Ucraina, a Kiev tre premier Ue ma Bruxelles si divide. Zelensky cede sulla Nato

I primi ministri sloveno, polacco e ceco in missione. Michel: iniziativa personale

Ucraina, a Kiev tre premier Ue: ma Bruxelles si divide. Zelensky cede sulla Nato
Ucraina, a Kiev tre premier Ue: ma Bruxelles si divide. Zelensky cede sulla Nato
di Marco Ventura
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Mercoledì 16 Marzo 2022, 00:45 - Ultimo aggiornamento: 15:25

Arrivano in treno dalla Polonia, dopo un viaggio che attraversa l’Ucraina in guerra, sotto il tiro delle artiglierie e dei caccia russi. Segreti l’orario e il percorso. La conferma della missione data solo la sera prima, ai presidenti di Consiglio e Commissione europei, Michel e Von der Leyen. È così che il premier polacco, Mateusz Morawiecki, e i colleghi di Repubblica Ceca e Slovenia, Petr Fiala e Janez Jansa, hanno deciso di essere fisicamente vicini e condividere i rischi bellici con il presidente ucraino Zelensky, direttamente nel suo bunker. 

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Piccola divergenza

Una missione, quella di ieri a Kiev, che potrebbe aprire una piccola crepa nell’unità dei Paesi europei, e segnala la differenza tra Stati che vorrebbero un coinvolgimento maggiore della Ue e della Nato nel conflitto, e altri che invece rispettano la linea rossa che non va superata per evitare l’allargamento del conflitto. Il vice primo ministro polacco, Yaroslav Kaczynski, lo dice chiaramente: «Serve una missione di mantenimento della pace, della Nato o con una composizione internazionale ancora più ampia, che operi sul territorio dell’Ucraina» per portare aiuti e pace ma che sia «in grado di difendersi». E il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki rincara: «L’Europa senza l’Ucraina non sarà più l’Europa. Sarà un simbolo di fallimento, umiliazione e impotenza». Il ceco Fiala posta su Facebook l’annuncio dell’incontro a Kiev con Zelensky e il primo ministro ucraino, Smihal, sottolineando che lui e i suoi colleghi vanno a Kiev come «rappresentanti del Consiglio europeo». 

Formula ambigua, subito corretta nel senso della “consultazione” avuta con Michel e la Von der Leyen, i quali sarebbero stati solo informati. Si tratta di una scelta, anticipata nei giorni scorsi come possibilità al Vertice europeo di Versailles, che una fonte europea della Presidenza del Consiglio UE si è affrettata ieri a declassare come iniziativa individuale, «non su mandato del Consiglio europeo in quanto nessuna conclusione è stata formalmente adottata dai 27 Stati membri». Non solo. Michel aveva messo in guarda il premier polacco sui «rischi per la sicurezza» del viaggio, anche per la UE in generale, pur ribadendo «la necessità di mostrare sostegno all’Ucraina». In pratica, nessun “coordinamento”. 

La Polonia si è dichiarata pronta nei giorni scorsi anche a inviare a Kiev i suoi Mig-29, eventualità esclusa anche ieri come «inattuabile» dall’ambasciatore degli Stati Uniti presso la Nato, Julianne Smith, che considera come problemi il trasferimento dei caccia, i piloti e il rifornimento. Dei tre premier, quello che forse più di tutti può dire di aver vissuto una situazione simile a quella di Zelensky è lo sloveno Jansa, ministro della Difesa ai tempi della “guerra dei 10 giorni” con cui Lubiana riuscì a ottenere l’indipendenza da Belgrado e a beffare l’intervento dell’esercito federale a guida serba. 

«È qui, nella Kiev dilaniata dalla guerra, che si fa la storia», twitta il polacco Morawiecki. «L’Ue sostiene l’Ucraina che può contare sull’aiuto dei suoi amici». A Kiev non è escluso che possa arrivare Papa Francesco, al quale il sindaco della capitale ucraina, Vitali Klytchko, ha fatto avere una lettera d’invito accorata.  E in Europa volerà il 24 e 25 marzo il presidente Biden per i vertici straordinari Nato e UE, a riprova, spiega il portavoce della Casa Bianca, dell’impegno “ferreo” dell’America al fianco degli alleati, e della convinzione del Presidente che la diplomazia debba essere “faccia a faccia”. 

Mano tesa

Mentre i “falchi” dell’Europa orientale raggiungono Kiev, dove ieri sera è cominciato un coprifuoco di ben 36 ore interrotto da numerose e violente esplosioni sulla città, il messaggio che da Kiev Zelensky manda ai russi e al mondo è però una mano tesa e, per la prima volta, il riconoscimento dell’impossibilità di aderire all’Alleanza atlantica. «L’Ucraina si rende conto che non è nella Nato. Abbiamo sentito per anni parlare di porte aperte, ma abbiamo anche sentito dire che non possiamo entrarci, e questo dobbiamo ammetterlo», ha detto collegato con la Joint Expeditionary Force, organismo politico-militare che unisce i Paesi nordici, Regno Unito e Baltici. 

Al tempo stesso, ha nuovamente chiesto armi e no-fly zone, cieli off limits per gli aerei da guerra russi. Il premier britannico Boris Johnson, almeno sulla necessità di inviare più armi, ha commentato: «Ha ragione!». La concessione di Zelensky sul non ingresso nella Nato aiuta il negoziato anche se Putin, in una telefonata con Michel, ha detto che l’Ucraina non è «seria», non sta cercando «soluzioni reciprocamente accettabili». 

Moderato ottimismo

Ieri sono ripresi i colloqui tra le delegazioni delle due parti e Kiev per la prima volta mostra un moderato ottimismo. La Russia aveva “messo ultimatum” sulla resa e la deposizione delle armi, mentre ora le trattative sembrano essere «più costruttive, difficili ma c’è spazio per compromessi». E procede l’attivismo diplomatico turco, col ministro degli Esteri Cavusoglu che vola oggi a Mosca e domani sarà a Leopoli per parlare con Zelensky. Emerge che nei giorni scorsi l’ex cancelliere tedesco Schroeder, lobbista e amico di Putin, ha incontrato a Mosca l’oligarca Abramovich, e parlato col capo dei negoziatori russi, Medinsky, a titolo personale
E ancora scaramucce a suon di comunicati tra Cina e Stati Uniti. Pechino accusa Washington di aver provocato la guerra, il Pentagono monitora eventuali forniture militari cinesi a Putin. Ma si starebbe preparando una telefonata tra Biden e Xi Jinping. 

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