Quel buco nero in galleria La grande opera del sisma avanza a passo di lumaca

Giovedì 6 Agosto 2020
I RITARDI
ASCOLI «Speriamo che la luce in fondo al tunnel sia l'insegna di Arquata». Sdrammatizzare è l'unica strada rimasta ai terremotati di Arquata perché di strade, quelle fatte di asfalto e non metaforiche, non c'è proprio traccia. Laddove lo Stato doveva garantire celerità ed efficienza per garantire collegamenti più snelli a una zona flagellata si va più lenti. Molto più lenti. Benvenuti nell'odissea per la costruzione della galleria Montecastello sulla Salaria, (la strada che collega l'Adriatico alla capitale) già finanziata con 93 milioni di euro riferiti al primo lotto di cinque chilometri. Dopo un'attesa di 50 anni, e nonostante la batosta del terremoto, i lavori aggiudicati all'impresa Carena di Genova iniziati nel settembre del 2017 procedevano a spron battuto (38% dell'opera ultimata). Poi quasi un anno fa la luce in fondo al tunnel si è spenta. Carena, colosso delle grandi opere nazionali dallo stadio Ferraris all'ospedale Gaslini sin dal 1867 ha annunciato ai sindacati il fallimento. Licenziati 50 operai e lavori sospesi del cantiere di Trisungo d'Arquata nell'area del cratere sismico.
I crediti
La Carena, infatti, rivendica crediti per almeno 32 milioni di euro (si legge nella sentenza di fallimento). «Erano crediti - ricorda il vice sindaco Michele Franchi - relativi a contenziosi con Anas mai risolti per altri cantieri stradali nel Sud Italia». Il collegamento (un tratto di 2,7 chilometri di cui due in galleria per 90 milioni di finanziamento) è una variante al tracciato attuale tra Trisungo di Arquata del Tronto e l'esistente galleria Valgarizia nel comune di Acquasanta Terme. Il contenzioso acceso fra l'Anas e l'impresa Carena ha tra l'altro ritardato anche la realizzazione dei lavori di riqualificazione della galleria Cesaronica, lungo la strada che da Arquata conduce a Norcia. È proprio questa, infatti, l' impresa che deve completare le rampe di accesso alla strada. Adesso dunque è tutto fermo e una soluzione per ripartire in tempi accettabili non sembra essere dietro l'angolo. Teoricamente, l'ultimazione della galleria era prevista per il 17 febbraio 2021, ma è evidente che adesso proprio sulla data di conclusione resta un grosso punto interrogativo. Anas che si riserva del tempo per rispondere all'addebito mosso da Carena (sui contenziosi che l'avrebbero messa sul lastrico) sottolinea di aver «avviato le attività tecniche, amministrative e contabili necessarie al riappalto dei lavori di completamento. In particolare - si legge nella nota - è stato ultimato lo stato di consistenza ed è in corso la realizzazione del progetto di completamento che si prevede di ultimare entro l'anno».
La promessa
La Regione Marche, nel frattempo, ha richiesto azioni urgenti da parte del Governo Conte e di Anas. In particolare ci sono stati due incontri (2 ottobre e 18 dicembre 2019) svoltisi con la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli durante i quali sono stati affrontati i temi relativi all'adeguamento della Salaria. Il 2 marzo scorso, inoltre, a firma congiunta della vicepresidente della giunta regionale, Anna Casini e del dirigente del servizio tutela gestione e assetto del Territorio, l'architetto Nardo Goffi, è stato inviato alla ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli e al direttore generale dell'Anas Massimo Simonini, un'ulteriore richiesta di intervento urgente nel tratto marchigiano della Salaria per poter avviare e completare al più presto sia la fase di progettazione del tracciato dalla galleria Valgarizia fino alla località di Santa Maria di Acquasanta che la fase di realizzazione degli interventi di messa in sicurezza. Il ministro stesso annunciò solennemente che entro poco tempo sarebbe stato nominato un commissario speciale per sbloccare il cantiere. Sono trascorsi otto mesi ma il commissario ancora non c'è (si spera in settembre) le ruspe si sono impolverate sotto il sole cocente di agosto.
La montagna muore
«Sono i soliti ritardi all'italiana - commenta amaramente il sindaco di Arquata del Tronto, Aleandro Petrucci- Il ministro De Micheli me lo aveva promesso già a dicembre e poi me lo ha ribadito pochi giorni fa durante l'inaugurazione dello stabilimento Unimer di Arquata, ma i giorni passano e non succede nulla e non abbiamo più tempo. Per noi è assolutamente prioritaria la ripartenza dei lavori perchè altrimenti non solo Arquata del Tronto ma tutta la zona montana si spopola e muore». Per ora la montagna ha partorito un topolino.
Mario Paci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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