La stretta sul Green pass «Bene così, l'importante è non fermarsi ancora»

Sabato 18 Settembre 2021

L'EPIDEMIA
FERMO Era nell'aria già da un po'. Adesso che è cosa certa, il Green pass obbligatorio sul posto di lavoro, nel Fermano, non fa paura, La certificazione verde sarà richiesta dal 15 ottobre. Riguarderà i lavoratori del pubblico e del privato, le partite Iva e il mondo del volontariato. I controlli toccheranno ai datori di lavoro. I lavoratori non in regola saranno sospesi: quelli del privato dal primo giorno senza Green pass, quelli del pubblico dal quinto. Stipendio bloccato da subito per tutti. Si dicono d'accordo le imprese. Quel che conta, il succo del discorso, è non fermarsi di nuovo. E, se per evitarlo, serve il Green pass, allora è il benvenuto.
La posizione
Per il direttore di Confindustria Fermo, Giuseppe Tosi, a far dire di sì agli imprenditori è «la paura di altre chiusure, che incombe e favorisce questo approccio positivo», mentre «il Green pass è visto come uno strumento per evitarle». Quanto ai controlli, spiega Tosi, ci si organizzerà, «l'importante è che non venga a mancare la manodopera qualificata». Sui tamponi per i lavoratori senza vaccino, fa sapere il direttore, le imprese potrebbero organizzasi, «ma non è un costo che possono accollarsi». «Dobbiamo evitare di tornare a sei mesi fa. Se la strada per farlo è la vaccinazione sintetizza Tosi proseguiamo in questa direzione, cercando di convincere gli scettici». Sono favorevoli al Green pass in azienda anche le imprese artigiane.
Il sondaggio
«Se è un modo per far ripartire l'economia ed evitare un altro lockdown, ben venga qualsiasi strumento», dice il presidente della territoriale di Fermo di Confartigianato, Lorenzo Totò. Un sondaggio fatto dall'associazione di categoria nelle tre province del sud delle Marche parla di «un 70 percento di imprenditori favorevoli». Quanto ai dipendenti, «la maggior parte dei non vaccinati aspettava la fine dell'estate per vedere come sarebbe evoluta la situazione». L'unico cruccio spiega ancora Totò è che i datori di lavoro dovranno sobbarcarsi i controlli. E le multe che rischiano, se non li fanno, «ma abbiamo fatto tanto e faremo anche questo». Fosse per Alessandro De Grazia, il vaccino dovrebbe essere obbligatorio. Ma visto che non lo è, «avrei aggiornato i protocolli, alla luce della situazione attuale e rafforzato il sistema di controllo nelle aziende. Dato che quello utilizzato finora ha garantito di poter lavorare in sicurezza», dice il segretario della Cgil di Fermo.
I dubbi
Che ammette di avere «qualche dubbio sul Green pass». Anche se gli effetti sul vaccino cominciano già a vedersi. «So per certo di tanti lavoratori che l'hanno prenotato», spiega il sindacalista. Che sposa la battaglia nazionale per i tamponi gratuiti o a prezzi calmierati, «perché non devono essere una spesa in più per chi ha bisogno di lavorare». Da metà ottobre, il Green pass servirà anche per fare volontariato. E il timore è che i contrari al vaccino si allontanino. «I nostri volontari sono quasi tutti vaccinati. Quelli che non lo sono, se si rifiuteranno di fare il tampone, li metteremo a riposo», spiega il presidente del Ponte, Silvano Gallucci.
La mensa
In via Da Palestrina, la mensa è ancora chiusa «perché non ci sono i requisiti sufficienti da parte degli ospiti». Chi ha bisogno di un pasto caldo arriva, lo prende e se ne va. Docce e guardaroba, invece, sono aperti, «nel massimo rispetto della sicurezza». Si salvano, per adesso, gli avvocati. In tribunale, l'obbligo del Green pass riguarderà solo magistrati e personale amministrativo. «Ognuno ha il suo pensiero, ma la nostra posizione è che bisogna continuare a lavorare. Per questo, stiamo cercando di riportare il tribunale a pieno regime», il commento del presidente dell'Ordine degli avvocati di Fermo, Stefano Chiodini.
I numeri
Circa settecento gli iscritti all'albo, divisi tra favorevoli e contrari al certificato verde. «Accontentare tutti è impossibile. Gli scontenti ci sono e ci saranno. Cerchiamo chiosa Chiodini di conciliare l'interesse di tutti, salvaguardando determinati principi del lavoro e che gli avvocati siano messi nella condizione di lavorare».
Francesca Pasquali
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