Ucraina, l'esperto di Relazioni internazionali, Francesco Strazzari: «La controffensiva funziona, ma lo zar Putin non si arrenderà»

Ucraina, Francesco Strazzari: «La controffensiva funziona, ma lo zar Putin non si arrenderà»
Ucraina, Francesco Strazzari: «La controffensiva funziona, ma lo zar Putin non si arrenderà»
di Marco Ventura
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Venerdì 8 Aprile 2022, 07:48 - Ultimo aggiornamento: 11:10

«Le controffensive ucraine cominciano a funzionare, tanto che i russi hanno cambiato direzione ripiegando da Kiev, e lo stanno facendo con grande difficoltà, non riescono a spostare il fronte da un giorno all'altro: si stanno raggruppando per aprirsi una strada verso il cuore dell'Ucraina e cercare di avviluppare le truppe ucraine nel Donbass. Ma siccome hanno bisogno di tempo per riprende un'azione combinata di aviazione, forze di terra e unità speciali a Est, il gigante russo arranca, potrebbe esser finito in trappola e rischia lo scacco».

È l'analisi impietosa di Francesco Strazzari, ordinario di Relazioni internazionali alla Scuola Sant'Anna di Pisa, grande esperto di conflitti e sicurezza.


Quali le prospettive e quali i pericoli?
«Per ogni carro armato di Mosca perso in combattimento, un altro è stato perduto per un guasto tecnico o abbandonato.

Le perdite di soldati in generale e le indicazioni sul morale delle truppe ci dicono che la Russia ha raggiunto il culmine della sua forza d'urto: o passava a bombardamenti indiscriminati peggiori di quelli già visti, o per non rimanere impantanata doveva cercare un tipo diverso di profondità strategica. Ci sta provando».


Qui scatta la trappola?
«Se la situazione viene opportunamente protratta dagli ucraini e non si ha un'escalation verticale col passaggio ad armi chimiche o batteriologiche, e la guerra si mantiene a livello di alta intensità ma convenzionale, basta armare in modo sufficiente e adeguato gli ucraini per tenere la Russia sotto scacco. Ma non si tratta più di arrivare alla pace, bensì di vincere la guerra».


A quel punto cosa può succedere?
«O la Russia alla fine deve cedere, infatti non si capisce come possa vincere, o le si dà la possibilità di raggiungere un obiettivo, a sud e a est, e si va a una tregua di fatto che poi si consolida. Ma è una prospettiva di anni».

 


Come potrà reagire Putin?
«Smettiamo di pensare che Putin stia al Cremlino solo per il potere e sia a-ideologico. Ascoltiamo invece quello che dicono lui e le figure lunatiche che lo circondano. Se la guerra si protrae e ci sarà una escalation, la sua ideologia tenderà a fargli vedere la Russia in pericolo esistenziale. E scatterà la retorica sull'uso di armi non convenzionali, al limite nucleari. Il pericolo è che la guerra debordi».


L'Occidente potrebbe essere coinvolto nel conflitto?
«Il rischio di essere trascinati in questo vortice esiste. Fino a che punto si possono dare armi sempre più potenti senza esser considerati belligeranti? E chi può dire quanto sia determinato e quanto si senta in pericolo Putin?»
 

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