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Vienna, strategia modello Bataclan che rilancia il terrore organizzato

Vienna, strategia modello Bataclan che rilancia il terrore organizzato
Vienna, strategia modello Bataclan che rilancia il terrore organizzato
di Cristiana Mangani
5 Minuti di Lettura
Martedì 3 Novembre 2020, 09:22 - Ultimo aggiornamento: 09:25

I primi segnali sono arrivati dall'Africa, con continui attentati terroristici messi a segno dai reduci del Califfato. Che la jihad avesse solo allentato la presa, ma non avesse mollato, lo hanno ben chiaro da sempre gli 007 di mezzo mondo. L'emergenza legata al Covid aveva fatto sperare che, almeno quel nemico, non si sarebbe ripresentato in questo momento. E invece, gli attacchi continuano ad arrivare.

La decapitazione di Samuel Paty a Parigi, il 16 ottobre scorso, e la strage nella basilica di Notre Dame a Nizza, pochi giorni fa, ci ricordano che i tanti Abdullakh Anzorov, autore del primo omicidio, e i Brahim Aouissaouia, l'accoltellatore che ha fatto tre vittime nella cattedrale ed il saudita che a Gedda, nelle stesse ore aggrediva la guardia del consolato francese, formano una legione invisibile votata a destabilizzare l'Europa. E se finora eravamo abituati all'idea che l'Isis decapitata non avesse le energie per concertare un attacco organizzato, l'attentato di Vienna ha cambiato nuovamente le carte in tavola. Sembra di essere tornati alla strategia militare della strage al Bataclan, a Parigi.

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Il nuovo leader

Nella cronaca della terribile notte di terrore in Austria c'è chi dice di aver sentito uno dei terroristi inneggiare al nuovo capo dell'Isis. Presumibilmente a quel Amir Mohammed Abdul Rahman al-Mawli al-Salbi che, secondo l'intelligence, avrebbe preso il posto di Abu Bakr al Baghdadi, ucciso in un raid Usa il 27 ottobre scorso. Il nuovo califfo avrebbe diversi alias tra cui Haj Abdullah, Abu Abdullah al-Qurashi e Abdullah Qardash. Padrino dell'ideologia estremista perseguita dall'organizzazione terrorista, ha una storia nera di abusi e torture, anche contro donne e bambini, in particolare contro la comunità yazidi massacrata durante il breve califfato nel nord dell'Iraq. Con al-Baghdadi avrebbe condiviso la detenzione nel carcere di Camp Bucca nel 2004. Sulla sua testa pende una taglia da 5 milioni di dollari.

Dai lupi solitari, spesso con problemi psichiatrici, si torna, dunque, al commando organizzato. E questo non può che preoccupare l'intera Europa, visto che in Austria un attentato del genere non avveniva da 40 anni. I killer entrati in azione a Vienna, avrebbero scelto luoghi molto frequentati nella serata che precedeva il lockdown. L'obiettivo ancora non è chiaro: c'è chi parla della sinagoga ma, i testimoni raccontano di un terrorista che avrebbe sparato all'impazzata nei locali pubblici. E questo confermerebbe la nuova tendenza dei jihadisti, ovvero colpire la cosiddetta società civile, e anche le chiese e le sinagoghe. A giudicare dalle armi potenti con le quali hanno ucciso, potrebbe essere un commando arrivato dai Balcani, al contrario degli attentatori francesi che hanno scelto i barconi dei migranti per raggiungere l'Europa.

Sul web

Inoltre, secondo quanto riportato dal sito di monitoraggio del fondamentalismo islamico Site, gruppi jihadisti sul web starebbero scrivendo che l'assalto terroristico è una rappresaglia contro la partecipazione austriaca alla coalizione anti-Isis guidata dagli Usa, anche se finora non ci sono rivendicazioni. Il cancelliere Sebastian Kurz non esclude, comunque, il movente antisemita e spiega che «l'attacco era stato preparato in modo molto professionale». L'intelligence monitora con attenzione il web, dove il reclutamento viaggia veloce e poco controllato. Il nuovo jihadista è sempre più giovane e, per questo, riesce molto spesso a mimetizzarsi tra i suoi coetanei, senza destare sospetti.


L'attentatore di Nizza non aveva un curriculum da terrorista e non era stato segnalato dall'intelligence tunisina che, invece, nello stesso periodo aveva indicato 12 jihadisti in arrivo nel nostro paese. Molti di questi sono stati intercettati e rimpatriati a Tunisi. Altri, come Aouissaouia, potrebbero aggirarsi ancora per l'Europa. E non sembra stia servendo a molto anche il registro europeo sull'antiterrorismo, istituito nel 2018, e gestito da Eurojust, come provano i recenti fatti francesi e austriaci. Per questo - il timore degli 007 - è che gli attacchi alla Francia, e quello a Vienna, potrebbero non essere gli ultimi.
 

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