Da trent'anni nell'amministrazione comunale, prima come consigliere poi vicesindaco

Lunedì 10 Agosto 2020
Da trent'anni nell'amministrazione comunale, prima come consigliere poi vicesindaco e sindaco di Mercatello sul Metauro dal 1995 al 2005. Alfiero Marchetti ha seguito sin dall'inizio la storia della Guinza, simbolo delle incompiute.
Marchetti, 30 anni di buio, senza mai vedere la luce in fondo al tunnel?
«Forse anche di più. È una storia nata nel 1986 quando lo Stato finanziò l'opera. Io c'ero al brindisi del 1 novembre del 1990, mai mi sarei aspettato che tutto cadesse nel vuoto. Dopo 900 metri del foro pilota si fermò il cantiere. Era un presagio di quello che sarebbe stato. Nel 2003 la galleria era terminata e nel 2005 anche il tratto esterno che collega Mercatello Sul Metauro. Ma poi il nulla».
Ma di chi è la colpa di questo fallimento?
«Il territorio ha combattuto per averla ma non è stato trovato un accordo sui finanziamenti e sul percorso. Non c'è mai stato un politico di riferimento che potesse spingere fino in fondo. Il territorio non ha mai avuto la forza di imporre questa scelta. Forse anche per resistenze politiche».
A quali livelli?
«La Regione non ha mai puntato su questa strada. C'era disinteresse. La giunta Spacca ha puntato a realizzare la Quadrilatero per i quali sono stati spesi 2 miliari di euro. Un'arteria che ha reso più difficile il collegamento della strada dei due mari. Oggi gli umbri vanno al mare a San Benedetto e non più a Fano come prima. Ricordo che quando si percorreva l'attuale tratto di Fano-Grosseto fino ad Acqualagna, la domenica sera c'era un traffico intenso di rientro degli umbri verso casa».
Siete stati illusi?
«Si diceva che non c'erano risorse però è mancato anche altro, la volontà politica. La Provincia di Pesaro ci ha puntato però non aveva abbastanza peso per imporre scelte di questo tipo. Nel frattempo i costi sono lievitati. Anche lo Stato non ci ha creduto più. Questo territorio non è abbastanza forte da un punto di vista demografico per determinare questa scelta. L'Umbria ha poco interesse perché ha altre arterie e nel loro territorio passerebbero solo 11 km di Fano-Grosseto. In Toscana questa strada è quasi completata».
Eppure lei andò persino al Cipe per il finanziamento del terzo lotto, vero?
«Sono stati 15 anni di riunioni. Nel 2003 sembrava fatta per il lotto della doppia galleria di 2400 metri per attraversare il paese. Il Cipe finanziò il tutto con 500 miliardi di vecchie lire ribadendo la necessità assoluta della seconda canna della Guinza. Poi un nuovo stop. Eppure ci sono stati momenti in cui avevamo 250 operai al lavoro in due cantieri: uno per la galleria e uno per il tratto esterno che arriva a Mercatello. Ma vennero cambiati progetti e idee. Senza arrivare a nulla».
Cosa si è perso?
«Aprire la Guinza vorrebbe dire arrivare a Città di Castello in 10 minuti, a Perugia in 35 e a Firenze in un'ora. La valle avrebbe bisogno, abbiamo una zona industriale a Lunano, Fermignano e Urbania che potrebbe crescere. La risposta sanitaria sarebbe migliore. Oggi per arrivare al primo ospedale ci vogliono 50 minuti. In questi anni abbiamo assistito a uno spopolamento in maniera consistente a Belforte, Apecchio e Mercatello. Siamo isolati, ci hanno isolati. Il muro di Bocca Trabaria ci chiude da secoli».
Ora il Governo ha inserito la Guinza nel dossier Italia Veloce finanziato con fondi europei e la possibilità di un commissario, sarà la volta buona?
«Abbiamo sentito tanti annunci. Non c'è ancora una progettazione e non c'è qualcosa di definitivo. Non ci sono ancora elaborati. In questi anni abbiamo sentito parlare di doppio senso con semaforo, seconda canna, tracciati che arrivano al paese. Ci sono stati persino espropri di terreni per aprire la strada accanto a Mercatello. Tutto è rimasto lettera morta. Oggi abbiamo solo una galleria chiusa da lucchetti, abbandonata».
lu. ben.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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