Maturità, che tormento È già conto alla rovescia «Sarà il solito scoglio»

Martedì 4 Maggio 2021
LA SCUOLA
FERMO Sono gli ultimi a uscire al suono della campanella. Chiacchierano mentre s'incamminano verso la fermata del bus. C'è chi tira fuori le chiavi, entra in macchina e parte. Un altro giorno è andato. Meno trentatré alla fine della scuola. Quarantaquattro all'inizio degli esami di maturità. I secondi ai tempi del Covid. Ci pensano e non ci pensano, i maturandi. Se gli chiedi come si sentono, rispondono con un mezzo sorriso. Come a dire: «come quelli che ci sono passati prima di noi». Solo che non è proprio così. Perché è vero che, come quelli dell'anno scorso, dal 16 giugno, si giocheranno tutto con un'unica prova.
La differenza
Ma a differenza di quelli dell'anno scorso, l'ammissione, per loro, non sarà scontata. Dovranno sudarsela fino all'ultimo giorno. Loro sperano nelle commissioni quasi tutte interne (di esterno c'è solo il presidente). Nell'elaborato che dovranno consegnare entro fine mese, da cui partirà l'esame, che sarà solo orale. E, come tutti quelli che li hanno preceduti, nella buona sorte. Perché un po' penalizzati si sentono. «Sono due anni che alterniamo lezioni a distanza e in presenza. Alla lunga, la differenza si vede. Molti di noi sono rimasti indietro. Recuperare non sarà facile», dice Raluca Pusca del quinto Liceo scientifico Calzecchi Onesti. A preoccuparla non è tanto la maturità, quando l'ingresso all'università. Perché, spiega, «non tutti i programmi sono stati portati a termine». Per farlo, i professori avranno fino a metà mese. Poi, si andrà di ripassi e interrogazioni.
I dubbi
«Da quello che ho sentito, l'esame sembra più facile degli altri anni. Ma il fatto che ci sia una sola prova un po' mi spaventa. Ti giochi tutto con quella e per quelli come me che vanno meglio allo scritto, solo il colloquio non è il massimo», dice Luca Capriccioni del quinto Geometri dell'Itet Carducci Galilei. «Ho paura di non essere abbastanza pronta. Per ora, non sono previste simulazioni e questo non ci fa stare tranquilli. E adesso fa anche caldo. Stare in classe cinque ore con la mascherina è difficile», aggiunge la compagna di classe Noemi Marinozzi. Per loro e per tutti gli altri studenti di scuole tecniche la preoccupazione è doppia.
Il corso
Con l'esame normale, una prova era dedicata alla pratica, per dimostrare quello che avevano imparato a fare negli ultimi cinque anni. Adesso, viene assorbita nell'elaborato, assegnato dal consiglio di classe a ogni studente. Da lì partirà l'esame, che durerà un'oretta, e che prevede una parte di analisi del testo e di materiali forniti dalla commissione, una di resoconto dell'alternanza scuola-lavoro e una di educazione civica. Dalla prova, i ragazzi potranno ottenere fino a quaranta punti. Che si andranno a sommare ai crediti accumulati negli ultimi tre anni (massimo sessanta). Si dice tranquillo un ragazzo del quinto Informatica dell'Iti Montani. Il nome preferisce non dirlo, ma parla dell'esame con serenità. «Se hai studiato, da casa o a scuola, non fa differenza», spiega.
L'organizzazione
«Penso che, per come è strutturato, sarà un esame fattibile. Ci siamo esercitati tanto durante tutto l'anno. Il programma è stato sempre seguito. Ce la faremo», conclude. Parla, invece, di «grande confusione» Elisa Piccolantonio del quinto Liceo delle scienze umane Caro. «Anche i professori non sanno bene come sarà l'esame. Qualcuno dice una cosa, qualcun altro un'altra», fa sapere. «Ci stiamo preparando. Essere tornati in presenza è un bene. Le lezioni si seguono meglio. Da casa, può capitare che un giorno la connessione non funziona e perdi la lezione. E poi ci sono troppe distrazioni», aggiunge la compagna di classe Micole Casanova.
L'attesa
L'esame che l'aspetta tra qualche settimana l'avrebbe voluto tradizionale, con le tre prove scritte e l'orale, «per avere più possibilità». rimarca. Ma siccome meglio non si può fare, «ce la metteremo tutta lo stesso. Anche di più».
Francesca Pasquali
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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