LA VICENDA
ANCONA L'ultimo treno passato alla stazione marittima è del

Lunedì 9 Settembre 2019

LA VICENDA
ANCONA L'ultimo treno passato alla stazione marittima è del primo pomeriggio del 13 dicembre 2015. Da quel momento, erano le 15.36, Ancona ha smesso di avere il suo terminal ferroviario interno al porto e in pieno centro, lasciando spazio al servizio navette. A niente era servita l'ondata di proteste che aveva fatto immediatamente seguito alla notizia, risalente a metà estate 2015, della soppressione del collegamento tra la stazione centrale e lo scalo dorico, un punto di riferimento per i pendolari diretti al cuore della città. Nulla hanno potuto le mozioni in consiglio comunale e regionale, le interrogazioni in Parlamento, i flash mob, il volantinaggio, le petizioni, gli incontri con ex dirigenti Trenitalia e Rfi e le iniziative organizzate da numerose associazioni cittadine, tra cui Italia Nostra e Vista Mare.
L'abbandono
Sono passati quasi quattro anni dalla soppressione del collegamento, decisa congiuntamente da Regione, Comune, Autorità portuale e Rfi in applicazione delle norme di legge che regolamentano gli attraversamenti stradali in presenza di ferrovia. Quattro anni in cui la banchina si è trasformata in una terra di frontiera per disperati e per cui non sembra esserci un piano di recupero. Complice, probabilmente, anche la complessità di una vicenda che ha tirato in ballo almeno quattro enti differenti con altrettanti bacini di competenza. È in atto, ha fatto sapere l'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, una procedura che terminerà con la riacquisizione dell'area in questione da parte del Demanio dello Stato. Uno degli ultimi baluardi per impedire la chiusura dello scalo era caduto in consiglio regionale, un mese prima di far terminare il collegamento tra stazione e porto. L'assemblea aveva bocciato a novembre 2015 con 15 voti contrari e 11 a favore la mozione presentata dal Movimento 5 Stelle contro la soppressione della stazione.
Al voto non aveva partecipato il consigliere regionale del Pd Enzo Giancarli, che si era a lungo battuto per il mantenimento della linea, che costava alla Regione circa 900 mila euro l'anno. Alle rimostranze dei pentastellati aveva risposto direttamente il governatore Ceriscioli, che aveva definito il collegamento «poco funzionale». «Se si vuole mantenere la linea aveva detto in consiglio - bisogna realizzare il progetto di adeguamento della sicurezza di Fs. Al quale sono contrari due soggetti: il Comune che ritiene la tratta rischiosa (non ci sono recinzioni) e l'Autorità portuale che ritiene il progetto troppo impattante. Era disposta a valutarne altri, ma non ci sono». Il mantenimento della tratta era stato reclamato anche dai gruppi di opposizione in consiglio comunale. Addirittura, una delegazione composta tra gli altri da Daniele Berardinelli (all'epoca Pdl), Francesco Rubini (Sel) e Stefano Tombolini (60100), era volata a Roma per incontrare l'amministrazione delegato di Rfi con l'obiettivo di discutere del futuro dei collegamenti da e per Ancona. Da parte delle associazioni cittadine erano partite anche delle petizioni da poter far firmare ai cittadini per cercare di trovare soluzioni alternative alla soppressione della tratta. Era stato tutto inutile.
fe. ser.
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