ACQUAROLI: «RAMMARICO MA PRIMA DI TUTTO C'È LA SALUTE DEI CITTADINI»

Martedì 23 Febbraio 2021
IL RETROSCENA
Da oggi, 20 Comuni dell'Anconetano sono in zona arancione. Quelli in cui il trend del contagio da Covid-19 galoppa troppo velocemente, tanto da convincere la Regione ad introdurre il provvedimento in senso restrittivo. Una decisione tanto «sofferta», come ha ribadito ieri il governatore Francesco Acquaroli in un post su Facebook, quanto inevitabile visti i dati allarmanti della provincia. Ma sofferte sono state anche le dinamiche istituzionali che hanno portato alla firma dell'ordinanza con la quale, in quelle 20 città, si chiudono bar e ristoranti, vengono sospese mostre e servizi di apertura al pubblico di musei ed altri luoghi della cultura, si raccomanda «fortemente» la didattica a distanza negli istituti scolastici dove si registra un aumento dei contagi.
Lo sprint del fine settimana
Fino a venerdì, infatti, questo provvedimento non sembrava essere nell'ordine delle cose. «Prendiamo atto che le misure di restrizione adottate per un'ulteriore settimana sono sufficienti e proporzionali allo stato attuale del numero dei contagi», faceva sapere con un comunicato la presidente Anci e sindaca di Ancona Valeria Mancinelli, dopo il confronto venerdì, appunto con la Regione, riferendosi alla chiusura dei confini provinciali. «Stante così le cose aggiungeva nella nota abbiamo avuto rassicurazione che non c'è alcuna necessità di provvedimento da parte dei Comuni». Una postilla che non era per niente piaciuta a Palazzo Raffaello, tanto da far saltare anche il comunicato congiunto inizialmente previsto. Poche parole che però piazzano nella metà campo della Regione la patata bollente delle decisioni scomode e notoriamente impopolari, anche alla luce del fatto che il quadro complessivo dei dati del contagio ce l'ha il Servizio salute regionale. Poi, però, nel tardo pomeriggio di sabato, una corsa in solitaria cambia lo scenario.
La corsa in solitaria
Il sindaco di Jesi Massimo Bacci, dopo un confronto con Acquaroli e la dirigente del Servizio Lucia Di Furia, e visti i dati allarmanti del contagio, decide di rendere la città zona arancione con un'ordinanza sindacale, rompendo così il fronte compatto dei primi cittadini concordato in una riunione del 18 febbraio, convocata proprio per avere una posizione unanime. A questo punto, probabilmente anche colta di sorpresa dalla decisione in solitaria del collega, la presidente Anci Mancinelli, ha sollecitato un secondo confronto con la Regione, affinché venissero previste misure omogenee onde evitare decisioni in ordine sparso da parte dei Comuni interessati. E dopo il serrato summit domenicale, ieri è arrivata l'ordinanza regionale che estende la zona arancione, almeno fino a sabato compreso, ad Ancona, Osimo, Senigallia, Falconara Marittima, Filottrano, Staffolo, Serra de' Conti, Polverigi, Cupramontana, Camerata Picena, Monte San Vito, Maiolati Spontini, Chiaravalle, Ostra, Loreto, Sirolo, Sassoferrato, Castelplanio e Castelfidardo.
Il rammarico del governatore
«Mi dispiace veramente dover prendere un provvedimento simile scrive sul suo profilo social Acquaroli, che ieri ha incontrato i sindaci che non erano presenti domenica, per fare anche con loro il quadro della situazione , ma la salute e la sicurezza dei cittadini, la tenuta delle strutture sanitarie e la salvaguardia degli operatori devono essere sempre al primo posto». Il comitato Priorità alla scuola ha puntualizzato come «la chiusura delle scuole debba essere l'ultima ratio», invitando a «prendere provvedimenti mirati ai singoli istituti laddove i dati evidenzino dei seri cluster sviluppati nel contesto scolastico, accompagnati da screening rivolti alla popolazione scolastica interessata». Per uscire da questo tunnel, l'unica arma è la vaccinazione: dal 20 febbraio, sul sito di Poste italiane https://prenotazioni.vaccinicovid.gov.it, è possibile fare richiesta, per gli over 80 che non possono deambulare, per la somministrazione della profilassi a domicilio. Dalle registrazioni, verrà stilato un elenco da distribuire ai medici di base, che valuteranno chi vaccinare a domicilio e chi in ambulatorio. A livello nazionale è già stato siglato il protocollo che consente il coinvolgimento dei medici di famiglia anche per questa fase della campagna vaccinale (dopo quella riguardante le Rsa) e, nei prossimi giorni, verrà firmata la sua declinazione regionale.
Martina Marinangeli
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