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Alessandro Pavanello, l'italiano positivo al Covid a Shangai nelle "prigioni" quarantena: «Niente docce, un'ora d'aria al giorno»

Shanghai, Alessandro racconta su Instagram la vita nel centro per positivi: «Niente docce, un'ora d'aria al giorno»
Shanghai, Alessandro racconta su Instagram la vita nel centro per positivi: «Niente docce, un'ora d'aria al giorno»
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 13 Aprile 2022, 19:33

Una stanza minuscola da condividere con quattro persone, il riposo reso impossibile dalle luci a neon accese anche di notte, i pasti a base di riso e curiose "medicine cinesi" da prendere una volta al giorno. È la vita di Alessandro Pavanello, italiano di 31 anni, nel centro espositivo di Shanghai diventato una struttura per positivi Covid.

Pavanello è un produttore musicale che vive a Shanghai da 6 anni: 4 giorni fa i sanitari, vestiti di tute bianche sono venuti a prenderlo a casa perchè è risultato postivo dopo lo screening di massa organizzato dalle autorità cinesi. Anche la sua fidanzata è risultata positiva ma è stata inviata in un altro centro.  

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Shanghai, in lockdown oltre 25 milioni di persone

Sono le regole della "tolleranza zero" imposta a Shanghai, megalopoli da 25 milioni di abitanti è diventata l'epicentro di una seconda ondata di Covid, la più forte in Cina dopo quella di Whuan del 2019. Per fermare il contagio, il governo ha messo la maggior parte degli abitanti in lockdown, è vietato uscire anche per comprare da mangiare o farmaci. Ci sono problemi nell'approvigionamento del cibo e con le consegne a domicilio che hanno causato anche proteste. In città ci sono circa 100 centri come quello in cui si trova Alessandro, in grado di ospitare oltre 600mila persone.

 

 

La vita di Alessandro nel centro: «Condizioni igieniche pessime, ma il cibo non manca»

Dal giorno uno della sua "detenzione" Alessandro ha iniziato a condividere storie e raccontare la vita del centro tramite il suo profilo Instagram @_ale_pava_ seguito da oltre 17mila followers.

Le chiama ironicamente "Covid Holidays" ma la situazione non è facile. Quasi un migliaio di persone si trovano rinchiuse con lui in quella che era una struttura per le fiere. Non ci sono docce, anche se tutti hanno un catino personale per lavarsi, tutti tossiscono e sputano in un grande secchio. Dormire è difficile, perchè le luci non vengono mai completamente spente e perchè il suo "vicino di letto" guarda video a tutto volume fino a tarda notte. Una nota positiva è il cibo che non manca mai: ci sono ben 3 pasti al giorno, mentre le persone che si trovano chiuse in casa hanno difficoltà a reperire da mangiare. 

Dai suoi video si vede la vita del centro di giorno, l'ora d'aria nel cortile, persone she fanno sport: l'uomore non sembra troppo basso. Certo la convivenza a stretto contatto con centinaia di sconsciuti è difficile. Ma poteva andare peggio "nel centro dove si trova la mia ragazza i bagni non sono divisi tra uomini e donne" dice. 

Ora ad Alessandro non resta che aspettare un test negativo per poter finalmente tornare a casa. L'ultimo che ha fatto è ancora positivo, lo ha condiviso qualche ora fa. Non si stupisce: il suo vicino di letto continua a tossire insistentemente. La libertà sembra lontana. 

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