Ucraina, Russia vicina al fallimento: il petrolio non si vende più. La possibilità di un default ora al 67%

Numerose raffinerie europee si rifiutano di acquistare il greggio in arrivo da Mosca

Russia vicina al fallimento, il petrolio non si vende più
Russia vicina al fallimento, il petrolio non si vende più
di Luca Cifoni
4 Minuti di Lettura
Venerdì 4 Marzo 2022, 22:23 - Ultimo aggiornamento: 5 Marzo, 20:03

L’ascesa politica di Vladimir Putin iniziò in concomitanza con la crisi finanziaria del 1998: ora dopo l’invasione dell’Ucraina il presidente russo potrebbe trovarsi a fronteggiare un disastro economico peggiore di quello di 24 anni fa. Come allora, la prospettiva è quella di un default, di uno Stato non più in grado di onorare i propri impegni sul debito. Ma stavolta l’impatto sul fronte interno potrebbe essere peggiore. Il fallimento è una prospettiva molto concreta: i credit default swap, titoli, che danno un prezzo proprio a questa eventualità, esprimono una probabilità pari al 67 per cento. E l’ombra del default avvolge anche Sberbank, istituto di credito che pure - per ora - non è stato escluso dal circuito dei pagamenti Swift. Già dai giorni scorsi le agenzie di rating hanno iniziato a far sprofondare il merito di credito del Paese. Ieri Standard & Poor’s è intervenuta nuovamente portando il rating a CCC-.

Le altre due agenzie principali, Moody’s e Fitch si erano mosse nella stessa direzione classificando come “spazzatura” i titoli di Stato russi. Naturalmente si tratta di un default particolare, nel quale non ci sono particolari margini di collaborazione tra il Paese e suoi creditori. I 640 miliardi di dollari di riserve della Banca centrale russa, che erano stati accumulati a partire dal 2014 anche per affrontare una nuova ondata di sanzioni, sono stati congelate e rese inutilizzabili per circa la metà: è uno degli interventi decisi dai Paesi del G7, probabilmente l’arma più affilata tra quelle messe in campo.

Oligarchi, l'Italia sequestra il maxi yacht «Lady M» di Morshadov, l'uomo più ricco di Russia

LE SCADENZE

Il default sarà eventualmente formalizzato quando arriverà la scadenza per i pagamenti (più il normale “periodo di grazia” di 30 giorni). Ma la prospettiva di una ristrutturazione pilotata in un contesto di questo tipo appare improbabile. Ad essere colpiti sarebbero anche gli investitori occidentali esposti con la Russia: per quest’ultima però il fallimento potrebbe essere solo il primo passo di una crisi ancora più grave. Senza possibilità di una ripresa relativamente immediata, come fu quella che seguì gli eventi del 1998. La banca d’investimenti Jp Morgan in un suo report valuta che il Paese, a seguito delle sanzioni, va verso un collasso dell’economia peggiore di quello degli anni Novanta. La previsione è quella di un crollo del Pil tra il 7 e il 9 per cento. «Le sanzioni minacciano i due pilastri di stabilità, la “fortezza” delle riserve in valuta estera della banca centrale e il surplus corrente» si legge nel report. La valutazione complessiva è che «le sanzioni colpiranno nel segno per l’economia russa, che ora è diretta verso una profonda recessione».

É vero che il Cremlino può ancora contare sui proventi delle vendite di gas e petrolio all’Occidente. Proventi che per una serie di Paesi (a iniziare da Germania e Italia) è complicato mettere in discussione, anche se questa eventualità ora potrebbe non essere più esclusa nell’ambito del nuovo pacchetto di sanzioni di cui si parla nel comunicato dei ministri degli Esteri del G7. Si tratta di una partita a scacchi, in qualche modo parallela allo scontro militare in atto: Putin sa che le i contraccolpi delle sanzioni e anche di una completa rottura dei rapporti commerciali ricadrebbero anche sui Paesi che lo hanno messo nel mirino. E probabilmente conta sulle spaccature che questi contraccolpi potrebbero portare nel campo degli avversari, anche se finora Stati Uniti ed Europa hanno dato prova di unità.

I PREZZI

In ogni caso però se il conflitto andrà avanti, Mosca si troverà ad essere sempre più isolata. Secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg, che cita vari operatori di mercato, ci sarebbero già forti difficoltà nella vendita del greggio. La maggioranza delle raffinerie europee continua ad evitare di trattare il greggio di Mosca nonostante i prezzi a saldo, molto inferiori alle quotazioni di mercato. Qualche offerta starebbe invece arrivando da compratori asiatici, compresi alcuni cinesi. Il sostegno di Pechino sarà un altro elemento decisivo per le sorti della Russia.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA