LA PANDEMIA
FERMO Vuote ormai da numerose settimane. Dopo un'estate salva per

Domenica 29 Novembre 2020
LA PANDEMIA
FERMO Vuote ormai da numerose settimane. Dopo un'estate salva per metà, le strutture ricettive del Fermano tornano a soffrire gli effetti della pandemia. Ufficialmente aperte, da metà ottobre non vedono l'ombra di un cliente e con l'introduzione delle zone rosse e arancioni la situazione è precipitata. La maggior parte degli alberghi sono chiusi, in attesa di tempi migliori. I pochi aperti sopravvivono con gli operai dei cantieri. Parla di «risultati negativi» e di «una riduzione di fatturato anche del 60%», Gianluca Vecchi.
I fatturati
«È andata bene solo agosto. Già con la zona gialla dice il presidente dell'Ataf (Associazione turistico alberghiera del Fermano) eravamo in grande difficoltà, ma qualche piccolo movimento c'era. Il passaggio dalla zona gialla a quella arancione è stato un disastro». E l'ipotesi di riaperture per Natale e Capodanno ora sembrano tramontare. «La gente ha comunque paura e non si muoverà anche se ci saranno aperture», taglia corto Vecchi che, assieme a Federalberghi, sta spingendo per prorogare al 2021 le misure del Governo. Sul tavolo, soprattutto il superbonus al 110%. «Lo Stato spiega il presidente dell'Ataf dovrebbe investire sul futuro e non distribuire aiuti a pioggia. Con l'Ecobonus, in pochi anni, si ritroverebbe strutture rinnovate, di qualità e più competitive a livello internazionale. Così, invece, non prendiamo quasi niente e le strutture restano obsolete». Per gli alberghi, i decreti Ristoro prevedono un indennizzo del 150% rispetto ad aprile, «il mese in cui lavoriamo meno».
Gli affittacamere
«Piuttosto, avrebbero dovuto stabilire una percentuale sul calo di fatturato rispetto al 2019», dice ancora Vecchi. Ma c'è chi sta peggio. Le strutture microricettive senza partita Iva. Bed and breakfast, affittacamere e case vacanze a conduzione non imprenditoriale. Tra l'80 e il 90% del totale, qui da noi come nel resto d'Italia, secondo il presidente dell'associazione B&B del Fermano, Devis Alesi. Attività escluse, adesso come durante la prima ondata, dagli aiuti nazionali. Gli unici che hanno ricevuto sono stati i mille euro della Regione, a inizio estate. E pure lì c'era stato un distinguo con i possessori di partita Iva, che di euro ne avevano ricevuti 1.500, più altri 1.500 dal Governo. «Anche se non se ne parla, il problema è serio. Nel nostro territorio riguarda quasi tutta la microricettività», spiega Alesi. Dati alla mano, a Porto Sant'Elpidio, su circa sessanta strutture, solo due hanno la partita Iva. Delle trenta iscritte alla sua associazione, soltanto una. «È una discriminante grave aggiunge il presidente dei b&b del Fermano perché, anche noi paghiamo le tasse. Se la decisione fosse stata di lasciare fuori tutta la categoria, sarebbe stato diverso. Potremmo capire la volontà di dare più attenzione alle partite Iva, ma, in proporzione al fatturato, vanno ristorate anche le attività senza». Da qui, la decisione di portare il discorso «sul tavolo della Regione e del Governo». Come il resto della ricettività, b&b, case vacanze e affittacamere patiscono gli effetti della pandemia. Appena i contagi hanno ripreso a salire, sono fioccate le disdette. Per Natale e Capodanno tutto tace. «Dopo la ripresa estiva chiosa Alesi , l'autunno prometteva bene. Ma, da metà ottobre, si è bloccato tutto. Non solo non si vedono più turisti, ma neppure i rappresentanti, perché tutti i settori sono in crisi. Anche la chiusura dei ristoranti, di riflesso, ci ha creato problemi. Perché non possiamo più inviarci i clienti e non tutte le strutture sono attrezzate per consumare cibo».
Francesca Pasquali
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