Mobilità, Biofuel: metano e gpl l'alternativa made in Italy

Mercoledì 14 Ottobre 2020 di Nicola Desiderio

L’alternativa alla pompa non è necessariamente la spina. Lo sanno bene gli automobilisti italiani che da decenni hanno nel Gpl – abbreviazione di gas di petrolio liquefatto, una miscela di Propano, Butano e Bentano – e nel Metano due carburanti che permettono, di risparmiare abbassando le emissioni, sia quelle inquinanti (soprattutto il particolato) sia quelle di CO2, fino al 25%. A determinare il successo del Gpl ci sono anche i costi di raffinazione ed estrazione contenuti, la facilità con la quale può essere distribuito e l’incidenza delle accise assai inferiore rispetto a benzina e gasolio: circa il 25% per il Gpl e addirittura il 4,4 per mille per il gas naturale. E questo si trasforma in prezzi contenuti per il consumatore finale: si va da 0,65 euro al litro per il Gpl a meno di un euro al kg per il Metano. Vuol dire che, in media, un pieno con il primo costa 20 euro, per circa 500 km di autonomia, e del secondo 15 euro con consumi che, per alcuni modelli, sono di 3 kg per 100 km. Secondo l’Eafo, il nostro paese è di gran lunga il numero uno per i gas da autotrazione. Sono oltre 3,3 milioni le automobili che vanno a gas: 2,35 milioni a Gpl e quasi un milione quelle a gas naturale, oltre tre quarti di tutte quelle che circolano in Ue. I dati di immatricolazione dei primi 9 mesi per il nostro paese dicono che le prime targano il 6,6% e le seconde il 2,4%. Per i veicoli commerciali il 3,2% del nuovo targato è a Metano (utilizzato anche dagli autobus urbani), lo 0,9% a Gpl.

L’INCIDENZA

In Europa entrambi pesano complessivamente per l’1,6%. A livello di flotta, ci battono solo Polonia (3,6 milioni) e Turchia (4,9 milioni), ma solo per il Gpl, utilizzato nell’area Ue-Efta-Turchia da 12,7 milioni di auto, mentre per il gas naturale compresso – generalmente abbreviato in Cng dall’inglese Compressed Natural Gas – dopo l’Italia c’è la Germania con 93mila auto con una rete di rifornimento composta da 861 distributori contro i nostri 1.455. L’Italia ha invece la quarta rete per il Gpl: 4.970, dietro anche a quella tedesca (6.638), polacca (7.500) e turca (10.300). In Italia ci sono a listino 42 modelli a Gpl e 27 a Metano. Per quest’ultimi, l’unico italiano nella top ten delle vendite è la Panda (5a con 2.098 unità nei primi 9 mesi dell’anno), gli altri sono tutti del gruppo Volkswagen: la prima è la Golf (4.360, quasi 1 su 5 delle 23.271 in totale) poi ci sono anche la Up! e la Polo, tre Seat (Arona, Leon e Ibiza), due Skoda (Octavia e Kamiq) e anche l’Audi A3. Il costruttore tedesco ha messo in campo la migliore tecnologia, con serbatoi in materiale composito, più leggeri e capaci di resistere fino a 200 bar, disposti sotto la scocca per ridurre al minimo l’impatto sulla capacità del bagagliaio.

LA MECCANICA

Anche i motori sono di ultima generazione abbinabili anche a cambi automatici doppia frizione: dal 3 cilindri mille da 90 cv fino al 2 litri da 170 cv passando per l’1,5 litri da 130 cv dotato persino di turbocompressore a geometria variabile. Tra le auto a Gpl sono le Dacia a fare la parte del leone: oltre 16.500 unità sulle 64.158 in totale tra Duster (prima con 9.992) e Sandero. La terza generazione di quest’ultima, attesa per il primo trimestre del prossimo anno, avrà come versione più potente della gamma proprio la Eco-G bi-fuel a Gpl 3 cilindri mille turbo da 100 cv e, grazie al doppio serbatoio (40 litri per il gas e 50 per la benzina), avrà un’autonomia di 1.300 km. L’attenzione del nostro paese alle alimentazioni a gas ha anche un risvolto industriale. Realtà come la Landi Renzo o la BRC sono i leader mondiali del settore, sia per il primo equipaggiamento sia per i kit di trasformazione post vendita. Ci sono invece costruttori, come Opel e Daimler, che hanno abbandonato il gas puntando dritti all’elettrificazione. Un altro modo per ridurre le emissioni sono i biocarburanti e i carburanti sintetici. I primi vengono da fonti rinnovabili, come i vegetali e gli oli esausti, e la normativa obbliga che siano mescolati anche sui carburanti alla pompa in percentuali minime: 5-10% per la benzina, 7-10% per il gasolio migliorandone persino il potere lubrificante. Puro è utilizzato solo da aziende di trasporto. In Italia la produzione in 10 anni è cresciuta del 600%.

Secondo l’Eafo, in Europa si producono oltre 17 milioni di tonnellate di biocarburanti, 14 dei quali biodiesel, circa 650mila tonnellate solo in Italia, poco meno della metà di quello consumato. Il bilancio per l’ambiente diventa ancora più favorevole se, per ricavarlo, si utilizza energia anch’essa da fonti rinnovabili. Si può addirittura raggiungere la neutralità per la CO2 con i carburanti sintetici, ottenuti combinando l’anidride carbonica catturata dall’atmosfera con l’idrogeno. Secondo Bosch, si potrebbero riversare nell’atmosfera 2,8 miliardi di tonnellate di CO2 in meno entro il 2050, stimolare la produzione dell’idrogeno e avere, per un’auto che percorre nella propria vita almeno 160mila km, un’impronta di CO2 addirittura migliore di quella di un’auto elettrica. Shell ha invece ideato il Gtl, un gasolio ottenuto per sintesi dal metano capace di abbattere i NOx del 37% e il particolato del 90%. Per tutti questi carburanti alternativi, il vantaggio è che si utilizza la rete di distribuzione attuale e anche i motori più vecchi diventano più puliti. Lo svantaggio è nei costi che potrebbero essere compensati dalla tassazione premiando il rispetto per l’ambiente.

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Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre, 08:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA