L'INTERVISTA
FERMO Il 71,41% dei consensi pari a 14.314 voti. Riconferma da record

Giovedì 24 Settembre 2020
L'INTERVISTA
FERMO Il 71,41% dei consensi pari a 14.314 voti. Riconferma da record per il sindaco Paolo Calcinaro.
Partiamo dai numeri, davvero schiaccianti. La distanza con gli avversari è abissale. Merito vostro o demerito altrui?
«Stavolta decisamente merito nostro. Cinque anni fa decisamente demerito altrui».
Le previsioni erano per una sua vittoria. Ma s'aspettava un simile risultato con oltre 7 fermani su 10 pronti a votarla?
«Credo sia stato premiato il grande lavoro fatto in questi cinque anni e la grande adesione di tanti cittadini che hanno visto questo modo di fare amministrazione per la città come possibile e si sono, perciò, avvicinati, senza passare dalle segreterie dei partiti. Sono stati premiati il nostro progetto e la nostra voglia di metterci a disposizione della città, senza troppi tatticismi».
Eppure qualcuno la pensa diversamente
«Ancora? Chi lo dice è stato completamente smentito. Innanzitutto, perché non abbiamo uomini di partito eletti. Se ci fosse stato un accordo, ci sarebbero stati uomini di partito che sarebbero andati avanti. E poi, basta vedere i risultati che sono state ottenuti alle regionali. La sinistra che c'è a Fermo ha votato più Calcinaro che la coalizione di Mangialardi. Capisco che serviva portare avanti questa tesi per una chiamata alle armi e per fortificare le proprie percentuali, ma è un messaggio che non è passato».
Ventitré seggi contro nove: in Consiglio comunale la maggioranza è schiacciante. Cosa cambia, in concreto?
«C'è tanto da fare per la città. Quindi, grande dialogo nei confronti dell'opposizione. Mi auguro che, dall'altra parte, ci siano le stesse intenzioni, perché un conto è dire una cosa, un altro è farla. Se penso a chi in Consiglio già c'era, posso dire che, in questi cinque anni, di dialogo se n'è visto poco. Io sono pronto. D'altronde, non mi devo preparare per un Calcinaro tris. C'è da fare bene per la città. Se si metterà un po' da parte la faziosità, riusciremo sicuramente a lavorare».
Rieletti sette degli otto assessori uscenti. Soltanto Nunzi è rimasto fuori. Ma stavolta, qualcuno resterà deluso
«Si vedrà. Non credo che ci sia tutta questa ansia. Da qua a una settimana, si saprà quali saranno le scelte per la giunta».
Chi blinda?
«Chi ha avuto risultati eclatanti in questi anni».
E le quattro assessore previste dalla legge?
«Non ho pregiudizi. Devo vedere le persone e le loro personalità. Del resto, credo che Fermo sia stato uno dei pochissimi Comuni in Italia ad aver affidato il settore dei Lavori pubblici, che è il cardine di un'azione comunale, a una donna».
Dicono che faccia tutto lei. Delegherà di più a questo giro?
«Sì, sì, lo giuro».
Riuscirà ancora a mettere tutti d'accordo com'è avvenuto nei precedenti 5 anni?
«Ma adesso gli animi sono gli stessi: si va dalla destra alla sinistra, come era anche prima. Cambiano i nomi, ma le sensibilità sono sempre quelle. Concentrandosi sui temi cittadini, cambierà poco».
Soddisfatto dell'esito delle elezioni regionali? Anche in questo caso era previsto ma le Marche sono l'unica Regione che si è spostata verso il centrodestra.
«Sì, il risultato era scontato, viste le previsioni. Certo, fosse entrato un consigliere di Fermo città, ma l'esperienza e la conoscenza di quelli che sono entrati sono confortanti per il nostro territorio».
E del referendum?
«Personalmente ho votato no. Non perché non pensassi che bisognasse dare un segno, ma perché il nostro territorio sarebbe stato penalizzato da una vittoria del sì. Adesso, serve un'immediata revisione della legge elettorale, che dia veramente garanzie a territori piccoli come questo. Altrimenti, si rimarrebbe con un deficit rappresentativo che potrebbe diventare devastante. Sarebbe veramente pericoloso».
La prima cosa che ha fatto stamattina?
«Un po' di chiamate ai candidati, eletti e no».
Cosa c'è che la preoccupa di più in vista dei prossimi anni ancora sulla poltrona da sindaco?
«Francamente la mole di lavoro, che cercherò di ben distribuire, ma non solo».
Cioè?
«Senz'altro anche la qualità della vita personale che invece rimarrà bassa».
Francesca Pasquali
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