Russia, più di cinquemila manifestanti contro la guerra arrestati. L'oppositore Navalny: «L'Ucraina non è nostra nemica»

La nuova legge voluta da Putin è entrata in vigore: ecco fermi e multe

Russia, cinquemila manifestanti contro la guerra arrestati. L'oppositore Navalny: «L'Ucraina non è nostra nemica»
Russia, cinquemila manifestanti contro la guerra arrestati. L'oppositore Navalny: «L'Ucraina non è nostra nemica»
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Domenica 6 Marzo 2022, 20:31 - Ultimo aggiornamento: 22:22

Arrestati perché protestavano contro la guerra. In Russia se osi dire che l'Operazione militare speciale, che è il nome con cui Putin ha battezzato l'invasione dell'Ucraina, è sbagliata finisci in carcere. Sono circa 5.000 le persone arrestate in 56 città russe. Il dato lo fornisce la Ong, Ovd-Info, specializzata nel monitoraggio delle manifestazioni. Solo a Mosca ci sono stati finora oltre 1.600 fermi.

Alcuni video mostrano centinaia di persone gridare: «L'Ucraina non è il nostro nemico». Manifestazioni pacifiche si sono svolte in oltre 59 città del Paese e spesso sono state represse duramente dalle forze dell'ordine. A fine giornata si registrano decine di feriti, l'uso di manganelli e di pistole stordenti, e fermi di massa: solo oggi sono stati circa 5mila gli arresti, tra loro alcuni giornalisti locali, (il dato più alto in sole 24 ore mai raggiunto nella storia recente) oltre 13mila dall'inizio dei cortei contro il conflitto.

Un bilancio, quello delle persone fermate, che per tutto il giorno è cresciuto ora dopo ora, ma che potrebbe essere calcolato per difetto. La Ong sul suo sito spiega che ogni dipartimento di polizia, ogni commissariato russo, può avere effettuato molti più fermi rispetto agli elenchi pubblicati. Ovd-Info pubblica infatti solo i nomi delle persone di cui sono sicuri e di cui si può diffondere l'identità. Insomma, nonostante le intimidazioni delle autorità e la minaccia di pesanti pene detentive, la protesta non si ferma. Non si tratta per ora di marce oceaniche, tuttavia proseguono tenaci, quotidiane, da 10 giorni in tutte le maggiori città di questo sterminato Paese.

 

 

Ondata di proteste da Mosca a San Pietroburgo

Molti, soprattutto nelle grandi città, a Mosca e a San Pietroburgo, sono scesi in piazza rispondendo all'appello del principe dei dissidenti, Alexei Navalny, tuttora in carcere. Fermamente contrario all'intervento in Ucraina, questa settimana ha invitato i russi a manifestare ogni giorno nella piazza principale della loro città per chiedere la pace. A Mosca numeri da record: su circa 2.500 manifestanti, 1.600 sono stati fermati, praticamente i due terzi. Tra loro il leader dell'Ong Memorial, Oleg Orlov, e la famosa attivista Svetlana Gannouchkina, poi rilasciata. Scene di violenza arrivano da San Pietroburgo, dove una delle piazze centrali è stata transennata dalla polizia.

Qui molti attivisti hanno pubblicato nelle ultime ore sui social video immagini che mostrano arresti brutali e colpi di manganello da parte dei poliziotti su cittadini inermi, anche molte donne. I primi arresti sono avvenuti, a causa del fuso orario interno, in estremo Oriente e in Siberia. Più di 200 persone sono state fermate in particolare nelle grandi città di Novosibirsk e Ekaterinburg.

Oltre al fermo, chi protesta contro la presenza militare russa in Ucraina rischia anche una multa salata, circa 450 euro, che non sono pochi considerate le difficoltà dei cittadini russi dopo l'entrata in vigore delle ultime sanzioni. La sanzione viene comminata sulla base della nuova legge firmata da Putin che, oltre a mettere i media nel mirino, vieta le manifestazioni pubbliche che «screditano le forze armate». Secondo l'agenzia di stampa Ria Novosti, un cittadino siberiano è stato il primo ad essere punito con questa nuova legge.

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