IL PERSONAGGIO
FERMO Ne aveva fatta di strada sognando un futuro da professionista

Sabato 18 Maggio 2019
IL PERSONAGGIO
FERMO Ne aveva fatta di strada sognando un futuro da professionista nel mondo del ciclismo. Quella del colombiano Juan Pablo Valencia Gonzalez è una storia nella storia nell'operazione Giaguaro: Valencia arriva nel 2011 ingaggiato dalla squadra Under 23 dei Calzaturieri Montegranaro (società, è bene precisare, non è coinvolta nell'operazione). E inizia bene: due secondi posti al Giro del Valdarno e al Circuito delle Stelle. Poi nel 2012 vince il Trofeo Maria SS. Addolorata, arriva secondo al Gran Premio Città di Felino e al Gran Premio Città di Montegranaro ma soprattutto il 16 agosto termina al quarto posto il Gran Premio Capodarco vinto da Gianfranco Zilioli, in una delle superclassiche della categoria top dei dilettanti del ciclismo.
I piazzamenti e il salto
È il momento del grande salto: corre come stagista nella squadra pro Colombia-Coldeportes con cui nove giorni più tardi arriva secondo al Giro del Veneto dietro Oscar Gatto. Tra il 2013 e il 2015 continua a correre con il Team Colombia con i professionisti. Nel 2015 vince la maglia di scalatore al Presidential Cycling Tour of Turkey e partecipa alla Vuelta a Espana concludendo in ottantasettesima posizione. È il top della carriera di Valencia che imbocca la fase discendente ma resta saldamente ancorato alla terra che lo aveva abbracciato all'inizio della sua carriera: Montegranaro. Anche se tecnicamente la sua residenza è in provincia di Bergamo, a Predore.
Il ritorno nelle Marche
Nelle Marche, peraltro, nel 2017 si iscrive al corso di formazione di primo livello della Federciclismo regionale. Nelle Marche, lo scorso anno, rispunta di nuovo vicino alla Calzaturieri Montegranaro dopo che nel 2016 era stato l'ospite d'onore alla presentazione del team. Poi le cose precipitano nei primi mesi del 2019. Quando i carabinieri di Montegranaro, nel corso delle indagini, si imbattono in questo personaggio dal vago accento ispanico tutto pensano meno che una figura sportiva di questo livello possa essere finita nel gorgo del traffico degli stupefacenti. Il 6 febbraio lo stanano tenendo un profilo basso sulle sue generalità: segno evidente di un'inchiesta che doveva ancora muovere i passi decisivi.
La navetta con il Nord
I militari scoprono che fa la spola tra il Nord Italia e il centro veregrense per vendere cocaina: il colombiano è scaltro, cambia spesso abitazione appoggiandosi da amici che erano all'oscuro dei suoi traffici. In una di queste toccata e fuga, gli uomini del maresciallo Di Risio, lo marcano stretto. Un giorno lo vedono uscire da una abitazione in sella a una mountainbike. E lo pizzicano mentre cerca di disfarsi di due involucri, recuperati, che contenevano 17 ovuli di cocaina per 17 grammi. Nella casa dove si appoggia trovano un trolley con altri 40 grammi di cocaina pura, sostanza da taglio, un bilancino elettronico e 4mila euro ritenuti provento di spaccio. Si apre il vaso di Pandora, Valencia nasconde lo stupefacente nei tubolari della bicicletta con cui gira. All'interno dei tubolari ci sono tracce di cocaina: ci nascondeva la droga e ci faceva consegne. Dopo i giorni in carcere a Fermo, i domiciliari a Predoro, in Lombardia.
a. t.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA