LA CULTURA
FERMO Fermano terra di antichi borghi e paesaggi mozzafiato. Fermano

Domenica 10 Novembre 2019
LA CULTURA
FERMO Fermano terra di antichi borghi e paesaggi mozzafiato. Fermano terra di buon cibo e pregiata manifattura. Fermano, anche, terra di teatri. È un vero e proprio boom quello che antichi scrigni e sale più moderne della provincia stanno vivendo. Una (ri)scoperta da sold out che, nei mesi freddi, accomoda migliaia di persone davanti a un palcoscenico.
L'offerta
Che sia un'opera lirica o uno spettacolo comico, una piece importata da oltreoceano o un concerto di qualche artista locale, poco importa. Perché la magia che sia crea quando le luci si abbassano e il sipario di alza è la stessa. Quel momento di attesa e silenzio che, col passare dei minuti, lascia il posto alle emozioni. Fino alla fine, all'applauso liberatorio, catartico, come insegnavano i maestri greci, padri del teatro moderno. Che, nel Fermano, si diceva, sta rinascendo. Quasi tutti i quaranta Comuni della provincia oggi ne hanno uno. Certo, non tutti possono vantare la storia e i mille posti a sedere dell'Aquila di Fermo, ma di piccole perle, sopravvissute a terremoti e incendi, il territorio è pieno. Poi ci sono quelli moderni. Senza palchetti e con meno magia. Ma più ariosi e, soprattutto, flessibili. Buoni per un'opera drammatica come per i concerti che piacciono ai giovanissimi. E le sale di paese. Ex oratori o locali in disuso , riadattati e trasformati in spazi polivalenti. Perché quello che conta è ritrovarsi, per vivere insieme la stessa esperienza. E i fermani lo fanno con gusto. L'autunno, in tutta la provincia, dà il via alla maggior parte delle stagioni teatrali. Dopo le feste all'aperto e le serate estive, si torna al chiuso. In ambienti più intimi e meno dispersivi. I numeri dei primi spettacoli parlano di un successo annunciato. Lo zoccolo duro sono ancora gli abbonati. Quelli che al loro posto in sala non rinunciano. Fermo quest'anno ha superato i mille, tra prosa e lirica. Tutti presenti, ieri sera, per la Turandot a firma di Pier Luigi Pizzi, che ha aperto la stagione operistica dell'Aquila.
Le cifre
Numeri che dicono una sola cosa: il teatro è tornato davvero a piacere. Ma non è sempre stato così. C'è stato un (lungo) tempo in cui andare a teatro significava far parte di un'elite. Il teatro era visto come un posto per eletti, per quelli di cultura, che avevano studiato. Chi non si sentiva all'altezza restava a casa. Ora non più. Ora il teatro è un melting pot, un miscuglio di generi e provenienze. Cartelloni per tutti i gusti portano in sala persone diverse, con storie e provenienze diverse, che, per un paio d'ore, condividono lo stesso spazio e la stessa magica esperienza. Bello, no? Ma non è tutto. Perché, attraverso il teatro, una fetta di provincia prova a rinascere. Quella dell'entroterra, afflitta dallo spopolamento e fiaccata dal terremoto. I cinque Comuni (Belmonte Piceno, Montappone, Montefalcone Appennino, Santa Vittoria in Matenano e Servigliano) che hanno fatto rete per presentare un calendario più ricco e variegato, sperano di rimettere in moto l'economia di quei territori. Chi va da solo coinvolge le associazioni. Reti pure quelle, a modo loro. Perché il teatro è anche questo. È sinergia e passione. È impegno e dedizione. È mettersi nelle mani di un pubblico che, a mo' di moderno imperatore, per dire sì, piace, non alza più il pollice, ma compra il biglietto.
Francesca Pasquali
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA