la spinta del Green pass proseguirà per un altro mese ragiona il sindacalista dei medici di famiglia , si potrebbe arrivare al 90%. Anche se, per i camici bianchi, non è facile tenere sotto controllo i numeri dei vaccinati, «per la rigidità della Regione che, per la privacy, ci priva delle informazioni sui nostri assistiti, ma che, allo stesso tempo, ci chiede di dare una mano a convincere i dubbiosi». Niente exploit di richieste di certificati di malattia, invece, da parte dei non vaccinati. Era la paura condivisa da parecchi datori di lavoro. Che temevano defezioni di massa da parte dei dipendenti contrari al Green pass. A differenza di altre zone d'Italia dove l'Ordine dei medici ha tirato le orecchie agli iscritti di manica larga con la firma dei certificati, nel Fermano, per adesso, le richieste sono state poche.
Le temperature
«Bisogna considerare precisa Misericordia che l'obbligo del Green pass è coinciso con l'arrivo dei primi freddi e una forma simil-influenzale abbastanza diffusa. Se il problema si presenterà, lo vedremo nei prossimi giorni. Quelli che provano a fare i furbi ci sono sempre stati. Li conosciamo e li sappiamo gestire. E, comunque, l'inganno avrebbe vita breve, perché il certificato scade», prosegue. Misericordia definisce il Green pass «una soluzione molto proattiva nei confronti di un aumento delle vaccinazioni anche di chi non è convintissimo». Da domani, intanto, partiranno le terze dosi (Pfizer) per gli ultrasessantenni. È la terza categoria, dopo gli over 80 e i soggetti fragili, ad accedere alla terza somministrazione. Le prenotazioni si sono aperte nella giornata di ieri e già non mancano le perplessità. Perché, nelle Marche, per le prime dosi, la fascia d'età tra 65 e 69 anni si è potata prenotare dal 17 aprile (quella da 60 a 64 anni dall'8 maggio). E siccome, per fare la terza dose devono essere passati almeno sei mesi dall'ultima somministrazione, va da sé che, almeno nei prossimi giorni, di ultrasessantenni in fila nei centri vaccinali se ne vedranno pochi. Senza contare che parecchi over 60 hanno ricevuto l'Astrazeneca, che ha un tempo di attesa tra le due dosi maggiore rispetto a Pfizer o Moderna. Quindi, eccezion fatta per i pazienti fragili, che dovrebbero già essere stati chiamati, la maggior parte degli altri dovrà ancora aspettare.
Francesca Pasquali
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