IL CASO
Era solo questione di tempo. E che sia successo a Pesaro non è un

Venerdì 3 Dicembre 2021

IL CASO
Era solo questione di tempo. E che sia successo a Pesaro non è un caso. Lo sfogo sui social del primario del pronto soccorso di Marche Nord, Umberto Gnudi (anticipato ieri del Corriere Adriatico), è un pugno allo stomaco alla sanità marchigiana pressurizzata dalla quarta ondata e compressa dai budget esauriti dopo un altro anno sulle montagne russe della pandemia. Le reazioni fioccano a suon di like per il medico-eroe del primo Piave marchigiano contro il Covid (ricordate l'inferno di marzo 2020 proprio a Pesaro?).
La parole di mercoledì sera
«Avrete le mie cure al meglio che posso, come sempre. Ma sappiate che mi fate schifo e vi disprezzo - ha scritto il dirigente medico di Marche Nord mercoledì sera -. All'ennesimo caso di no vax positivo che vuol dire più lavoro e più rischio per noi sanitari stremati ma soprattutto meno risorse e posti letto per tutti gli altri malati, vittime innocenti di cieca stupidità, ho perso la pazienza!». Il day after, il secondo giorno di lavoro del nuovo capodipartimento Gozzini ad Ancona, la gestione complessa del caso è affidata al direttore generale di Marche Nord Capalbo e all'assessore Saltamartini. L'assessore ordina il silenzio su tutta la linea, la manager di piazzale Cinelli si adegua e, come sempre, si adopera. Che Gnudi sia sotto pressione lo si sa da un pezzo: lo scorso febbraio al Corriere Adriatico dichiarava «che se risale la terza ondata la macchina generale può andare avanti ma medici e infermieri sono sotto pressione e rischiano di non reggere». Sui social è un diluvio di solidarietà per il medico, puntellato dal dissenso più o meno educato (eufemismo) dei no-vax, evidentemente senza memoria dopo quel che è successo lo scorso anno. Gnudi si è trovato addirittura costretto a limitare alcuni utenti. I più attenti ricorderanno che è stato uno dei primi a denunciare il fenomeno del mercato liquido dei medici che lasciano 118 e pronto soccorso per migrare nelle più remunerative (e meno rischiose) Usca.
L'aggressione a inizio novembre
E lo stesso reparto di Gnudi a inizio novembre ha vissuto il terrore di un'aggressione nei locali dell'accettazione del San Salvatore di Pesaro. Quindi che si tratti di un reparto sotto pressione è fuori discussione. Per questo Capalbo per conto di Saltamartini, ha offerto solidarietà e fiducia da parte dell'azienda e della Regione ma anche qualche puntello concreto a Gnudi. Primo fra tutti quello di dirottare medici e personale supplementare dagli altri reparti per il pronto soccorso. C'è il problema della specializzazione per spostare un cardiologo o un neurochirurgo ma pare che Saltamartini non ne abbia voluto sapere. L'input è: sostenere il pronto soccorso, punto. La querelle mediatica nel frattempo è andata avanti. Gnudi ha provato a chiarire su Facebook: «Temo che la frustrazione con la quale ho scritto il post lo abbia reso irritante per chi ha idee diverse, e di conseguenza abbia fatto sì che se ne travisasse il messaggio. Sono medico di PS e 118 da vent'anni e in questi anni ho imparato che l'empatia, la buona parola, la compassione sono esse stesse cura, spesso altrettanto efficace dei farmaci. Ma non posso provare empatia per un atteggiamento distruttivo ed egoista quale è il rifiuto ideologico del vaccino. Vedere morire boccheggiando un anziano mi fa schifo, e quando nell'ambulatorio accanto il medico che sono curerà, in scienza e coscienza, l'autore del contagio, l'uomo che sono non potrà provare rispetto per lui».
Andrea Taffi
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