Ucraina in guerra, bambini malati terminali sul treno per Varsavia. «Condizioni disperate, qualcuno non sopravviverà al viaggio»

Ucraina in guerra, bambini malati terminali su un treno per la Polonia. «Qualcuno non sopravviverà, ma meglio che morire sotto le bombe»
Ucraina in guerra, bambini malati terminali su un treno per la Polonia. «Qualcuno non sopravviverà, ma meglio che morire sotto le bombe»
di Costanza Ignazzi
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Sabato 5 Marzo 2022, 17:35 - Ultimo aggiornamento: 6 Marzo, 09:47

È un lungo viaggio che non avrà, purtroppo un lieto fine quello dei bambini malati terminali in fuga dall'Ucraina in guerra verso la Polonia. Dodici bimbi sono stati evacuati a bordo di un treno con medici e infermieri: 11 di loro vengono da strutture nei dintorni di Kharkiv, una volta conosciuta per essere la città con le migliori cure palliative del Paese, oggi presa dai russi.

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Un viaggio seguito in esclusiva dalla CNN che è salita sul treno insieme ai bimbi e ai loro genitori. L'obiettivo è risparmiare ai piccoli altro dolore oltre a quello fisico e mentale che già sperimentano quotidianamente. Alcuni sono in condizioni molto gravi e necessitano di un trasporto speciale per raggiungere il punto di partenza del treno. «Uno di loro è in condizioni talmente disperate che potrebbe non sopravvivere al viaggio», dicono i dottori mentre sistemano i bambini in dodici postazioni per terra nel corridoio del treno. 

La disperazione dei genitori

Eugenia Szuszkiewicz, pediatra, racconta che genitori disperati hanno chiamato da tutta l'Ucraina per chiedere di portare i propri figli in salvo mentre le bombe russe cadevano. «A una madre che mi raccontava come la figlia non sarebbe sopravvissuta senza un respiratore e antidolorifici ho dovuto rispondere che avrei potuto aiutarla solo se riusciva a raggiungere Lviv, città nell'ovest del Paese - spiega - poi non ho saputo più nulla, non so se sono ancora vivi». 

 

Sul treno c'è Victoria, che ha sei anni e non può camminare. Secondo mamma Ira è un miracolo che siano riuscite ad arrivare al treno: l'ha portata lei in braccio per tre giorni. Fortunatamente, racconta, hanno incontrato tantissima gente che li ha aiutati. Per questo la piccola Victoria sorride a tutti. «Ci hanno dato cibo, da bere, un tetto sulla testa, ci hanno accompagnati e guidati, il che mi fa amare il mio Paese ancora di più. La stessa Victoria mi aiuta tanto, perché è forte». Ma senza sua madre, Victoria non sarebbe ancora viva, ma morta chissà dove. 

L'ultimo tentativo di salvezza

E come lei molti dei 200 bambini sottoposti a cure palliative nella regione di Kharkiv. Quelli che avevano bisogno di respiratori non sono potuti partire: i bimbi non sarebbero sopravvissuti, così come quelli che erano troppo malati. Ma qualcuno ha deciso di tentare lo stesso: «Preferivano morire sulla strada della salvezza che intrappolati sotto le bombe». Così Szuszkiewicz ha messo in piedi una rete di medici che hanno aiutato a portare i propri piccoli pazienti al punto d'incontro a Lliv. E da Varsavia hanno mandato i treni riconvertiti in trasporti medici. Anche se tutti i genitori dicono che torneranno in patria appena possono per aiutare a ricostruire la cloro città. Mentre entrano a Varsavia, alla mamma di Victoria arriva un messaggio: dice che Kharkiv è stata distrutta in un'ora. Non è rimasto nulla, solo macerie. 

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